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megafono-fullUn’esperienza drammatica che Maria vuole condividere con tutti noi

All’aeroporto di Parigy Orly Maria ha vissuto una delle esperienze peggiori della sua vita. E’ stata umiliata a causa della sua disabilità e i suoi diritti sono stati violati.

Al check in il personale addetto alla sicurezza l’ha costretta a stare in piedi per la perquisizione nonostante lei, che ha subito un amputazione all’arto inferiore sinistro e una alle dita del piede destro, non fosse assolutamente in grado di camminare. Maria è caduta a terra ripetutamente, nonostante il dolore e le lacrime, nonostante si sia spogliata e abbia mostrato la sua protesi gli addetti alla sicurezza hanno chiamato persino la polizia per sedare questa donna sovversiva di 60 anni.

€˜Sono shoccata, da dieci anni vivo su una sedia a rotelle e una cosa del genere non mi era mai capitata‑¬ ci ha raccontato Maria con la voce tremante €˜io penso che si tratti di violazione di diritti umani. Hanno chiamato la polizia dopo che io sono caduta per la terza volta, perché le mie figlie si sono arrabbiate, non hanno avuto davvero un briciolo di umanità ‑¬.
In mattinata Maria ha ricevuto la telefonata di scuse da parte della Farnesina e del Console Francese.
Pubblichiamo di seguito la lettera che Maria ci ha scritto per condividere questa terribile esperienza, convinta che parlare di questo abuso sia utile per diffondere la cultura della disabilità .


Sono una disabile italiana, e l'11 settembre sono partita alla volta di Parigi con le mie figlie, perché desideravo visitare questa città e speravo in cuor mio di non incontrare troppe difficoltà , considerata la mia condizione di mobilità quasi zero.
Non voglio soffermarmi sullo sgradevole trattamento ricevuto in hotel, parcheggio disabili a pagamento (tariffe esorbitanti), unico posto disabili disponibile in strada occupato da secchi di pittura e pertanto non praticabile.
Del fatto che una sera rientrando l'ascensore del parcheggio era bloccato e ci hanno detto che non era colpa loro ma che dovevamo fare le scale.
Ma il fondo è stato toccato il 14 settembre tra le 6 e le 7 del mattino, al terminal B di Parigi Orly, security check percorso agevolato disabili. Li, ho subito la più grande umiliazione della mia vita ed il trattamento più meschino che si possa riservare ad un essere umano, ed ancor di più ad un disabile.

Mi accingevo a varcare il metal detector ed un signore predisposto alla sicurezza domandava ripetutamente se potevo camminare. Ho una amputazione all'arto inferiore sinistro, e una amputazione alle dita del piede destro del quale ho quindi perso parziale funzionalità . Non cammino. Ricevuta questa risposta, si è innervosito.

Camminare è impossibile. Mi trascino con l'ausilio di stampelle ma riesco a fare pochi passi. Non avevo le stampelle con me.
Dopo avergli ripetuto un po' in inglese un po' in francese che non camminavo, mi è stato chiesto di alzarmi in piedi!
In piedi in posizione a crocefisso per effettuare la regolare perquisizione manuale su di me e sulla carrozzina.
Io sbalordita, chiedo alle mie figlie di aiutarmi a stare su, ma niente non riesco, dopo pochi secondi sto per cadere, e mi devo sedere. La scena si ripete 3-4 volte.
Loro intanto avevano una pressione nervosa crescente, dicendo che noi italiani non rispettiamo le regole e che siamo appunto€˜italiani‑¬. Noi anche cominciavamo ad avere la sensazione che si fossero accaniti su di noi, e abbiamo cercato di fargli capire che dovevano mostrare un po' più di rispetto per una signora in carrozzina di 60 anni che non parla che l'italiano.

La mia vergogna saliva. Mi sono tirata parzialmente giù i calzoni per mostrar loro la protesi.
Ma loro pretendevano una posizione di immobilità in piedi un tempo sufficiente per €˜perquisire‑¬
Erano in tanti, una ragazza due signori, un'altra signora molto dura e irremovibile.
Le mie figlie hanno tentato di interrompere questo supplizio.
Non l'avessero mai fatto.

Mi hanno separata da loro, mi hanno fatto uscire di nuovo dalla zona del security check. Ero spaventata, da sola, non parlavo una parola di francese ed emotivamente è iniziato il crollo.

Hanno detto che dovevano chiamare la polizia. E così hanno fatto.
La motivazione era perché avevo impedito loro di svolgere una perquisizione regolare.
Temevamo di perdere il volo perché siamo state lì ferme almeno mezz'ora e l'imbarco per i disabili deve avvenire con anticipo.
Li abbiamo supplicati, li abbiamo scongiurati, con le lacrime agli occhi di non farci perdere l'aereo.
Ma non contenti a quel punto hanno rovistato in tutti i nostri bagagli. Ci hanno trattate come dei criminali, ci hanno vuotato ogni centimetro delle nostre valigie.
Mi è stato sequestrato lo spray che uso per infilare la protesi, una colla che si spruzza e che fa aderire l'invaso al moncone.
Ci hanno buttato acquisti fatti ad Eurodisney, delle pistole giocattolo ...ce le hanno buttate perché imitavano un'arma (pistola luminosa di Buzzlightear con tanto di suoneria..?) che avevo comprato per i miei nipotini.

Mi hanno smarrito degli occhiali da sole di marca, mi hanno umiliata davanti ad un mare di persone che ci guardavano con sorrisini di divertimento.

E' arrivata la polizia, la quale ha simulato una perquisizione, mi hanno fatta accomodare in una cabina e lì una poliziotta molto gentile non mi ha toccata assolutamente e si è anzi scusata.

Un poliziotto, giovane, ci guardava con aria di sufficienza, ha preso le generalità , perché a loro dire abbiamo offeso il personale.

Scioccate, in lacrime, arriviamo all'imbarco. L'aereo aspettava noi.
Il personale della easy jet del volo è stato gentilissimo.
Il capitano e il capo cabina hanno voluto sapere per filo e per segno l'accaduto, perché a quanto pare questi episodi si sono già verificati e loro stessi avrebbero fatto un rapporto scritto sull'accaduto.

Non ho potuto trattenere le lacrime, ho avuto un crollo totale. La mia condizione non riesco a dimenticarla, neanche durante una vacanza regalo. Le mie figlie mi avevano regalato questo viaggio per i miei 60 anni.

Mi hanno fatto capire, e ricordare, in ogni momento che sono inferiore, che sono violentabile, psicologicamente e fisicamente. Che non sono come loro.

Desidero che questo fatto si sappia.
Desidero che si prendano i nomi di quelle persone in particolare di quel signore che pretendeva camminassi, di quella con la radio trasmittente che non mi ha mai guardato in faccia.

Di quel ragazzo che con aria di superficialità ha buttato via le mie cose.
I miei acquisti, che hanno alimentato l'economia francese.

Maria Terrazzano
Roma


Ilaria Vacca