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Il Rettore dell’Università degli Studi di Padova, Rosario Rizzuto, invita docenti, amministrativi e studenti a usare “persona con disabilità” tanto nella documentazione amministrativa  quanto nelle relazioni interpersonali

La scelta di un certo linguaggio, di determinate parole e termini è una cosa che riguarda ciascuno di noi: se per alcuni di noi si tratta addirittura di ferri del mestiere (vedasi il nostro), per tutti le parole sono comunque strumenti di quotidiano uso. Volenti o nolenti, tutti noi utilizziamo la lingua per comunicare: a volte la bistrattiamo, a volte la eleviamo, ma, quale che sia il nostro intento, ciascuno di noi la utilizza per rappresentare, e dunque costruire la realtà.

L’accettazione quasi amorfa di termini e linguaggi semplicemente inappropriati (quando non aggressivi o violenti –peraltro pericolosamente di nuovo attuali) a rappresentare persone, cose o situazioni, non fa altro che sedimentare , a poco a poco una percezione errata o distorta di quelle situazioni. Al contrario, fare caso alle parole che usiamo, cercandone una adesione maggiore possibile alla realtà, contribuirà a far sì che quella realtà non risulterà deformata né si presterà a un approccio superficiale.

Avere quindi attenzione all’uso delle parole che usiamo per denotare qualcosa  - o, ancora più, qualcuno - è molto più importante di ciò che alcuni cercano di farci credere. Non sono “questioni di lana caprina” le riflessioni o le polemiche sull’uso di espressioni  più o meno appropriate quando si tratti, ad esempio, di disabilità. Si tratta di favorire un uso consapevole delle parole, che oggi può sembrare accortezza che richiede sforzo, ma che alla lunga diventerà abitudine. Preferire “disabile” a “menomato” e “persona con disabilità” a “handicappato” è una scelta che ha portato, oggi, a una percezione differente della persona con disabilità. Piccoli importanti spostamenti di cui siamo a volte inconsapevoli spettatori, lavorano invece a livello di subconscio, contribuendo a sviluppare una percezione diversa di cosa – o chi – abbiamo di fronte.

La responsabilità, quindi, è di tutti, ma in primis di chi con le parole ci lavora, oltre che della parte più elevata intellettualmente dal paese, come l’ambiente accademico. Esemplare, a questo proposito, l’invito rivolto  nei giorni scorsi dal Rettore dell’Università degli Studi di Padova (ateneo peraltro particolarmente attento alle questioni legate alla disabilità), Rosario Rizzuto, che in merito ai termini per riferirsi alla disabilità, così scrive a docenti, studenti, personale amministrativo, richiamando anche i valori della stessa università, tra le più antiche d’Europa.

Al Personale Docente
Al Personale Tecnico e Amministrativo
Alle Studentesse e agli Studenti

Carissime e carissimi,
 la nostra Università da tempo è impegnata nella promozione di contesti inclusivi, luoghi in cui si presti attenzione alle diversità ovvero alle unicità delle persone. Luoghi nei quali ogni singolo componente trovi le condizioni per dare il meglio di sé, non solo attraverso la valorizzazione dei propri punti di forza, ma anche attraverso la pratica di virtù quali la gentilezza, la creatività, il coraggio e la gratitudine.

Una delle evidenze di questo impegno è certamente il linguaggio che utilizziamo, testimone del nostro modo di rappresentare e concepire la realtà che ci circonda. E' importante, quindi, che anche dalla scelta della parole che utilizziamo nella nostra azione quotidiana emerga la nostra adesione a questi riferimenti valoriali.

Quello che oggi vi chiediamo, in particolare per quanto riguarda la disabilità, è di utilizzare nelle relazioni interpersonali, nella documentazione amministrativa, nella redazione di testi anche per il web e ogni qualvolta la situazione lo richieda, l'espressione "persona con disabilità". Non si tratta, esclusivamente, di una questione di stile per adeguarci alla terminologia utilizzata nella Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità dell'ONU, sottoscritta anche dall'Italia. Si tratta di qualcosa di più profondo: sottolineare il valore dato all'essere umano e al fatto che un attributo che lo caratterizza, la disabilità, riguarda solo parte di esso e della sua vita.

C'è bisogno dell'impegno di tutti affinché mai nessuno debba sentirsi escluso dalla propria Comunità.

Cordialmente,
Rosario Rizzuto

Sembra poco, ma è molto.

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Francesca Martin

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