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scrittura letteraLettera a Vanity Fair di uno dei fondatori di Disabilisenzasesso.com

Riportiamo la lettera scritta da Luca Fracassi, malato di distrofia di Duchenne, per la rivista Vanity Fair in cui racconta la propria esperienza vissuta la notte del terremoto che ha colpito l'Abruzzo lo scorso 6 aprile.

Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità degli uomini, sull'universo però ho ancora qualche dubbio... Oggi sono un po' «scosso».

Mi chiamo Luca Fracassi, ho 26 anni, e ho la distrofia di Duchenne. Da solo non riesco a fare praticamente nulla, devo usare come minimo dodici ore al giorno un ventilatore meccanico e fino alle 3, 32 minuti e 39 secondi del 6 aprile 2009 avevo una casa, anzi una città , L'Aquila.
Da mesi, L'Aquila era bersagliata dai terremoti, ma il 6 aprile, impaurito da una scossa, guidato dalla paura e pensando a un sogno fatto mesi prima, ho deciso di farmi sistemare da mia madre nella lavanderia, una zona della casa costruita interamente in cemento armato.
Quella notte, io stavo su un lettino da giardino con le ruote, mia madre dormiva sulla poltrona vicino ai miei piedi, mia nonna sul letto in camera mia e mio padre, che voleva fare l'uomo che non deve chiedere mai, in pigiama nel suo letto.
Mentre scrivevo un articolo per il mio blog (buscialacroce.com), ho sentito un tonfo sordo dal profondo della terra. Come nei peggiori incubi, le colonne hanno cominciato a torcersi come serpenti, le pareti a vibrare come vetri, e un rombo tremendo mi riempiva le orecchie quasi volesse farle scoppiare. Mia madre e mia nonna urlavano. Io pensavo: "Dai che regge tutto. Ma quando cazzo smette?"
Passati quei 25 secondi, mentre la casa continuava a dondolare e un ronzio la riempiva tutta, mia madre mi ha trascinato in giardino con lettino e respiratore, poi è tornata dentro a prendere il computer e il respiratore di scorta. Neanche cinque minuti dopo, eravamo tutti fuori, sani e salvi. Un po' per la paura, e un po' per la polvere dei calcinacci mi sentivo quasi soffocare, ma una volta rimesso il respiratore mi sono calmato.
I minuti passavano lentamente scanditi da continue scosse di terremoto, rumori di crolli, persone intrappolate dentro casa che gridavano in attesa dei soccorsi e cellulari che squillavano di continuo. Finche, il sole si è fatto strada nel buio di quella notte portando alla luce i danni subiti dalle case.
La protezione civile stava organizzando un campo d'emergenza, e la gente che abita nei dintorni ha cominciato ad andarsene. Un vicino, su suggerimento di mia madre, ha spiegato ai soccorritori della tendopoli la mia situazione. Ma visto il casino, e visto che c'era chi stava molto peggio di me, dovevo comunque aspettare.
Così, mia madre (mio padre, nel panico, andava dentro e fuori casa di continuo) ha caricato in macchina il mio computer e i macchinari di cui non posso fare a meno.
Quando sono arrivati i vigili del fuoco per controllare se ci fosse ancora gente dentro casa, eravamo già pronti: ci siamo messi in macchina e siamo scappatiti a Roma da mia zia.
Da questa storia ho imparato che la vita ti può essere distrutta in pochi secondi e che, in queste situazioni, bisogna aiutare anche il vicino che ti sta antipatico. Che, purtroppo, esistono giornalisti che si comportano peggio degli avvoltoi e pensano solo all'audience, e ho avuto la conferma che c'è chi si frega i soldi, costruendo fuori dalle regole e mettendo a rischio la vita della gente: un ospedale, la casa dello studente non possono e non devono crollare come fossero di cartapesta.
Spero che la dura lezione serva. E, vi prego, smettetela di prendervela sempre e solo con la mala sorte quando le colpe sono di natura umana.
Un'ultima cosa, vorrei dedicare questo articolo alla mia amica Benedetta, portata via a soli 26 anni dalla furia della natura e dall'immensa stupidità umana.
Ciao dolcissima Benedetta.

INFO:

Disabilisenzasesso.com

Il blog di Luca


IN DISABILI.COM:

HA LA DISTOFIA, ‑¬à‹Å“PRIGIONIERO’ DEL TRENO

‑¬à‹Å“ROMPERE IL SILENZIO’ SULLA DISTROFIA DI DUCHENNE E BECKER


[Redazione]

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