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Appello a tutte le persone con disabilità per manifestazioni sincronizzate in piazza a favore del diritto all’assistenza personale autogestita

Vivere con una “data di scadenza” sulla propria libertà è una condizione che le persone con disabilità sono costrette a mettere in conto.“Siamo disabili, e non riusciamo a fare da soli quelle cose che la gente di solito fa se vuole…restare viva. Quindi mangiamo, ci laviamo, puliamo casa, abbiamo una vita sociale innanzitutto grazie a degli assistenti personali, che agiscono al posto delle nostre gambe e delle nostre braccia, e questo ci permette di fare cose, vedere gente, insomma, di vivere un po’ come ci pare...”  

Ma… Ad un certo punto di questa descrizione così sincera e diretta che persone con disabilità fanno della loro condizione quotidiana arriva un Ma: si impone quando i soldi si esauriscono. Perché, per una persona che dipende da un assistente personale, quando i soldi per pagarlo finiscono, la libertà stessa finisce. Significa, quindi, non potersi più lavare, mangiare, uscire, perché non ci si può permettere più chi possa aiutarci a farlo, sostituendosi alle nostre gambe e alle nostre braccia.

Di fronte a questa “condanna scritta”, le persone con disabilità che dipendono dall’operato di assistenti personali dicono NO. Per farlo, dall’idea di Elena e Maria Chiara Paolini, due sorelle con disabilità, è nato l’anno scorso un gruppo che con sempre maggiori consensi sta crescendo, portando sotto i riflettori l’urgenza della questione legata ai fondi per l’assistenza personale. Il gruppo, nato sui social e qui cresciuto, al “grido” di #Liberidifare ha già organizzato una mobilitazione lo scorso anno. Ora lancia un nuovo appello e chiama a raccolta quanti vogliono ribadire il diritto all’assistenza personale autogestita delle persone disabili e testimoniare l’importanza e la necessità di un sostegno più concreto da parte delle istituzioni all’assistenza personale per le persone disabili.

Abbiamo lottato per tante libertà: abortire, divorziare, sposarci con chi ci pare, cambiare sesso, eccetera. Ma c'è ancora chi non ha libertà di fare pipì o di uscire di casa quando vuole - e magari è così abituato alle privazioni, ad "accontentarsi", che non sa nemmeno che si tratta di diritti. Così come non lo sa - o perlomeno mostra di non saperlo - la politica.
È essenziale far conoscere questa ingiustizia, e la modalità che abbiamo scelto è quella di manifestare in tante città italiane. E’ questo l’appello del gruppo: mobilitarsi in contemporanea nel maggior numero di città per portare nelle piazze questa questione, questi bisogni, e le persone che li vivono sulla propria pelle. L’appello è per organizzare momenti di mobilitazione, e o partecipare a cortei già organizzati, nel weekend dell’8, 9 e 10 giugno prossimi.



Per info e per conoscere le piazze dove si svolgeranno le manifestazioni:

http://liberidifare.it
info@liberidifare.it

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Redazione