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classe riunita per partita hockeyL'intera  classe di un liceo classico del bolognese si è attivata per riuscire a giocare una partita di hockey in carrozzina con i compagni disabili

Disabilità in aula: tante volte ci capita di dare notizie che, sul fronte dell'integrazione e dell'efficienza, fanno fare una magra figura alla scuola. Insegnanti che mancano, burocrazia che mettendosi di traverso non aiuta chi ne avrebbe più bisogno, episodi di bullismo in classe, e quant'altro. Ma sappiamo bene che c'è anche una scuola che funziona, che sono moltissimi gli insegnanti - di sostegno e non - che con passione esercitano la loro professione, talvolta ovviando alle mancanze dell'istituzione stessa. La scuola è punteggiata anche di tante piccole storie di solidarietà e di integrazione, che faticano più delle altre a essere riportate sui media.
Abbiamo parlato qualche tempo fa, ad esempio, di una iniziativa di una scuola primaria padovana che aveva invitato il campione paralimpico Francesco Bettella a portare la sua testimonianza ai bambini.

Noi oggi vogliamo dare spazio proprio a una di queste storie: una classe di liceo che si mobilita per due compagni con disabilità, riuscendo a realizzare una iniziativa che nessuno di loro dimenticherà. Lo facciamo dalle parole di Silvia, la mamma di Matteo, che così ci racconta:

Mi chiamo Silvia Premi, risiedo a Castelfranco Emilia (MO), vi scrivo questa lettera per raccontarvi un avvenimento bellissimo che si è svolto nell'istituto ISIS ARCHIMEDE di San Giovanni in Persiceto (BO), e che ha interessato mio figlio Matteo (affetto da tetraparesi spastica) che lì frequenta la quarta liceo classico.

foto di gruppo classe in campo per partita di hockey Un giorno d'inizio anno scolastico, un compagno di classe di mio figlio chiede alla professoressa d'italiano un aiuto per giocare una partita a hockey in sedia a rotelle. Questa idea, spiega, gli è venuta perché in classe ci sono due ragazzi in carrozzina, tra i quali mio figlio, che pratica questo sport da tre anni nella squadra del Sen Martin Modena, e, sentendosi legato da una forte amicizia con Matteo, voleva provare a giocare con lui. Tutta la classe rimane entusiasta all'idea e tutti compatti iniziano a parlarne per poterla realizzare. La professoressa gentilmente dà tutta la sua disponibilità: contatta la ditta Ottobock per ottenere le necessarie sedie a motore e insieme alla professoressa di ginnastica chiede il via libera al preside dell'istituto.
I ragazzi a loro volta contattano l'allenatore e presidente della squadra Sen Martin, Lorenzo Vandelli, per avere informazioni sul gioco e su come usare una sedia a motore.

Avendo avuto da tutti il benestare, il progetto inizia a prendere corpo.
Una settimana prima della fatidica partita, l'allenatore Vandelli si presenta a scuola con il materiale di gioco, la ditta con le sedie a motore e si parte per l'allenamento cogliendo l'occasione per spiegare ai ragazzi che cosa sia la disabilità, quali i suoi problemi e difficoltà nella società e così, naturalmente, sempre sotto la stretta osservazione e supervisione delle professoresse, si svolge una lezione anche di vita.

Il 25 ottobre scorso, alle ore 10, si trovano tutti in palestra, compresi io e mio marito, per aiutare ad allestire il campo, per spiegare le ultime cose e per prendere più dimestichezza con le sedie. La classe è divisa in tre squadre, mio figlio è messo in porta (è il suo ruolo all'interno del Sen Martin),  l'altro ragazzo disabile è messo nell'altra porta e per la terza squadra viene chiesto a un ragazzo della quinta liceo (sempre disabile) di partecipare al triangolare. La partita ha inizio e i ragazzi e le ragazze iniziano a divertirsi alla presenza di professori, preside e di alcune classi che assistono in qualità di pubblico. In quel giorno era in visita all'ISIS Archimede una delegazione di professori tedeschi, i quali erano interessati in particolar modo a conoscere come si realizzi l'integrazione scolastica dei ragazzi disabili in Italia: quale miglior
foto gruppo hockeymodo di far vedere come i compagni di classe ABILI e NON riescono a divertirsi insieme?

Mi piacerebbe che questo evento non morisse al 25 ottobre, non perché uno dei ragazzi disabili è mio figlio, ma perché, se si potesse continuare, si darebbe prova di grande civiltà e se si diffondesse la notizia di questo evento (per me eccezionale) in Italia, forse molte altre scuole adotterebbero un sano e bellissimo modo per avvicinare i giovani al mondo della disabilità e per integrare i diversamente abili nelle varie classi.
I compagni di Matteo si sono divertiti tantissimo e hanno detto che lo rifarebbero anche domani, e vedere mio figlio contentissimo per quello che i suoi amici hanno fatto non ha prezzo.


Dei ragazzi di diciassette anni, che spesso sono ritenuti lontani, disattenti o addirittura avversi a certi temi, senza rendersene conto, hanno insegnato molto quel giorno agli adulti e ai loro coetanei.

Grazie mille a tutti
Silvia Premi


Con piacere condividiamo la "sfida" che Silvia lancia alle altre scuole, invitandole eventualmente  a metterci a conoscenza di iniziative analoghe.



IN DISABILI.COM:



SCUOLA. L'INCLUSIONE NON E' SOLO UN SOGNO, MA ANCORA TROPPO SPESSO E' SCONOSCIUTA

IL FALLIMENTO DI UNA SOCIETA' CHE ESCLUDE IL DISABILE, E' UN FALLIMENTO DI TUTTI

Speciale INTEGRAZIONE SCOLASTICA


Francesca Martin


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