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donna in carrozzina in sottoveste viene abbracciata da un uomoIn occasione della festa degli innamorati abbiamo raccolto qualche riflessione su amore, bellezza, immagine e percezione delle persone con disabilità da due donne decisamente in gamba


Chi dice che una persona in carrozzella sia meno sexy, bella o intrigante di un’altra? Chi dice che una persona diversamente abile sia più triste, più malata, più brutta di un’altra? Inizia così la riflessione di Lorella Ronconi, poetessa, presidente di un’associazione (e tanto altro ancora), affetta da grave pseudoacondroplasia poliepifisaria, una delle due donne alle quali oggi abbiamo chiesto una riflessione su amore, bellezza e disabilità. La seconda voce di questo intervento è quella di Roberta Tota, ventitreenne con tetraparesi semispastica. Abbiamo voluto qui raccogliere i pensieri di due donne disabili di età differenti, per lanciare qualche spunto che ci aiuti a riflettere, in particolare in questo giorno dedicato, per antonomasia, agli innamorati.


Dice Lorella:  La grande “mercificazione commerciale” della festa di San Valentino è la più “cattiva” tra le tante, perché sfrutta un sentimento: l’amore. Sfrutta l’emozione del sentimento più grande che una persona possa avere o aspirare di ricevere dall’altro. Sembra che tutto sia “da fare” per dimostrare all’amato l’amore che si prova… sembra che chi non ha un amato/a sia escluso dalla festa. Ma per le persone diversamente abili? Invisibili da sempre SOPRATTUTTO se si parla di amore, invisibili agli occhi degli altri, spessissimo anche  a quelli degli stessi genitori, dei familiari… quando si tocca il sentimento dell’amore il disabile non viene “pensato”, il disabile - come sempre dico - è asessuato per la maggior parte del mondo, figuriamoci per  San Valentino.


I luoghi  comuni più offensivi sono quelli che considerano la persona disabile  come una persona triste, o brutta... o malata... ma la persona diversamente abile. è persona. Una donna in carrozzina è una donna seduta, ma sempre donna, può essere bella, intrigante, felice, eccitante, vera modella per capace di essere inserita nella promozione e campagna pubblicitaria. Mi sento offesa ed esclusa, soprattutto come donna, inaccettabile sapere che per il “mercato” io non sono un target da valutare. Potrebbe essere bello proporre ai pubblicitari, manager del web marketing, campagne di valorizzazione sulle persone disabili, per guardarle: i disabili sono un target, è fondamentale che gli studi e studiosi di marketing lo facciano capire alle aziende!


In questo mondo dove l’immagine “relaziona”, dà vita e corpo alla comunicazione, alla tridimensionalità dell’essere,  più che l’essere stesso, credo che sia doveroso, anche per noi diversamente abili, far leva su essa. L’immagine di noi deve cambiare: la disabilità deve essere vista  come ricchezza e bellezza da insegnare agli altri. Possibile che non possiamo entrare nella vita quotidiana con le nostre diversità, appunto, per arricchire il prossimo, senza suscitare pena o “gulp” da guinness?

Vogliono farmi dire: “Io non sono, io non amo”: mi rifiuto!  Sempre cercherò di ripeterlo e farlo capire agli altri!

Lorella


Continua la riflessione Roberta Tota, fondatrice e amministratrice della pagina Facebook “Diciamo “NO” ad ogni tipo di barriera”.

Non ho mai avuto un amore. Non perché non lo volessi, ma perché gli uomini spesso cadono nella banalità. Cadono nello stereotipo di normalità. Una normalità solo fisica, mai mentale. Mi sento donna, una donna capace di osservare quello che mi circonda con totale ammirazione la vita.
Mi è stata donata la diversità, sapete che significa? Distinzione. Una  distinzione gratificante verso i miei occhi, ma distruttiva verso gli altri.


La mia vera paura è quella di risultare uguale  agli altri, perché a lungo andare porta gli uomini a pensare con una mente comune, senza applicare mai la propria vera essenza, quella che ci identifica uno ad uno.
Si, la mia consapevolezza di avere limiti mi aiuta ad affrontarli, sempre e comunque. Sono perfetta nell’essere imperfetta. Nell’accettare il mio corpo, le mie mancanze.


Quando si parla d’amore non dovrebbero crearsi strutture mentali per definirlo. E’ un peccato amarsi? E’ un peccato volersi? E’ un peccato distinguersi per le proprie caratteristiche psico-fisiche?  Sono stufa di questo finto perbenismo e compassione, sono stufa degli sguardi malsani e paurosi della gente di fronte a due ruote, che avanzano con me negli abissi di questo viaggio, esigo maggior apertura e comprensione.


Voglio apparire per quella che sono mettendo a tacere tutto ciò che di negativo circonda la parola disabilità.  Apertura e comprensione, per cui: voglio gli occhi puntati su di me con sete di conoscenza, di propensione verso la mia vita e di tutti i miei amici “guerrieri” che lottano alleati. Pretendo rispetto ed ammirazione! Non più troppo silenzio, il silenzio molto spesso corrisponde a indifferenza,  noi donne diversamente abili non vogliamo più essere considerate mosche bianche. Non vogliamo più che le nostre ali vengano spezzate e condannate: noi sappiamo già volare, è la società che ci impone di non farlo!

Roberta

 

Le autrici:
Lorella Ronconi, tra le altre cose è presidente di un’associazione che si occupa di barriere architettoniche; pastorale giovanile, membro e referente per la consulta comunale barriere architettoniche di Grosseto e Forum provinciale, membro fondatore della "Fondazione il Sole  Onlus”; membro della consulta ASL, Commissario Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto, coordinatrice sportello URP InfoHandicap del Comune di Grosseto, è  anche  Cavaliere della Repubblica Italiana dal 2006 per i suoi numerosi impegni e progetti dedicati al superamento delle barriere architettoniche e culturali.
La pagina Facebook di Lorella


Roberta Tota ha fondato ed amministra la pagina facebook Facebook «Diciamo “NO” ad ogni tipo di barriera».  Dice di sé: Ho smesso di odiare la mia condizione e di soffrire per la solitudine forzata in cui mi trovavo quando ho imparato ad amare me stessa: non è qualcosa che si studia, ma si coltiva con il tempo, imparando a convivere coi propri limiti e imparando a migliorarsi per puntare ai propri obiettivi.



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Francesca Martin

 

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