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Modalità operative e risultati di un progetto innovativo presso una Cooperativa di Ancona


Il mondo della Ristorazione Solidale è una realtà che si sta cominciando a diffondere sempre di più di questi tempi. Anche grazie alla pubblicità resa dal programma televisivo “Hotel a sei stelle”, le persone hanno potuto cominciare ad abbinare il concetto di disabilità con quello di ristorazione.
Molti sono i locali gestiti o in cui sono state assunte persone con disabilità o persone svantaggiate che hanno bisogno di una forma di reinserimento lavorativo: tra i tanti citiamo la “Locanda dei girasoli” o la “Trattoria degli Amici” a Roma, il “Caffè Basaglia” a Torino, “Ristorazione sociale” ad Alessandria...

Ce ne sono tantissimi ma altrettanti sono i casi di Cooperative che offrono un servizio di ristorazione proprio “a casa loro”, come fa il Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona.
Esso ospita persone che hanno dai 23 a i 62 anni e riportano una disabilità intellettiva grave o gravissima dovuta a patologie di causa genetica, traumi perinatali o post-natali. Gestisce, tra le varie attività che svolge, anche due progetti inerenti alle cerimonie: uno di Bomboniere Solidali e uno di Ristorazione Solidale.
Curiosi di conoscere a fondo quest'ultima realtà, anche dal punto di vista organizzativo, abbiamo intervistato la dott.ssa Giorgia Sordoni, pedagogista, vice presidente e coordinatrice del Centro Papa Giovanni.

Come è nato il progetto “Ristorazione Solidale” e a chi vi siete ispirati?
La Ristorazione Solidale è nata quasi cinque anni fa. Noi avevamo già dei laboratori di attività culinaria dentro il centro diurno e dentro la comunità residenziale finchè un giorno è arrivato un nuovo chef e con lui, insieme, in una sorta di coprogettazione è nata l’idea, inizialmente solo con delle feste di compleanno, di provare ad esternalizzare queste cose che già facevamo dentro la cooperativa sotto forma di merende, pizze e pasti consumati da noi ma preparati dai ragazzi del centro.
Quest'idea si sposava con il nostro obiettivo di fondo, quello di cercare sempre attività, laboratori, iniziative secondo il principio sia dell’inclusione che della normalizzazione.
E così col passare del tempo si è sparsa la voce e oggi siamo una realtà abbastanza conosciuta.
Proprio perchè le richieste sono sempre di più stiamo valutando se è il caso di avviare una cooperativa di tipo B (che dunque non sia solo di mera educazione e formazione ma sia finalizzata ad un reinserimento lavorativo e in questo senso ci consenta anche di poter avere più libertà dal punto di vista economico e normativo soprattutto).
Come modelli abbiamo avuto l’esempio della “Locanda dei Girasoli” di Roma... Abbiamo avuto modo di parlare con l’Associazione “La lucciola” di Modena; abbiamo frequentato corsi di formazione con l’AIPD, l'Associazione Italiana Persone Down...

Voi offrite un servizio d'asporto, di catering e di ristorazione in loco da voi. Sappiamo che nella filiera dell'alimentare ci sono molte norme da dover rispettare, soprattutto a livello igienico-sanitario. Come avete affrontato anche questo tipo di sfida?
bombonierePer quanto riguarda l'asporto e il catering, abbiamo chiaramente richiesto un’autorizzazione igienico-sanitaria che ci è servita anche per il trattamento dei confetti nei laboratori di bomboniere. Ora abbiamo la possibilità di fare asporto anche fino a mezz’ora di percorso da dove siamo. La cosa che per noi è stata molto divertente e stimolante è stata quella di far fare il libretto sanitario anche a persone per le quali l'ASL era un po' contraria. Imparare e gestire l’HACCP per una persona con disabilità grave che però sa fare la pizza, sembrava una cosa impossibile. Noi ci siamo impegnati anche a fare il corso propedeutico e l’aggiornamento sull’ex libretto sanitario con modalità che si sono trasformate, utilizzando ad esempio la comunicazione alternativa-aumentativa.

Chi compone in particolare il gruppo della Ristorazione Solidale? Come è stato formato? È fisso oppure ruotate le persone impiegate?
Il gruppo è composto da dieci ragazzi: due camerieri che vivono da noi in comunità, una signora che sta in cucina e aiuta il cuoco e un gruppetto di tre/quattro ragazzi che vengono chiamati soprattutto in occasione del catering o quando abbiamo grandi compagnie. Loro sono fissi perchè hanno acquisito le abilità necessarie e sono in grado di svolgere i vari tipi di mansioni.
In generale per scegliere chi frequenta un certo laboratorio o progetto si segue questa procedura.
Prima di tutto leggiamo quelli che sono i bisogni della persona; poi li incrociamo con il soddisfacimento, la possibilità di autodeterminarsi, di scegliere, di capire di saper fare e insieme a questo trasversalmente guardiamo il piacere (proprio nel senso piace o non piace?) perché poi senza motivazione anche forse un’attività utilissima facciamo fatica a proporla.

E non c'è rivalità tra i ragazzi per questa selezione?
No... I ragazzi della Ristorazione Solidale sono fissi e non si toccano, diciamo. Tutti gli altri ospiti del centro collaborano dietro le quinte nel laboratorio culinario. In alcuni casi abbiamo fatto alcune prove cercando di coinvolgere anche qualcun altro ma il lavoro di cameriere richiede molta concentrazione e autoregolazione. Mentre nei laboratori o nella Ristorazione gestiamo noi i tempi e le preparazioni; relativamente al cameriere, lui è lì in quel momento, e deve essere in grado, quando è il momento, ad esempio di togliere i piatti. Per alcuni è pesante anche il fatto di stare alzati magari fino a una certa ora e non sono stati in grado di farlo. Da sé dicono di no se la cosa non li soddisfa o se vedono che non riescono insomma.

In ogni caso comunque vediamo che hanno la possibilità di collaborare tramite le varie attività che il centro offre (laboratorio culinario, bomboniere) per cui anche loro concorrono a rendere la festa perfetta.
fiocco bombonieraSì, noi cerchiamo di sviluppare le abilità residue di tutti perchè loro possano essere consci di quanto valgono. Spesso nei nostri laboratori ci sono lavori a catena con ausili specializzati dove ognuno dei nostri ospiti può contribuire nel suo piccolo a fare qualcosa.
Ad esempio i cataloghi delle bomboniere vengono costantemente aggiornati perchè le bomboniere possano essere eseguite interamente e gestite in autonomia dalla persona disabile e l’intervento dell’educatore sia più che altro di supervisione.

E com'è stato invece diventare cameriere per chi ci è riuscito?
La persona si è dovuta adattare a nuovi ritmi e a nuove regole. Ad esempio uno dei nostri camerieri che era abbastanza pigro, visti anche i ritmi tranquilli della comunità tra televisione, passeggiate, riposini, ha imparato a far fronte alla stanchezza. Ora è molto bravo e sta imparando anche ad aprire i vini come un vero e proprio cameriere.
Questi ragazzi assumono un grande livello di responsabilità, si sentono gratificati e utili per gli altri e noi per ricompensare questo loro impegno diamo loro qualche mancia anche se essendo una cooperativa di tipo A, non potrebbero percepire nulla. È un contributo simbolico in base all’intervento, con un gettone, ma quel poco che ricevono lo tengono in grande considerazione.

cuoco con camerieriQuesta cosa ce la dice direttamente Jeff, uno dei camerieri: “Con la divisa mi sento un cameriere vero. Mi piace lavorare perché sono a contatto con tante persone. La prima volta che ho guadagnato i soldi ero molto soddisfatto, perché posso spendere come voglio, senza farmi pagare le cose dagli altri. Vorrei imparare a tenere più di un piatto nelle mani, ho visto i camerieri professionisti che ne hanno quattro”.

E Daniela, un'altra cameriera, ci racconta: “Ultimo catering abbiamo messo i biscotti nei vassoi. Poi abbiamo servito anche i vassoi che contenevano pasta, farro, affettati, patate arrosto, carne o pesce. Io ho imparato sino ora queste cose e continuo perché mi piace moltissimo.
Stare con la gente, in compagnia e mi serve per imparare. Sarei contenta di fare anche altre attività che non so fare”.

Che bello sentire come questi ragazzi apprezzino le piccole conquiste che fanno ogni giorno nel loro lavoro. Ma come è stato per il vostro cuoco, chef professionista trapiantato in una cooperativa, interagire con la disabilità?
Lui inizialmente ha fatto fatica non essendo abituato a lavorare con la disabilità. Qualche volta discutiamo perché la persona che gli abbiamo affiancato in cucina è un po’ confusionaria, e questo lo mette alla prova ma sta imparando, è cresciuto anche lui. Forse il progetto educativo più realizzato è il suo.
Lo chef stesso (Roberto) descrive così la sua esperienza al Centro Papa Giovanni: “Provengo da tanti anni di lavoro nei ristoranti e lì il ritmo è sempre serrato. Prima non conoscevo la disabilità e mai avrei immaginato di trovarla con me in cucina. È accaduto e ora posso dire che è davvero un’esperienza unica che arricchisce e migliora il mio lavoro”.

L'impatto con la disabilità può dar luogo a varie reazioni, com'è stata la risposta della comunità di Ancona?
Molto positiva. Addirittura abbiamo avuto clienti che son venuti da fuori provincia o anche da fuori regione perchè avevano assaggiato il nostro stoccafisso all'anconetana o si erano imbattuti nel nostro sito. Molti ritornano da noi, noi li chiamiamo sempre per sapere come si sono trovati. Nella comunità poi ci sono alcuni che si affezionano e diventano volontari o altri che diventano preziosi donatori.

A livello di risultati, cosa si sente di dire?
Il risultato più grande è l'autorealizzazione delle persone. Riescono a darsi una misura di quello che valgono perché comunque già essere in un centro diurno significa che tu non puoi lavorare e ti senti in qualche modo escluso socialmente e invece qui hanno una rinascita in qualche modo. Per loro è una grande soddisfazione vedere che un cliente torna, li saluta. Poi si instaurano legami di amicizia e solidarietà.

E da un punto di vista economico? In termini di investimento quanto è stato rischioso intraprendere quest'avventura della Ristorazione Solidale e ad oggi che bilancio può trarne?
Ci siamo lanciati in questa avventura abbastanza rassicurati dalla consapevolezza di avere alle spalle uno chef professionista molto preparato. Poi essendo tutte cose su ordinazione con una struttura che già funziona è stato anche abbastanza semplice e senza troppi rischi decidere di intraprendere questa attività.
Noi investiamo tutto nella nostra attività, questa cosa ci sta dando ossigeno, siamo molto schietti, perché abbiamo investito nell’attività principale della cooperativa che è partita solo con persone disabili. Abbiamo anche avviato per questo un percorso di raccolta fondi ed è una voce molto importante del nostro autosostentamento.

Per chiudere, avrebbe qualche aneddoto sia positivo che negativo da raccontarci?
L'aneddoto negativo è stato un caso abbastanza raro di persone che erano venute a mangiare da noi principalmente perchè conoscevano il cuoco e sapevano che avrebbero mangiato bene ma non avevano inteso lo spirito della nostra cooperativa. Ci avevano chiesto di allestire la stanza come se fosse un hotel a cinque stelle e ad un certo punto noi non abbiamo più retto lo sforzo di essere quello che non eravamo.
L'aneddoto positivo, beh ce ne sono tantissimi, tutte le persone che poi in realtà ti chiamano e ritornano o come ha fatto una signora, che di recente era stata a mangiare da noi, ci ha dedicato una lode bellissima sulla nostra pagina facebook.

Scegliere di festeggiare il proprio matrimonio o il battesimo del proprio figlio in una Cooperativa che offre questo tipo di servizi dunque, non è solo un atto di solidarietà. È molto di più, è entrare in un nuovo mondo e mescolarsi con esso dove l'unica cosa che conta è mangiare di gusto, ridere, scherzare e sentirsi bene. Sarà una festa per tutti: non solo per noi che festeggiamo la nostra ricorrenza ma anche per i ragazzi che vedranno il loro Centro popolarsi di persone felici!
Il sorriso fa nascere il sorriso: contagiamoci tutti e facciamo festa tutti insieme!
disabili in passeggiata

Il Centro Papa Giovanni XXIII si compone di due Centri Diurni e di due Comunità Residenziali per persone disabili. Dal 1997 opera nel territorio marchigiano a sostegno delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Per info:
Sito web: www.centropapagiovanni.it
Email: info@centropapagiovanni.it



Donata Viero

 

 

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