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E se invece di uno spot strappalacrime si utilizzasse intelligenza ed ironia? Alcuni ragazzi ci hanno provato (e ci sono riusciti benissimo)

E’ il momento di dirlo: spessissimo gli spot che trattano di disabilità sono ammantati da una patina di pietismo che fa leva solo su sentimenti di empatia, che poco hanno a che fare con la reale rappresentazione della realtà. Parlare “alla pancia” delle persone pigiano il tasto della pietà è un modo di comunicare non onesto, che contribuisce poco o nulla alla corretta rappresentazione delle persone disabili e alla conseguente costruzione di una conoscenza in merito, da parte dell’opinione pubblica.

Se continueranno a mostrarmi spot con musica struggente nei quali un ragazzo in carrozzina viene isolato dal gruppo, svilupperò magari in quel momento una solidarietà nei suoi confronti, ma non avrò elementi che mi persuaderanno a volerlo conoscere, avvicinare, saperne, insomma, di più. Penserò che “mi dispiace per lui” se non viene coinvolto, non tanto che forse anche io avrò perso l’occasione di incontrare qualcuno di interessante. Portarmi invece a farmi delle domande su quella persona, a saperne qualcosa di più, senza passare per un coinvolgimento sempre e solo emotivo, credo sia la strada per una comunicazione che voglia davvero contribuire a buttare giù qualche bella barriera.

Perché, quindi, non prendere il discorso da un’altra prospettiva? Perché non mostrare – con onestà, con ironia, anche - chi è quel ragazzo, smascherano al contempo una certa ipocrisia nei comportamenti di molti di noi? Si scoprirà che le persone disabili non sono tutte tristi e desolate (così come non sono tutte tristi e desolate le persone non disabili), non sono anime fragili da compatire (così come non sono anime da compatire le persone non disabili) ma, come tutti, possono essere simpatiche, irritanti, interessanti…di certo sfaccettate, come qualunque essere umano.

Ha provato a percorrere questa strada – e ci è riuscito piuttosto bene – il video dal titolo “Non è la solita Pubblicità Progresso”, nato da un’idea del quindicenne Jacopo Verardo, che ne è anche il protagonista. Realizzato in collaborazione con l’associazione Parent Project Onlus, il video tratta da una prospettiva del tutto nuova un argomento purtroppo noto alle famiglie: l’esclusione dei ragazzini disabili dalle feste di compleanno, alle quali spesso non vengono neppure invitati.
Il filmato si apre con una grave voce fuori campo che ci comunica che “ogni anno migliaia di ragazzi disabili non vengono invitati alle feste di compleanno” mentre le immagini che scorrono ci mostrano un’aula scolastica con ragazzini intenti a chiacchierare tra loro mentre Jacopo, che è su una sedia a rotelle elettrica, non viene coinvolto. All’improvviso è qui, sul primo piano di Jacopo che già iniziavamo a compatire, che parte un cambio di registro: fermata la musica, il ragazzino diventa non più l’inerme oggetto di un racconto strappalacrime, ma il protagonista con voce, che dice la sua. Sarà proprio lui a dirci  - e le immagini a mostrarci - tre buoni motivi per invitarlo alla festa: lo vedremo quindi armeggiare con piglio la consolle in veste di dj, ma anche aprire, dando il ritmo, l’immancabile trenino delle feste, e infine scatenarsi in pista sulla sua carrozzina, con evoluzioni da ballerino navigato. Nulla a che vedere, insomma, con il dovuto: invitare un ragazzino disabile a una festa è divertente - per lui e per gli altri.
il video si chiude con le immagini della festa, che somiglia a una qualunque festa: bibite e panini, musica, luci, risate, divertimento ed amici. Confuso tra gli altri, anche Jacopo, che è uno di loro, e nient’altro.

Qui sotto, il video




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Francesca Martin