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I malati di Parkinson si raccontano, spiegando le manifestazioni della loro malattia, per combattere stigma e stereotipi

Quello che ci blocca davanti a ciò che non conosciamo è la paura, e di fronte a ciò che non sconosciamo spesso e volentieri la scorciatoia è quella di ricorrere a stereotipi che contribuiscono a darci una visione distorta di quella realtà.

Sulla malattia di Parkinson la paura e gli stereotipi non mancano, lo sanno bene i malati. Ed è a loro che la Confederazione Parkinson Italia dà la parola, per mostrarsi e spiegare a tutti i sintomi della loro malattia, nella campagna "Accorcia le distanze, aiutaci a vincere lo stigma!".

Seguendo il claim della campagna "Parkinson, se lo conosci non lo eviti!", quattro persone con Parkinson raccontano brevemente, in quattro video clip, perché il loro corpo si comporta in una certa maniera, spiegando che non è, ad esempio, cattivo umore ma la faciea animica, non è pigrizia ma freezing, non è che “sono ubriaco”, ma sono i disturbi di movimento provocati dalla malattia.

Di seguito riportiamo le testimonianze di Massimiliano, Antonio, Valentina e Brigida.

Massimiliano Iachini, classe 1968, TLC Engineer: “Passavo il tempo davanti le strisce pedonali senza riuscire a passare. Ero come bloccato. Quello è il freezing”.


Antonino Marra, classe 1962: “Quando vado al ristorante vorrei ogni volta alzarmi e dire: signori, non sono ubriaco: ho il Parkinson”


Valentina Tommasoni, classe 1972: “Ho iniziato a non stare bene a 21 anni. I primi sintomi sono stati depressione e lentezza dei movimenti. Ci sono voluti 9 anni per la diagnosi”

Brigida Zumbo, lasse 1962, psicologa: “Ho sempre fatto delle facce buffe. E adesso spesso capita che qualcuno mi dica “ma sei arrabbiata?”; io non sono arrabbiata”

Per info:

Confederazione Parkinson Italia

Redazione

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