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Il racconto di un incontro normale che diventa speciale se lo sappiamo leggere con gli occhi giusti è il nostro augurio di Buon Natale

Oggi è Natale. Un giorno di festa, di auguri, di compagnia, di tavole imbandite, di regali. Alla tv trasmettono i più bei film di sempre, quelli classici che ti emozionano ogni anno e per i più piccoli ci sono gli imperdibili cartoni animati.
E come regalo di Natale anche noi abbiamo pensato di donarvi qualche minuto di film, ma di vita vissuta. Stiamo per raccontarvi una storia, una di quelle storie che ad ascoltarle ti riempiono il cuore, pur nella loro semplicità, che diventa essenzialità.
È una storia vera, una di quelle cose che ti sfiorano di sfuggita, a cui magari non presti subito attenzione ma che quando ritorni a casa continua a ronzarti nella mente.
Ce la racconta Deborah, una nostra lettrice, è la storia di un suo giorno qualunque, passato in un ospedale anonimo, asettico, bianco, come tanti altri, dove però ha incontrato un esempio di amore forte e duraturo che le ha dato grinta e coraggio.
Buona lettura...


DUE BELLE PERSONE

Day hospital ematologico, lei 85, lui 89 anni, con i volti segnati dalle emozioni di una vita e le mani modellate dal lavoro in casa e nei campi. Persone semplici che dal medico, per rispetto, vanno vestite bene. Lui maglione, camicia ben stirata e cravatta, lei completo giacca e pantalone di lana grigia. Non sono certo alla moda, ma la loro dignità e la cura che negli anni hanno avuto per gli abiti che indossano conferiscono loro un'innegabile eleganza.

Sono le 12,30 e anche loro sono lì dalle 7,30, ma sono calmi, non dondolano le gambe, non sbuffano, non si distraggono con giornali o telefonini, sì lei ne ha uno, giusto per ricevere e fare telefonate, ma lui non sa neppure usarlo e non gli interessa. Loro semplicemente attendono, e non sono scocciati, perché anche se hanno appena perso la corriera che li portèrà al loro paese e la prossima passerà fra un'ora, ci dicono che sono fortunati. Ci raccontano che le analisi sono andate bene e che loro fretta e problemi non ne hanno, dato che figli e nipoti sono tutti sistemati.

Scopriamo che sono assieme da 70 anni, inclusi 8 di fidanzamento, che all'epoca i genitori brontolavano perché erano troppo giovani per vedersi due volte alla settimana. Ci guardano ed affermano che noi "non siamo tanto avanti coi conti" intendendo che siamo giovani e questa espressione ci fa sorridere. C'è buon umore e ci accorgiamo che per loro il bicchiere è sempre mezzo pieno.

Dopo anni di diagnosi sbagliate, di soldi sprecati in costose visite private ed assurde medicine, un giorno hanno deciso di venire al  pronto soccorso di Padova e la loro vita è cambiata in meglio. Si aspetta volentieri, dicono, quando si sa di essere in buone mani e si vedono i risultati e poi fa bene venire in posti come questo perché "a star in casa sembra che tutto il male sia solo per noi".  Parliamo di lavoro, il nubifragio dello scorso maggio gli ha rovinato il raccolto, aspettano ancora i soldi dallo stato per le calamità degli anni precedenti, sanno che aiuti non ne avranno mai, che i politici sono tutti ladri, ma alla fine ripetono che loro sono veramente fortunati, perché figli e nipoti sono a posto e gli vogliono bene. Ogni tanto i figli si lamentano per qualche disturbo fisico, ma loro gli rispondono sempre di non aver paura, perché non si muore di un male, si muore quando si deve morire.

Lei apre la borsetta e mangia di gusto un pacchetto di cracker intingendoli in un anonimo yogurt, alla fine dice con soddisfazione "quanto si sta meglio quando si mette qualcosa in pancia". Oggi è andata così, ma a casa lei per pranzo prepara sempre primo, secondo, contorno e dolce mentre per cena si tengono leggeri, solo caffellatte e pane. Si mette il rossetto, giustificandosi che gli occhi non li trucca, ma le labbra sì, perché "va bene essere veci ma almeno.." poi controlla due volte che tutte le cerniere della borsetta siano chiuse, lui prende i suoi due bastoni di legno e così piano piano, si preparano ad andare via. Ci salutano augurandoci di cuore e con enfasi, tanta salute e tutto il meglio immaginabile. Ci vogliamo già bene, a volte è così facile.
Deborah Munaron


Leggendo questa storia balzano agli occhi due cose: la pazienza e l'amore.
La pazienza nel saper aspettare, nel non voler tutto e subito, nel saper fidarsi ed affidarsi a chi può offrirci anche un piccolo aiuto per stare meglio. I due anziani non si arrabbiano per nulla, sono pacifici, si ritengono già fortunati ad avere quello che hanno. Anche questo è un altro aspetto importante che a volte dimentichiamo nella vita quotidiana: il sapersi accontentare.
E poi l'amore; non parliamo solo dell'amore che ha tenuto insieme questi due cuori per 70 anni ma anche dell'amore che cementifica la loro famiglia, dove figli e nipoti “stanno tutti a posto e si vogliono bene”.

Questo è il messaggio con cui vogliamo lasciarvi oggi: assaporiamoci questi giorni di famiglia e godiamoci il tempo; scorre così in fretta.
E guardiamoci intorno: che per caso accanto a noi non ci sia qualche angelo o qualche Babbo Natale nelle sembianze di un anziano che aspetta solo di scambiare qualche parola con noi. A volte basta così poco per cambiare una giornata qualunque in un giorno speciale!

Buon Natale di cuore dalla Redazione di Disabili.com

 

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