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In una conchiglia: copertina RITRAE GINNASTA CHE DANZA, E NELL'OMBRA UNA CARROZZINA Per Marilena Rubaltelli, la sua carrozzina è "una specie di conchiglia fatta di metallo, stoffa e similpelle". La descrive così nel suo ultimo libro, in cui racconta delle persone che hanno popolato  "il suo mare"

"Dovete sapere che vivo in una specie di conchiglia fatta di metallo, stoffa e similpelle: è una sedia con le ruote che mi porta in giro e non mi impedisce di conoscere, capire e partecipare". Per descriversi, Marilena Rubaltelli punta sulla creatività . Una dote che lei, psicologa padovana, coltiva da quando era bambina. Grazie alla fantasia, Marilena sottolinea di poter "nuotare, quasi volare", andando oltre le difficoltà di movimento che ha dalla nascita.

L'immaginazione prende forma di parole, dà vita a fiabe e a sceneggiature teatrali. Marilena, però, scrive anche di sé, della sua vita. L'ultimo lavoro è In una conchiglia (Edizioni Messaggero Padova): una raccolta di "ritratti in parole" delle persone che lei ha conosciuto, e che hanno lasciato un segno nella sua vita. Un modo per invitare a scoprire "la bellezza che è nell'altro", e anche, come aggiunge l'autrice, per "dare voce a chi vive, come me, in una prigione, ma non ha la possibilità di esprimersi".

Una conchiglia può avere varie forme e colori. Come immagina quella che la contiene?
"Immagino sia di forma classica, a ventaglio come quelle che si trovano nelle nostre spiagge, con l'interno di madreperla che manda riflessi multicolori e l'esterno un po' incrostato dal tempo che passa".

Una conchiglia comunque aperta a nuovi incontri ed esperienze, che lei trasferisce sulle pagine. Non tutte le persone però, e non solo disabili, hanno l'opportunità di fare tante conoscenze come lei. Ci ha mai pensato?
"Penso di aver avuto una vita molto ricca di incontri, forse più di molti altri, ho però dato tanta attenzione a chi incontravo. Mi è sempre piaciuto scoprire l'altro, magari all'inizio immaginarlo soltanto, per poi accorgermi di lati imprevisti, a volte simpatici, altre interessanti, altre ancora non tanto gradevoli, ma ogni incontro ha lasciato traccia dentro di me. È quello che racconto nel libro".

Perché ha deciso di condividere con questo libro alcuni momenti della sua vita?
"Già il primo libro, Non posso stare ferma, che ora è stato ripubblicato con delle bellissime illustrazioni di un pittore napoletano che si chiama Vittorio Papa, è stato un successo che non mi aspettavo. Avevo raccolto gli episodi curiosi e buffi della mia vita e li avevo scritti, da lì è nato il libro. Nel primo parlo soprattutto di me e della mia esperienza di persona disabile, ma siccome gli altri sono molto importanti nella mia vita e mi hanno arricchita enormemente, mi è venuto naturale, nel secondo libro, In una conchiglia, raccontare delle persone che hanno popolato i miei giorni, il mio "mare"".

Nelle pagine compaiono anche delle ricette, che lei ha sperimentato e che lega a persone incontrate o a situazioni vissute. Dica la verità : ha ceduto alla tentazione di mettersi alla prova con i libri di cucina, che in questo periodo hanno tanto successo?
"Certamente! Ho voluto arricchire i miei racconti con le ricette della mia famiglia o che dedico a qualche persona speciale, magari un po' golosa, nella speranza di vendere un numero maggiore di copie, tanto più che il guadagno l'ho devoluto tutto ad un'associazione di volontariato".

Dai racconti emergono due punti fermi: il calore del suo nucleo familiare che da sempre la supporta, e la sua profonda fede religiosa. Pensa che, senza questi due elementi, sarebbe stata in grado di affrontare la disabilità con lo stesso approccio positivo?
"Sono sicura che il sostegno della mia famiglia è stato fondamentale per farmi affrontare con coraggio e pazienza i problemi legati alla disabilità . Sono consapevole che questa è stata una grande fortuna, anche se non sono certo mancate le fatiche e il dolore nella vita dei miei cari.
Credo che la fede sia stata un sostegno importante, mi ha aiutato a dare un significato a cose che sul piano puramente umano sembrano non averne. Ho sentito proprio una forza particolare che mi è venuta dall'affidarmi alla volontà di Dio sapendo che Lui vuole il bene di ognuno".


Attraverso il libro si comprende anche l'evolversi del concetto di inclusione negli anni. Se lei dovesse tradurre in romanzo questo cambiamento, che genere di storia racconterebbe, e che finale vorrebbe scrivere?
"Racconterei probabilmente di una persona disabile che attraverso avventure e fatiche vedrebbe realizzati i suoi sogni: bei viaggi, un lavoro che lo veda protagonista e lo faccia sentire utile, la costruzione di un nucleo familiare con tutta la bellezza e le difficoltà che questo comporta...Il finale potrebbe essere la nascita di qualche nipotino e la scoperta del ruolo di nonni".

Nel libro si affronta anche il tema della sessualità nei disabili. D'altra parte, lei è psicologa e sessuologa. Perché l'argomento continua a essere tuttora un tabù?
"Credo che la diversità faccia un po' paura o sconvolga, questo è uno dei motivi per cui l'inclusione delle persone disabili non riguarda ancora la sfera affettiva e sessuale. Un altro aspetto che può essere rilevante è l'iperprotezione da parte dei genitori, ma anche di educatori e operatori. La sessualità è ancora un tabù, non la si vede collegata, come dovrebbe essere naturale, alle realtà emotive, affettive, ai sentimenti che animano ogni persona. La si vede finalizzata solo alla genitalità e non ci si accorge che è una componente essenziale della crescita personale e deve trovare nella spontaneità le sue forme d'espressione".

Prima di questo libro, lei aveva già scritto Non posso stare ferma. Anche lì la sua vita è l'argomento centrale. Da questo lavoro è stato ricavato anche uno spettacolo teatrale. Qual è stata la reazione del pubblico?
"Come accennavo prima, Non posso stare ferma è stato un successo. Ha contribuito a questo la compagnia "Terepia, il teatro di figura", che ne ha tratto un bellissimo spettacolo replicato in varie parti d'Italia e per 7-8 volte. In questa messa in scena vengono letti ad alta voce alcuni episodi del libro che gli attori, in questo caso i figuranti, interpretano con gesti, utilizzo di oggetti simbolici, musiche e danze, perfino qualche canto. Il pubblico si è sempre mostrato molto coinvolto ed entusiasta dando anche a me una grande soddisfazione".

Nel complesso, dunque, qual è il messaggio relativo alla disabilità che vuole trasferire?
"La disabilità può essere l'occasione per scoprire nuovi valori, per dare maggiore spazio alle realtà affettive, ai sentimenti e alle emozioni. Può far scoprire che la diversità non è per forza qualcosa di negativo, ma può essere una ricchezza che dà nuovi colori alla vita".

Ci sono dei temi che vorrebbe affrontare e che magari saranno l'argomento di nuovi libri?
"Ho avuto una critica al mio libro perché non ho raccontato con sufficiente chiarezza degli anni della mia gioventù in cui la lotta per la giustizia e la contestazione studentesca erano veramente importanti. Forse potrei scrivere di questo, di come un certo tipo di repressione abbia coinvolto chi in verità aveva forti ideali e voleva costruire anziché distruggere".

Visto che siamo in tempo di vacanze, la conchiglia andrà al mare?
"La conchiglia con chi la abita sta per partire per il mare e andrà in un luogo dove molte persone disabili si sentono ben accolte e trovano strutture completamente accessibili e cioè al Villaggio San Paolo. Ne approfitto per augurare buona estate a tutti i lettori".


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Roberto Bonaldi


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