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Luciana  Littizzetto a SanremoChiediamoci se non ci sia qualcosa di sbagliato se i nostri bambini non si stupiscono al vedere una persona palesemente rifatta ma possono mettere in difficoltà un genitore chiedendo: perché quella persona ha un braccio solo, perché quel signore trema, perché quel compagno di classe talvolta diventa nervoso e lancia libri alla maestra

 

Ci fa piacere, molto piacere, che il tema della bellezza e della diversa bellezza, su cui proprio in occasione di San Valentino abbiamo fatto una riflessione, sia entrato nelle case di milioni di italiani grazie al monologo di ieri sera di Luciana Littizzetto dal palco di Sanremo, che può essere o non essere piaciuto, ma che sicuramente fa nascere qualche riflessione non banale.

Partendo dalla nozione più leggera di bellezza estetica quale ossessione che ci sta rendendo tutti un po' schiavi di diete e creme antirughe, la riflessione della Littizzetto si è spostata su un terreno più serio, allargandosi al concetto generale di bellezza quale unicità. E allora, dice la Littizzetto, "La bellezza è tante cose, non ha niente a che fare con la normalità. È sempre altro. Un mondo di uguali è orribile. E' come il nazismo che uccideva i deboli e i diversi". La bellezza, insomma, dice Luciana, è ben altro. Un ben altro che ha a che fare con la persona, il suo entusiasmo, il suo coraggio, la sua caparbietà. Nomina Alex Zanardi, che è "un figo pazzesco e poi è allegro", sottintendendo: pur mancandogli le gambe! Bellezza è anche Lucia Annibali, la donna sfregiata con l'acido che ha denunciato il suo torturatore e ha saputo ripartire.

Bellezza e specificità non sono nemiche, non è un ossimoro, ecco. "I bambini con la sindrome di Down - dice la Littizzetto- "sono dei bambini, non sono delle sindromi". Smettiamola quindi di vedere non la persona ma la malattia, la carrozzina, la stampella, ciò che divide, insomma, perché è francamente stupido. "Quelli che fanno fatica  a stare al passo non sono diversi, sono soprattutto uguali e sono belli perché amano, ridono, ballano, probabilmente alcuni sono anche antipatici come succede per le persone che hanno tutti gli accessori "regolamentari"". "E hanno il diritto di vedersi rappresentati nel mondo della cultura, nello spettacolo dello sport, della politica". Quando, si chiede la Littizzetto, in Italia  vedremo un bambino Down in uno spot della Nutella o della Barillla?  Mostriamo la disabilità, comprendiamo che fa parte della vita di tutti i giorni, che non è un mondo altro! Invece quello che vediamo è la precarietà degli insegnanti di sostegno, quello che non sentiamo è parlare di handicap nei programmi politici, questo è quello che vediamo e sentiamo.

E allora facciamo tutti una bella riflessione, chiedendoci se non sia forse il caso di riaggiustare questo percorso. Chiedendoci se non ci sia qualcosa di sbagliato se i nostri bambini non si stupiscono al vedere una persona palesemente rifatta ma possono mettere in difficoltà un genitore chiedendo: perché quella persona ha un braccio solo, perché quel signore trema, perché quel compagno di classe talvolta diventa nervoso e lancia libri alla maestra.

Abbiamo bambini che hanno più familiarità con un corpo rifatto dalla chirurgia plastica, rispetto a uno colpito da una malattia. Insegnamo  allora ai bambini che la natura ha anche questi aspetti, che la disabilità è una cosa normale, e non è certo quella che deve far stupire o allontanare. Concetto che meglio di me ha letteralmente lanciato in faccia a tutti noi la Littizzetto con la sua solita franchezza: "Cara mamma se sai spiegare perché una ha due dirigibili al posto delle tette, allora spiega anche perché una ne ha una sola". Potrebbe essere, qui, che la mamma sia allora in seria difficoltà. Ed è questo il vero punto su cui dovremmo riflettere tutti.

Qui il video integrale del monologo di Luciana Litizzetto

 

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LA DISABILITA' COME COSA NORMALE E' UN CONCETTO COSI' DIFFICILE?

SAN VALENTINO E DISABILITA'. OBIETTIVO SULLA VERA BELLEZZA


Francesca Martin


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