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donna su una carrozzina abbracciata da un uomo Affettività e sessualità delle donne disabili: ne parliamo con Lorella Ronconi

La prima volta che ho visto Lorella, i suoi occhi azzurri mi hanno trasmesso, insieme, accoglienza e forza.  Ebbene, non temo di esagerare dicendo che Lorella è una forza della natura, una veramente "ganza", si direbbe dalle sue parti. Lei, toscana, classe sessantadue, è affetta da grave pseudoacondroplasia poliepifisaria dall'età di 2 anni, e in carrozzina dal 1991, ma questi potrebbero essere dettagli.

La sua biografia snocciola cariche ed esperienze (Presidente di un'associazione che si occupa di barriere architettoniche, Membro fondatore della "Fondazione il Sole  Onlus";  Membro della consulta ASL; Commissario Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto). Tra quelle di cui va più orgogliosa, quella a Cavaliere della Repubblica Italiana per i suoi numerosi impegni e progetti dedicati al superamento delle barriere architettoniche e cultrali.

L'arte ha un grande spazio nella sua vita: poesia in primis, ma anche, di recente, fotografia. Ma sono le sue parole - quelle trasmesse attraverso i social network, i libri, i giornali -  le vere lance, armi caricate a dolcezza e forza, con le quali Lorella colpisce, a volte anche duro. Lo ha fatto anche di recente, su Facebook,  tornando sull'argomento della sessualità e affettività delle persone disabili, in particolare donne.

"Noi otturati di mente":  parte in quarta Lorella, che nelle parole è, sempre, un concentrato di sensualità e crudezza.  E così continua: "Anche se si comincia a parlare di sessualità e affettività per le persone diversamente abili, difficilmente nell'immaginario collettivo, appare la figura della donna, della ragazza disabile, che è corteggiata da un uomo normodotato. Se si parla di sesso subito è l'immagine di un uomo in carrozzella che ci appare nei pensieri.  Siamo "otturati" di mente. Facciamo esercizi, allarghiamo le nostre limitate potenzialità e pensiamo a persone più invisibili come le donne, che per retaggi culturali e stereotipi devono essere gli angeli senza sesso, le creature eternamente bambine, e, se si azzardano a chiedere o a sognare amore, diventano da "frenare" perchè "poco serie" o inadatte ad un uomo per via delle loro incapacità a stagli accanto "come una donna normale". Qualcuno tra quelli che mi hanno detto che "tanto non avrei mai potuto essere per un uomo come una donna normale" si sarà mai chiesto "chi è (e cosa fa) una donna normale"?

Sono partita da qui, e ho sentito Lorella: voglio approfondire la questione.

Lorella, sollevi una questione che ha in comune la radice - tutta italica - di una scarsissima abitudine a vedere, dunque considerare "normalità ",  coppie "lui giovane-lei meno giovane" o "lui bello-lei bruttina". Tu vai oltre, e dici: perché non si parla mai di una donna disabile con un uomo non disabile? Tu che sei una acuta osservatrice, perché la cosa ci stupisce tanto? Cosa disturba di questo?
Io trovo che dalla preistoria si continua a pensare ed agire come se la donna fosse ancora la persona "predisposta" a cucinare, avere cura di‑¬¦ essere padrona, ma solo  della casa, dell'accudimento dei figli, gli uomini invece a cacciare, per il cibo, a cacciare per riprodursi: donna innamorata, sì, amante no; uomo innamorato no, amante sì. Uno stereotipo classista che è rimasto integro nel tempo! Nel "regno" della disabilità (anche se  non sopporto troppo dividere per classi) non si fa differenza, la donna rimane la parte fragile, debole, da curare e "oscurare" da sguardi  indiscreti (da tenere nella caverna) le stesse famiglie "tramandano" il tradizionale, ancestrale : donna fragile, uomo forte.
Mi disturba moltissimo, io stessa lo vivo, da 51 anni, sulla pelle: sentirmi invisibile persino nei discorsi su affettività   fatti tra  "esperti in materia", mass media o disabili stessi: il lo stereotipo, il retaggio che vuole la persona disabile "asessuata" porta in se la cellula classista! se si deve parlare di sesso per le persone disabili nell'immaginario appare una figura maschile, nei film, nelle foto dei giornali sull'argomento appare un uomo in carrozzella, un disabile psichico di sesso maschile: facci caso, cerca sul web le foto di una donna disabile in carrozella affiancando la parola sessualità ‑¬¦  io stessa sulla mia pagina, per fare album su donne disabili e l'amore , ho dovuto cercare  su siti stranieri: Spagna, Usa, Francia, Norvegia‑¬¦
Le statistiche affermano che sono più gli uomini disabili quelli senza "amore" rispetto alle donne ma io sono convintissima che sbagliano: alle donne non viene chiesto se hanno desiderio sessuale o desiderio di amore di uomo/donna  o meno, e spesso sono le donne stesse che non parlano pensando di essere "donne poco serie" se raccontano dei loro desideri sessuali.

Che responsabilità hanno i  media, a tuo avviso, nella costruzione dell'immagine della donna disabile e della disabilità in generale? E cosa potremmo fare per cambiare le cose?
I media, come dicevo prima hanno l'imprinting della società italiana in cui viviamo: la famiglia tradizionale italiana=quella della preistoria. I ruoli, per i nostri media, non si sono evoluti . La cosa pazzesca è che gli stessi web marketing internazionali (per l'Italia ) "confezionano spot" che calcano i retaggi passati. Per cambiare bisogna parlarne, già lo stiamo facendo noi due adesso: stiamo riflettendo io e te‑¬¦ e già il nostro modo di pensare sta crescendo, no?

Recente è la notizia di una agenzia di modelle che apre anche a modelli disabili. Può essere questa una strada per cambiare la percezione della disabilità ? Quanto pensi sia ancora lunga la strada per un cambiamento reale? 
Si, è interessante questo, molto, basta che tutto ciò che si apre al mondo della disabilità non venga fatto per sfruttare la disabilità stessa, che non venga spettacolarizzata per far cassa, ma se questo porta ad una integrazione e attenta è una grande crescita!

Con Lorella ci siamo spinte a parlare anche di molto altro: di affettività , assistenza sessuale, costruzione dell'immagine femminile della donna disabile, e ci siamo promesse che riprenderemo l'argomento, qui, presto. Intanto Lorella ci teneva a riprendere un testo che, sospetto, conosce quasia memoria: la Convenzione Onu sui diritti delle persone diversamente abili. In particolare l'Articolo 23:

Rispetto del domicilio e della famiglia
1. Gli Stati Parti adottano misure efficaci ed adeguate ad eliminare le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità in tutto ciò che attiene al matrimonio, alla famiglia, alla paternità e alle relazioni personali, su base di uguaglianza con gli altri, in modo da garantire che:

(a) sia riconosciuto il diritto di ogni persona con disabilità , che sia in età per contrarre matrimonio, di sposarsi e fondare una famiglia sulla base del pieno e libero consenso dei contraenti;

(b) sia riconosciuto il diritto delle persone con disabilità di decidere liberamente e responsabilmente riguardo al numero dei figli e all'intervallo tra le nascite e di avere accesso in modo appropriato secondo l'età , alle informazioni in materia di procreazione e pianificazione familiare, e siano forniti i mezzi necessari ad esercitare tali diritti;

(c) le persone con disabilità , inclusi i minori, conservino la loro fertilità su base di uguaglianza con gli altri.


PER INFO:

La pagina Facebook di Lorella Ronconi



IN DISABILI.COM:

8 MARZO E DISABILITA'. UN GRAZIE A TUTTE LE DONNE

AMORE E DISABILITA' IN UN CORTOMETRAGGIO‑¬¦DA SUPPORTARE


Francesca Martin