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bambini disabili per campagna pubblicitariaCosi  Katie Driscoll, mamma di Grace, piccola con Sindrome di Down: “Date a queste persone la possibilità di aprire la bocca per provare che sono capaci”

Che la disabilità faccia fatica ad entrare nei media, nella pubblicità, in quello che è immagine pubblica, lo sappiamo:  ne abbiamo più volte discusso, anche con donne dello spettacolo. 

Ma la “diversità”, la “non standardizzazione” fisica – passatemi il termine – non è facile, crea disturbo, forse anche solo disagio. Disagio che deriva dalla scarsa frequentazione con queste forme di diversità: la disabilità, se  non sperimentata nella quotidianità per diretta esperienza, è infatti un qualcosa che spesso aleggia in uno spazio “altro” di immaginazione, con l’immagine del disabile non di rado sovrapposta a quella della persona triste, sfortunata, talvolta addirittura  brutta.

Quello che spesso manca è solo l’entrare in contatto con la diversità: essere abituati a vederla, a rapportacisi, a confrontarsi, per poi scoprire che non si tratta affatto di un mondo altro. A questo proposito, mi fece molto sorridere e riflettere  lo spunto di Luciana Littizzetto che durante il suo noto monologo allo scorso San Remo, sottolineò l’assurdità di una società in cui i bambini sono meno stupiti di fronte a una persona rifatta dalla chirurgia plastica, rispetto a una con disabilità, denunciando l’incapacità dei genitori di spiegare come cosa naturale il fatto che le persone possano nascere con diversità.

Ma qualcosa, forse, sta cambiando. Già con le ultime Paralimpiadi in onda sulle reti Rai la disabilità ha conquistato un ottimo spazio di visibilità, ma non è solo questo.  Sul fronte  dell’immagine, il mondo della moda e della pubblicità fa intravedere segnali di apertura. Molto si è discusso ad esempio sul web dello spot di una notissima azienda produttrice di birre, che affidava a un gruppo di ragazzi disabili e non, impegnati in una gara di basket, un forte messaggio sull’amicizia.

MODA E DISABILITA’- Ancora più forte, e legato proprio all’immagine di una fisicità non perfetta, la campagna della Diesel - tuttora in circolazione - , dove campeggia sulla sua carrozzina Jillian Mercado, una ragazza con distrofia muscolare, accanto a un modello.
Sempre sul fronte moda, sarebbe inoltre intelligente se questo settore iniziasse a considerare le stesse persone con disabilità come una fetta di mercato al quale offrire attenzione e soluzioni. Su questo, è illuminante una dichiarazione di Danielle Sheypuk, dottoressa in sedia a rotelle che ha sfilato alle ultime sfilate di new York  per la stilista Carrie Hammer: "Le persone con disabilità sono un mercato di consumo non ancora sfruttato dal mondo della moda. Leggiamo i giornali, compriamo nei negozi ma nulla è mai a tono con noi.


Se quindi può essere normale rimanere spiazzati da un corpo deformato, l’obiettivo deve essere quello di abituare non solo chi a questa cosa non è preparato, ma anche e soprattutto rivolgersi a chi la vive sulla propria pelle, aiutandolo ad accettarsi. E’ un po’ quello che è riuscita a fare Proinformis, associazione che mesi fa ha promosso una campagna posizionando nelle vetrine dei negozi della prestigiosa Bahnhofstrasse di Zurigo alcuni manichini che riproducono a grandezza naturale il corpo di persone con gravi disabilità fisiche. Il video è divenuto virale in pochissimo tempo, e le reazioni dei passanti hanno mostrato quanto la cosa sia stata spiazzante per chi non sia abituato a questo tipo di corpi.
Senza superare quel sottile limite che può portare a cavalcare l’onda di un pietismo che sarebbe sterile e fuori luogo, inserire la non perfezione in quello che per definizione è lo spazio della bellezza, sarebbe davvero un passo avanti senza precedenti.

 
CAMBIARE IL VOLTO DELLA BELLEZZA – E’ quindi possibile insinuare nelle pieghe delle leggi della bellezza - quelle stesse leggi che ci fanno sentire fuori posto con un paio di chili in più o con un vestito fuori moda - addirittura la disabilità? Nel suo piccolo ci sta provando, con peraltro ottimi risultati, l'americana Katie Driscoll, mamma di Grace, piccola con Sindrome di Down. E’ stata lei infatti a lanciare la campagna Changing the face of beauty ( "Cambiare il volto della bellezza"), per convincere le aziende a includere nelle loro pubblicità le persone disabili.

Iniziato tutto nel 2012, quando la bambina posò per il catalogo di un amico, da allora Katie iniziò a scrivere alle aziende per proporre di inserire persone con disabilità nelle campagne pubblicitarie. Seguì la partecipazione di Grace al catalogo della linea di abbigliamento per bambini Little Maven, di proprietà dell’attrice Tori Spelling, e ad altre pubblicità. "Non volevo che la gente si dispiacesse per lei o per noi, perché io ne ero fiera", ha dichiarato la donna. “La percezione è che non possano farcela, ed è deciso prima ancora che aprano la bocca. Ma ogni volta che una persona entra davvero a contatto con un disabile, abbatte quelle barriere e quella percezione. Date a queste persone la possibilità di aprire la bocca per provare che sono capaci”.
Fcciamolo, tutti.


Sotto, il making of della campagna Pro Firmis.

 


IN DISABILI.COM:

SAN VALENTINO E DISABILITA’. OBIETTIVO SULLA VERA BELLEZZA


JILLIAN MERCADO: GIORNALISTA DI MODA, MODELLA… E IN CARROZZINA

Francesca Martin



La foto si trova in www.changingthefaceofbeauty.org

 

 

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