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Lavoro negato, discriminazione, mancata assistenza sono ancora le principali cause di disagio ed emarginazione rilevate dall’ANMIC

Sentirsi invisibili significa avere la percezione che gli altri non sappiano nemmeno che esistiamo: che ignorino non solo i nostri bisogni ma anche la nostra stessa esistenza. E’ quanto vivono sulla loro pelle spesso e volentieri i disabili italiani.
Assenti dalle priorità dell’agenda del governo e della nuova manovra finanziaria, assenti dal reale dibattito pubblico sulle emergenze del Paese, i cittadini con disabilità richiedono con forza  il rispetto e l’attuazione concreta dei loro diritti. Con queste parole ha sintetizzato la situazione odierna l’ANMIC - Associazione Nazionale Mutilati Ed Invalidi Civili, nella conferenza stampa dello scorso 25 ottobre.  

LEGGI CERTE E RISORSE PER I DISABILI - Ma se la situazione è così drammatica, cosa fare? Da dove partire (o ri-partire)? Non servono semplici  leggi-manifesto che affermano solo  dichiarazioni di principio, né bastano risorse-tampone trovate sempre all’ultimo e da definire anno per anno – spiega  il Presidente nazionale ANMIC Nazaro Pagano – chiediamo per prima cosa di  far applicare le leggi esistenti  e di trovare finalmente per i disabili risorse certe ed adeguate. Questo è l’unico modo  per avviare una seria programmazione pubblica degli interventi assistenziali su scala nazionale in materia di non autosufficienza, per  poter fornire così una reale parità di trattamento sul territorio”.

ASSISTENZA, LA SOLITUDINE DELLE FAMIGLIE -  E se il presente dei disabili italiani è già incerto -  sottolinea  la Anmic – le proiezioni demografiche per il futuro ci confermano che l’assistenza pubblica, già in crisi, è destinata a implodere. Le cifre sul fenomeno, anche se si tratta solo di stime, sono impietose: oltre 3 milioni sono i caregiver familiari, parenti che oggi convivono e prestano cure a familiari affetti da gravi disabilità o da patologie legate ad es. all’invecchiamento altamente invalidanti, come ictus o demenze. Più in generale, si arriva a stimare in 9 milioni il numero di italiani che, conviventi o meno, già suppliscono alla scarsità o assenza dei servizi socio-assistenziali, specie domiciliari, e accudiscono  in solitudine nelle loro case i figli minori disabili o i propri  anziani. E se nel 2050, come prospettato dalle stime Ocse, in Italia ci saranno ben 74 ultra 65enni ogni 100 abitanti adulti (fra i 20 e i 64 anni), come si potrà sostenere questa situazione? La necessità, rileva ANMIC, è alla costruzione di una riforma sostenibile in grado di garantire quella assistenza domiciliare che oggi è realizzata attraverso servizi e prestazioni talvolta presenti a macchia di leopardo nel nostro Paese. Una minore disparità di trattamento territoriale e prestazioni sicure, insomma, per un piano di riforma da attuarsi in misura concreta, anche con la consultazione delle associazioni delle persone con disabilità.

IL LAVORO NEGATO -  Altra nota dolente rimane poi il diritto negato al collocamento. La legge che lo disciplina, la L. 68/99 sul collocamento mirato,  prevede la possibilità  - che ANMIC definisce assurda - per i datori di lavoro, di pagare un contributo esonerativo invece di assumere, magari con incentivi, le persone disabili. “Come può la legge 68/99, che disciplina appunto il collocamento - chiede il Vicepresidente ANMIC Alberto Mutti - consentire di pagare invece che collocare? Non deve essere concesso a nessuno di scambiare i posti di lavoro previsti per le persone disabili con il denaro.
Purtroppo nella legge 68 - dichiara ANMIC - ci sono troppe eccezioni: troppi “se”, troppe condizioni di fronte alle quali il datore di lavoro può chiedere l’esonero. Un esonero che purtroppo, in termini economici,  rimane un costo decisamente inferiore rispetto a quello di assumere un dipendente, e che quindi risulta sempre conveniente per il datore di lavoro. “Il risultato è che tra gli aventi diritto ad un posto di lavoro e i disabili realmente collocati rimane un abisso. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2013 perché il Governo non ha ancora presentato i dati del biennio 2014-2015, nonostante avesse l’obbligo di farlo entro il 30 giugno dello scorso anno. In sintesi: su 680 mila disabili aventi diritto, solo 18 mila sono i collocamenti.  In termini percentuali, la cifra è dunque sconvolgente: nemmeno il 3%. Ogni cento disabili, nemmeno tre trovano lavoro.
Sulla possibilità che lo Stato offre alle aziende di pagare per non dover assumere persone con disabilità, ANMIC avanza l’ipotesi di incostituzionalità, riferendosi all’articolo 4 della Costituzione, che dichiara: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”. A questo proposito, il Vicepresidente ANMIC Mutti dichiara: (…) “stiamo valutando la possibilità di sollecitare una questione di costituzionalità su quell’articolo della legge 68/99 in aperto contrasto con i dettami della Carta. Ma soprattutto saremo pressanti nella fase di stesura della ormai improrogabile riforma della disciplina, per cercare di evitare che questo principio assurdo venga confermato nella nuova legge sull'inserimento lavorativo delle persone disabili.”

LE PRINCIPALI DISCRIMINAZIONI SUI DISABILI – Ma quali sono le principali discriminazioni che i disabili italiani vivono sulla loro pelle? Un punto di osservazione sul fenomeno è rappresentato dal numero verde ANMIC 800572775, istituito per ricevere questo genere di segnalazioni da parte dei cittadini.  Attivo da circa un anno ma potenziato negli ultimi mesi, il numero riceve segnalazioni da parte delle persone con disabilità (associate all’Anmic o meno) che cercano tutela contro le discriminazioni subite sul lavoro, nella scuola, nel tempo libero, nei trasporti, nella vita di relazione quotidiana. Dai dati pervenuti in questo periodo (complessivamente 302 segnalazioni verificate), oltre alle evidenti barriere architettoniche, ancora più numerose risultano essere le segnalazioni legate a pregiudizio, superficialità e inefficienza. Tutto ciò porta a pensare che il problema sia innanzitutto di natura culturale. “Nella maggior parte delle segnalazioni – ha dichiarato Annalisa Cecchetti, Responsabile dell’Ufficio Antidiscriminazione ANMIC -abbiamo anzitutto informato le vittime degli obblighi sanciti dalle disposizioni legislative, quindi dei diritti “azionabili” e, quando opportuno, abbiamo creato un collegamento con l’Ufficio Anmic territoriale, al fine di garantire una più diretta tutela dell’associato".
L’ANMIC evidenzia che nei mesi estivi è aumentato il caso di segnalazioni relative alla “vita sociale e relazione con i cittadini”. con l’inizio dell’anno scolastico, le segnalazioni più recenti hanno riguardato le discriminazioni subite giornalmente dagli alunni con disabilità.

E’ infine interessante andare a vedere quali sono state le  segnalazioni recenti per tematiche:
1) Barriere architettoniche (11 casi)
2) Lavoro (22 casi)
3) Servizi Pubblici e Privati (32 casi)
4) Vita sociale, relazioni tra cittadini (29 casi)
5) Varie e non pertinenti (48 contatti )
6) Scuola (9 casi)

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 Redazione