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sapete come mi trattano foto vincitriceLe opere, in formato foto, fumetto, sceneggiatura e lungometraggio,h anno raccontato in modo inedito, talvolta ironico e sempre arguto, il tema della discriminazione vissuta dalle persone disabili

Tra tutte, quella dell’ironia è da sempre una delle migliori armi non solo per sdrammatizzare, ma anche per denunciare. Ed è proprio l’ironia, unita al paradosso, il filo rosso che unisce le opere finaliste e vincitrici del concorso promosso dalla Fish €˜Sapete come mi trattano?‑¬, che nella sua seconda edizione invitava a rappresentare il difficile tema della discriminazione.

Appello accolto con entusiasmo da molti, come testimoniato dalle oltre 500 tra sceneggiature, fumetti, fotografie e cortometraggi arrivati alla giuria, che nei giorni scorsi ha decretato i vincitori delle singole categorie, con una cerimonia al Senato.

Ma come è stata raccontata la discriminazione, quella che le persone disabili conoscono purtroppo bene, e che vivono sulla loro pelle? Alessia Radaelli, prima classificata nella sezione sceneggiatura, l’ha immaginata come una involontaria rappresentazione del mondo da parte di una maestra alla lavagna, corretta da un bambino che le ricorda come €˜l’handicap è una parte del mondo, non un mondo a parte‑¬. Maurizio Capone, invece, ha scelto uno dei tasti simbolo della inciviltà urbana, immaginando un parcheggiatore assai poco attento ai diritti delle persone disabili, catapultato all’improvviso in un mondo pieno di carrozzine.

Le vignette vincitrici, quelle delle matite di Marco Fusi e Vanessa Compagno (rispettivamente primo e seconda della categoria), hanno posto l’accento sulla scarsa attenzione o conoscenza della disabilità . Nel primo caso, con la vignetta in cui uno psicologo chiede al paziente in carrozzina di sdraiarsi sul lettino, quando di fronte al lettino stesso si trova una rampa di scale. La seconda, quella che vede un ragazzo porsi una serie di domande prima di invitare una ragazza in carrozzina ad uscire: come se la disabilità proiettasse in un mondo totalmente altro, in cui non solo si è in balia dell’aiuto altrui, ma anche non si è chiamati in causa sulle decisioni che ci riguardano.

Le fotografie hanno visto uno splendido collage, opera del Centro Diurno Le Villette Anffas onlus di Crema, in cui tutti sono fotografati con cappello di paglia e occhiali spessi: in questo modo è davvero difficile scovare l’‑¬intruso‑¬! L’opera di Marianna Di Palma, invece, rappresenta un bambino con le mani sulle orecchie, quasi a non voler sentire i giudizi su di lui che vengono rappresentati da disegni  aggressivi. Infine i cortometraggi, quello di Enrico Trucco, in cui  una carrozzina è inaspettatamente una sorta di €˜superpotere‑¬, di fronte alla superficialità altrui, e quello di Vito Palmieri, in cui la protagonista è la piccola Matilde, con idee chiare su come migliorare l’ambiente che sta intorno a lei, bambina sorda.

Un bello sguardo su modi inediti, arguti e sottili di affrontare la diversità forse peggiore, quella vissuta sulla propria pelle, ma con leggerezza, ironia e un pizzico di humor. Vi invitiamo a visionare tutte le opere vincitrici, a questo link.

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Redazione



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