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Da handicappato a disabile a diversamente abile‑¬¦definizioni diverse che celano pietismo

Prima si attribuiva l'etichetta di menomato a colui che aveva un rilevante numero di prestazioni vitali in meno della maggioranza dei componenti del genere umano. Poi, per motivazioni pietistiche mascherate da gentilezza, come se si trattasse di tutelare una minoranza e nello stesso tempo si volesse esprimere sollievo per il fatto di non farne parte, si è sostituito ai termini 'menomato' e 'handicappato' quello di 'disabile'. Ora alcuni propongono 'diversamente abile'.

Quali ragioni si possono trovare perché la coscienza collettiva tenda a modificarsi e accetti il termine diversamente abile?
Osservando il fenomeno da una prospettiva diversa ci si accorge che il cosiddetto 'disabile' sviluppa abilità diverse dal cosiddetto normodotato, come il cieco che non potendo usare la vista, per cercare di non perdere la funzione umana, si serve meglio degli altri sensi (udito, olfatto, gusto e tatto) e organizza diversamente la propria vita, abilità che, per ciò che è possibile, tendono a compensare il suo handicap. È evidente che colui che cerca di vivere il meglio possibile avendo meno mezzi degli altri, li utilizza meglio.

Più in particolare non sembra però che il disabile migliori lo specifico senso, perché questo, per sua natura, è incapace di oggettivo miglioramento, quanto la finalità (spesso inconscia) con la quale lo si usa. Questa finalità si può definire come attaccamento alla vita e, in senso lato, costituisce manifestazione dell'istinto di sopravvivenza.

Inoltre, il vivere, quando si è verificato un minore funzionamento della normale dotazione dell'essere umano, comporta necessariamente un maggiore affidarsi alle risorse dello spirito.
Per queste ragioni il diversamente abile dovrebbe essere additato a modello di tutta l'umanità . Lui infatti è un esempio di attaccamento alla vita, e prosegue a vivere per quello che è, non per quello che ha.
Conseguenza di ciò è che sono da rigettarsi le manifestazioni pietistiche verso il disabile, quelle, per intenderci, da superiore (il cosiddetto normodotato) ad inferiore (colui che ha degli handicap). Sono invece da accettarsi le manifestazioni di rispetto e considerazione per queste valide persone.


Giuseppe Pappone


IN DISABILI.COM:

LETTERA ANONIMA: "ANDATEVENE VIA, AVETE ROTTO I ...!"

LETTERA AD UN FIGLIO SPECIALE

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