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Chantelle Harlow modella vitiligineAlla New York Fashion Week ha sfilato la prima modella con sindrome di Down, mentre Desigual sceglie come testimonial una modella con vitiligine e Céline Joan Didion, scrittrice ottantenne

La bellezza, si sa, è un concetto relativo. E non si tratta solo di "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace". Varia col tempo, con le latitudini, con le sensibilità, ma ha una base e un nucleo irriducibile, universale, e inspiegabile. Si tratta di qualcosa di molto profondo, che ha a che fare con la consapevolezza, con l'aura, col carisma, con un insieme di forze concentriche che te la fanno riconoscere.

E il mondo della moda, quello che per definizione è (o dovrebbe essere) uno dei principali giardini in cui si coltiva e si celebra la bellezza, si sta forse accorgendo di questo, stando almeno a qualche segnale che sembra andare nella direzione di una bellezza non aderente a perfezione estetica, ma a carisma individuale, a originalità, a qualcosa che va oltre quello che vediamo con gli occhi, insomma, ma che percepiamo nel suo tutto.

Non solo alcune riviste sempre più spesso pubblicano servizi fotografici con protagoniste donne comuni, ragazze i cui stili, per strada, lanciano già tendenze; non solo si iniziano a vedere sulle passerelle donne non magrissime. Una delle più note case di moda, la parigina Céline, per la sua campagna pubblicitaria a lancio della collezione Primavera - Estate 2015 ha scelto il volto e la bellezza di Joan Didion, una delle più famose scrittrici americane, ottantenne. Uno sguardo, un fascino e una personalità che da sole costruiscono l'impalcatura di una bellezza della quale i capelli bianchi sono solo un aspetto, e neppure il più importante.

Altra notizia recente, la scelta di una modella con vitiligine come testimonial del marchio di moda Desigual. Desigual è nota per il suo celebre mix di forme e colori in tessuti sempre multicolor, dalle forme mai regolari.  E chi meglio di una ragazza il cui corpo è cosparso di macchie chiare (la vitiligine comporta la mancanza di pigmentazione in alcune zone della pelle, ndr) può essere associata all'idea di questa marca che ha fatto del mix, del colore e della fantasia le sue forme distintive? Tra l'altro, siamo di fronte a un esempio lampante di intelligenza nel far corrispondere la propria immagine di marca a un testimonial azzeccatissimo.  E poi sì, si tratta anche di una rivincita per Chantelle Harlow, questa diciannovenne ora modella che da piccola veniva chiamata mucca dai bulli, per via della sua pelle.

jamie brewer, modella con sindrome di Down E parlando di disabilità,  dopo la campagna della Diesel con una modella in carrozzina  affetta da distrofia muscolare,  anche dalle passerelle più recenti arrivano segnali interessanti. Si è conclusa da poco, negli Usa, la New York Fashion Week, la settimana della moda della Grande Mela. Molte le sfilate dei principali marchi di moda, che rappresentano anche l'occasione per eventi ai quali non fanno mancare la loro presenza star e personaggi famosi. Ma quest'anno si parla già di lei: Jamie Brewer, la prima modella con Sindrome di Down a sfilare in una occasione così prestigiosa.
Jamie, trent'anni, pur alla sua prima prova come indossatrice, non è nuova sulle scene: è infatti una delle attrici della serie "American Horror Story". A portarla sulle passerelle è stata la stilista Carrie Hammer che insieme a lei ha fatto sfilare anche altre donne "normali". Non ha mancato in portamento ed eleganza (Jamie fin da piccola ha studiato teatro, danza e arte), mostrando come la bellezza sia qualcosa che va ben oltre i canoni estetici della "normalità".

Già, la normalità. Ma di chi?

Qui sotto, il servizio di ABC News sulla sfilata di Jamie Brewer.

 


IN DISABILI.COM:

Lasciate che la non perfezione trovi spazio nella definizione di bellezza

Cartoni animati e disabilita'. Anche le bambine con Sindrome di Down sono principesse!

Francesca Martin

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