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antonella ferrari libroLe lotte delle quali parlo sono lotte comuni a molte persone: la lotta per avere una diagnosi, la lotta per farsi spazio in un mondo patinato, la lotta per essere trattati come tutti gli altri esseri umani, senza pietismi

Raccontarsi per raccontare. Dipanare i fili di una matassa che si è aggrovigliata intorno a una malattia, è il modo in cui Antonella ferrari, attrice, conduttrice televisiva e madrina AISM ha voluto raccontare la sua vita con mclerosi multipla. Antonella lo ha fatto attraverso le pagine di un libro, "Più forte del destino. Tra camici e paillette. La mia lotta alla sclerosi multipla", edito da Mondadori e già tra i più venduti in Italia. Noi l'abbiamo incontrata per capire perché l'ha scritto e quanto di lei troveranno i lettori, tra le sue pagine.


Il tuo libro è definito un'autobiografia, ma non è difficile per il lettore identificarsi. Perché hai deciso di scriverlo? E' stato un gesto liberatorio, un segnale che hai voluto dare alle altre persone con sclerosi multipla, un modo per dare voce a una malattia che spaventa ancora molto, soprattutto chi non la conosce?

Il mio libro è effettivamente la storia della mia vita e delle mie lotte. Identificarsi è molto facile perché le lotte delle quali parlo sono lotte comuni a molte persone: la lotta per avere una diagnosi, la lotta per farsi spazio in un mondo patinato e fatto solo di apparenza, la lotta per essere trattati come tutti gli altri esseri umani, senza pietismi o discriminazioni varie. In mezzo a tutte queste lotte c'è anche la voglia di far capire che la diagnosi di  sclerosi multipla non significa fine della vita ma inizio di un nuovo, non per forza meno bello e ricco.

Il tuo libro è una sorta di nastro riavvolto della tua vita passata con la sclerosi multipla,  a partire dalla diagnosi, difficile e problematica, fino a oggi. Quanto è stato doloroso recuperare quella parte di memoria?

E' stata la parte più difficile del libro. I primi capitoli sono stati difficili non solo da scrivere ma anche da ricordare e digerire. Ho chiesto aiuto a mia madre perché mi sono accorta che certi ricordi dolorosi li avevo volutamente rimossi, per soffrire di meno. Ora però che sono riaffiorati nella mia mente sono felice di averlo fatto. Ora posso dire di aver fatto pace anche con quella bambina spaventata e arrabbiata di un tempo.

Ho letto che tu non sei tra quelli che "la malattia è un'opportunità che ti fa scoprire il valore della vita", ma, anzi, ne faresti volentieri a meno. Che rapporto hai oggi con la tua malattia? Provi rabbia, senso di sfida, o accettazione consapevole di fronte a questa inquilina non invitata?

Io sono la prima che cerca di infondere coraggio in chi ascolta ma non amo le frasi ad effetto, quelle che scatenano l'applauso e che, secondo me, vengono dette proprio con quell'intento. Convivo serenamente con la mia patologia, questo penso che traspaia, ma non posso negare che, se potessi tornare indietro, sarei felice di proseguire la mia carriera di ballerina e di passare meno tempo in ospedale e più a divertirmi con gli amici! Avrei preferito crescere come molti altri ragazzini e non trovarmi ad 11 anni costretta a diventare donna tutto di un tratto. Nonostante queste considerazioni sono felice di essere riuscita a reinventarmi la mia vita con il sorriso sulle labbra‑¬¦ma da lì a benedire la malattia ce ne vuole, non ti pare?

Tu sei una donna di spettacolo che sa quanto sia difficile fare entrare la disabilità in quel mondo.  In Inghilterra un recente reality su appuntamenti organizzati tra persone disabili, in Italia una trasmissione televisiva condotta da Alex Zanardi‑¬¦ ti sembrano questi segnali di qualcosa che stia cambiando, in questo senso?
All'estero i cambiamenti e l'apertura mentale ci sono, in Italia siamo ancora lontani anni luce. Al di là del reality inglese decisamente discutibile, all'estero anche l'attore disabile fa meno paura. Hai presente l'anatomopatologo di CSI? Quello con la stampella? Lui , come me, è realmente disabile e lotta per la rivendicazione dei diritti degli artisti disabili. Ma lui ci riesce, viene ascoltato e apprezzato, io invece fatico non poco!
Io rivendico la professionalità delle persone, indipendentemente dalla loro cartella clinica. Trovo giustissimo Zanardi in tutte le sue imprese sportive mentre la conduzione la lascerei a chi lo fa di mestiere, con tutto il rispetto e la stima che ho per Alex. Io sono un'attrice e una conduttrice e voglio essere scelta per le mie capacità , non per il mio stato di salute!


Quando ti si vede trasmetti sempre un'idea di dolcezza e forza, insieme.  Chi leggerà "Più forte del destino" scoprirà il segreto di questa tua capacità di affrontare la vita con una marcia in più?

Chi leggerà il mio libro non conoscerà l'attrice e nemmeno la malata, conoscerà Antonella, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Molte delle persone che l'hanno già letto, e sono tante visto che dopo sole tre settimane sono nella classifica dei libri più venduti in Italia, mi scrivono di aver capito meglio la mia sofferenza e molti altri aspetti di me. Quello che più mi fa piacere è che tutti lo definiscono un libro vero, senza autoreferenzialità o  prediche da eroina saggia. Io sono caduta mille volte ma ho trovato la forza di rialzarmi ogni volta, grazie ai miei sogni, alla fede e ai miei genitori.  Sono una donna normale, una donna che ama le sfide e cerca sempre di vincerle!


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Francesca Martin

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