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porta del reparto umberto I"E' tutto uno scambio di sentimenti che a volte sono di gioia a volte un po' meno, ma il nostro sforzo è comunque quello di portare un po' di luce in situazioni dove ce n'è poca"

Li vedi circolare nei reparti solitamente di pediatria ma anche geriatria, e non solo: nasi rossi, vestiti extralarge e colorati, scarpe enormi. Sono i clown di corsia, persone che portano il sorriso dove di sorrisi ce n'è davvero bisogno, tra gli ammalati e i ricoverati degli ospedali.  Perché non farsi raccontare da loro, quindi, la vita in corsia? Lo hanno fatto i clown di Antas , presenti all'inaugurazione del nuovo reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma, il quale si pone l'obiettivo di diventare il secondo punto d'eccellenza di tutta Italia, dopo il Bambin Gesù.

L'inaugurazione, che si è tenuta il dodici febbraio scorso, ha visto la partecipazione di numerose autorità, tra cui il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni e tanti altri, che hanno espresso soddisfazione per questo nuovo reparto realmente a misura di bambino, con le stanze colorate, un'area giochi realizzata da un'illustratrice Disney e una cucina dove i genitori dei bambini possono preparare un vero pranzo per i propri figli, per farli sentire anche un po' a casa.

A raccontare i sorrisi più veri dei bambini ospitati del reparto sono proprio i volontari, clown di corsia: "Quando c'è impegno, entusiasmo e passione si possono raggiungere traguardi difficilissimi - spiega Cristiano, uno dei clown di Antas - Il nostro è un volontariato che si discosta abbastanza dal concetto che c'è nell'immaginario comune. Noi ci trasformiamo in clown perché vogliamo tirar fuori lo spirito infantile di ogni bambino, ma per fare questo dobbiamo mettere a nudo prima di tutto il nostro di spirito infantile. Non ci sono ingredienti indispensabili per riuscire ad essere questo tipo di clown: c'è solo il cuore di chi decide di fare questa scelta e mette il suo tempo a disposizione degli altri".

clown di corsiaContinua Cristiano: "Sembra un sacrificio, ma facendo questo ci si accorge che l'aiuto che si dà, torna indietro in tante forme. In termini di emozioni, gratificazione e crescita. Per noi quello che facciamo tutti i sabati nel reparto di oncologia pediatrica, ma anche in terapia intensiva, in nefrologia, fibrosi cistica e pronto soccorso, è un servizio. Sono molteplici i significati di questa parola: comprende il fatto che assolvi un compito per gli altri,di cui però sei responsabile perché ti metti totalmente in gioco ed hai bisogno di tutte le tue energie. Spesso capita che entriamo in una stanza a portare emozioni e ne usciamo con un carico altrettanto forte. E' tutto uno scambio di sentimenti che a volte sono di gioia a volte un po' meno, ma il nostro sforzo è comunque quello di portare un po' di luce in situazioni dove ce n'è poca".

Altro aspetto non trascurabile di questa "presenza" volontaria è il rapporto che si crea non solo con i piccoli pazienti, ma anche con il personale medico: c'è una grande collaborazione ed integrazione per cui può capitare che un medico chieda l'aiuto del clown per un particolare intervento sul bambino (ad esempio un prelievo o manipolazioni ortopediche fastidiose). Grazie alla loro professionalità, i volontari di Antas sono riusciti a ritagliarsi un ruolo riconosciuto all'interno dell'ospedale e quest'integrazione rende l'ambiente più sereno e disteso. Inoltre è il medico stesso che sa quanto è importante il momento della clownterapia perché vede che i bambini lo  aspettano con grande entusiasmo. "Tutto questo ti dà grande forza per continuare, un grosso senso di gratificazione personale ma anche di responsabilità, perché sai che all'appuntamento non puoi mancare", dicono i volontari.

Cosa spinge una persona a fare questa scelta? "Ci sono vari aspetti complessi che ruotano intorno ad una scelta del genere, e ognuno di noi si avvicina al corso di clown terapia con una sua motivazione soggettiva. Io personalmente sono stato affascinato dal film di Patch Adams, ma la cosa più importante è che nel momento in cui entri a far parte del gruppo, ti accorgi che tutte queste motivazioni soggettive confluiscono in un unico flusso di energie che segue dinamiche differenti. Per quanto mi riguarda per fare il clown devi avere ben chiaro il fatto che il sorriso è un'arma potentissima: non è detto che dietro ogni sorriso non ci siano delle lacrime e viceversa. Una volta che hai capito questo riesci ad maneggiare quest'arma con cura, nel senso che puoi portare un sorriso dove sembra quasi impossibile ottenerlo. In reparti come questi può sembrare assurdo mettersi a scherzare, ma non è così: tutti abbiamo bisogno di aggrapparci a qualcosa e noi siamo il mezzo per dare speranza a questi bambini. Ci riusciamo non perché siamo attori professionisti, ma perché lo facciamo con amore".


Per info:

http://www.antasonlus.org/


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Redazione


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