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"Non è soffermandoci sulle definizioni formali e terminologiche che risolveremo i problemi dell'integrazione globale e delle vere pari opportunità": non c'è traccia di entusiasmo nel commento di Ida Collu, presidente dell'Ente Nazionale Sordi, circa l'ultima decisione della commissione Lavoro del Senato in fatto di "non udenti".
Il vecchio termine "sordomuto" scomparirà da tutte le leggi e dai documenti ufficiali per essere rimpiazzato dal nuovo "sordo preverbale".
"Dietro definizioni - prosegue la Collu - si delineano impostazioni culturali e filosofiche che inquadrano la sordità in prospettive ben differenti l'una dall'altra". E questa prospettiva all'ENS non piace proprio.

E questa nuova definizione cosa rivela?
Il termine 'sordo preverbale' di riferisce al 'minorato sensoriale dell'udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva che gli abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato'. Con questa parole si pone l'accento esclusivamente sull'acquisizione della parola, una delle forme espressive del linguaggio, peraltro molto complessa per la persone sorda. Fare riferimento solo alla lingua verbale non tiene poi conto della Lingua dei Segni, lingua complessa e con una propria struttura sintattica, morfologica e grammaticale, e che viagggia sul canale integro della persone sorda, quello visivo-gestuale.

Quale termine suggerirebbe allora?
Da sempre sosteniamo la definizione "sordo prelinguistico", perchè fa riferimento non ad una condizione negativa - le difficoltà di acquisire naturalemnete la lingua vocale - ma all'intatta facoltà di linguaggio presente in tutti gli essere umani. La sordità in questo modo non viene ridotta ad un mero problema di logopedia. E' una definizione che tiene conto della gravità di una disabilità, che diviene tale quando la società utilizza un canale comunicativo precluso alle persone sorde, innalzando così le barriere della comunicazione che impediscono ai sordi di partecipare al vivere civile.

Grazia Sestini, sottosegretario del Welfare ha dichiarato che "Si tratta di una modifica attesa dalle associazioni delle persone affette da questa tipologia di disabilità e si tratta pertanto di un ulteriore passo avanti compiuto dal nostro Paese verso una sempre migliore tutela e verso la completa e sostanziale equiparazione di tutti i cittadini". E' d'accordo?

L'ENS ha recepito la comunicazione del Ministero del Welfare con grande stupore ed amarezza, poiché non si tratta affatto di una modifica "molto attesa dalle associazioni" ma il prevalere di posizioni ideologiche sulle reali esigenze e volontà della comunità dei sordi.

Forse, più che a queste formalità, il Ministero dovrebbe pensare a modifiche più concrete, a riforme che andassero davvero a vantaggio di queste categorie. Quali dovrebbero essere le priorità?

Qui non si tratta più, infatti, di discutere di termini ma di "ascoltare" le ragioni e le richieste di chi quotidianamente lotta per diritti che dovrebbero essere acquisiti, per avere accesso a questa società dell'informazione ma che emargina da sé una parte consistente di cittadini, considerati spesso di "serie B". Una vera integrazione allora nascerà solo da un ampliamento di prospettiva, dalle pari opportunità, dall'accessibilità e dall'abbandono di pregiudizi, dall'accettazione reale e non retorica della diversità.
Nascerà solo quando abbandoneremo posizioni arroccate ed ideologiche per venire veramente incontro alle esigenze reali delle persone sorde. L'ENS pertanto avvierà decise azioni di mobilitazione e cercherà, con tutte le forme di dissenso possibili, di fermare l'ennesima discriminazione ai danni della categoria.

Link al sito dell'ENS
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Tel. 06 398051
Fax 06 39805231

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[Francesca Lorandi]

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