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Civitas, ultimo giorno. Ancora colori, ancora volti e persone da incontrare, anche se in generale cambia il pubblico: le (tante) scolaresche dei primi due giorni di fiera cedono il passo alle (tante) famiglie, in generale con bimbi, che popolano fin dal primo mattino Civitas. Per il resto a prevalere sono ancora i giovani, con la loro allegria, sorrisi, voglia di cambiare il mondo. E che qui trovano pane per i loro denti, e per concretizzare con azioni vere questo spirito: non mancano progetti, idee, realizzazioni, missioni, proposti dai circa 600 espositori. A volte fa bene sentirsi in tanti: e sapere che comunque anche in un’occasione così qualificata si rimane la punta di un iceberg, perché se a Civitas c’è molto del terzo settore, almeno altrettanto non è rappresentato. Ma comunque opera con successo nel tessuto del territorio.

L’atmosfera resta quella domenicale, cioè della festa, e del rilassamento. La fanno da padroni la musica, con i ritmi esotici dell’africa e dell’america latina – borghi e flauti su tutti -  e lo sport, con il basket in carrozzina del Millennium basket, e con la danceability dell’associazione Ottavo giorno. In attesa dello spettacolo di Lella Costa “Stanca di guerra”, che chiuderà idealmente questa undicesima edizione.
Tra i convegni legati alla disabilità si è distinto quello organizzato da H81 Insieme Vicenza Onlus, dal titolo “Differenze di genere, e qualità della vita”, ma più eloquente nel sottotitolo “…libere da, libere per…”. Dietro al tavolo dei relatori quasi solo donne: donne para-tetraplegiche, provenienti da diverse regioni d’Italia, e che hanno raccontato disagi e discriminazioni doppie – in quanto disabili, e in quanto donne – che vivono nel quotidiano. Ma doppie non solo dall’esterno, motivate da queste “scuse”: doppie anche da parte di chi tutela i movimenti dei disabili, e da chi si muove nell’ambito dei diritti delle donne. Eppure i dati parlano chiaro: sul lavoro, nella scuola, nella politica, se ci sono pochi uomini disabili, donne in carrozzina ce n’è anche meno. Quindi una distinzione di genere c’è, ma non è riconosciuta dai rispettivi movimenti. Passi in avanti non mancano -  si pensi alla recente legge anti discriminazione in campo lavorativo -  ma c’è ancora molto da fare, a cominciare dai movimenti amici.

A Civitas si sono visti anche volti noti, da sempre amici del terzo settore e del salone del non profit. In particolare, oltre ai politici locali, si è visto l’ex segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, e don Antonio Mazzi di Exodus.
Entrambi, oltre a intervenire in alcuni convegni, hanno incontrato i visitatori di Civitas, non disdegnando di scambiare una battuta assieme. E anche questo rende bene l’atmosfera che si respira, di buona cordialità. Nonostante siano mancati, forse, alcuni grossi nomi anche della politica nazionale, che in altre edizioni avevano dato lustro al porto franco Civitas. Certamente il momento di passaggio tra i due governi non ha aiutato, ma si conta che presto questo filo con la politica nazionale possa essere rinsaldato, visto che per programmare il terzo settore c’è bisogno senz’altro di tutti i settori della società. Non ultimo chi alla fine decide.

INFO:

Vedi il nostro speciale Civitas 2006

L’intervista che don Mazzi e Savino Pezzotta ci avevano rilasciato nel corso di una precedente edizione di Civitas

[Alberto Friso]

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