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E' terminato il calvario di Mirzeta, una ragazza di origine bosniaca che da anni aveva urgente bisogno di un trapianto renale.
Lo scorso 29 novembre Mirzeta è stata operata con successo nella Clinica Universitaria di Padova, grazie ad un rene donatole dalla madre, Nura.
Una vicenda complessa che si è conclusa bene grazie alla collaborazione di Istituzioni, Sistema Sanitario e Volontariato.
Perché, se da una parte l'operazione, eseguita dal chirurgo Paolo Rigotti, è la dimostrazione dell'avanzamento delle tecniche di laparoscopia e di come oggi l'espianto di organi da persone vive sia una realtà, dall'altra parte la storia di Mirzeta fa nascere delle riflessioni di tipo sociale.
L'intervento non sarebbe stato infatti possibile senza la cooperazione delle Istituzioni e del Comitato d'Intesa di Belluno, che si è preso carico della situazione coprendo parte delle spese.
Fondamentale è stato il ruolo svolto dal Dipartimento per le Politiche Sanitarie Internazionali, un organo creato dalla Regione Veneto nel 2001, e che gestisce un fondo di circa 800 mila euro all'anno, destinato alle spese ospedaliere e di farmaci per i sei mesi successivi all'operazione di cittadini extracomunitari.

"Il fondo - spiega il direttore del Dipartimento Luigi Bertinato - viene attivato su richiesta di un 'soggetto proponente'.
In pratica sono le Associazioni di volontariato presenti nel Territorio che devono segnalare il caso e chiedere l'attivazione del fondo per eseguire l'intervento sulla base di relazioni mediche e cartelle cliniche.
Poi una Commissione medica valuta l'urgenza e la corrispondenza tra la richiesta e gli scopi del fondo e si esprime
".

Da luglio 2001 a dicembre 2004 gli interventi sono stati complessivamente 255 e hanno riguardato pazienti provenienti da 38 diversi Paesi.
Il 60 per cento di loro sono bambini, mentre le patologie più frequenti coinvolgono il sistema cardiovascolare.
Il fondo rappresenta in realtà un cofinanziamento, perchè tutte le spese di trasporto, alloggio e soggiorno al di fuori dell'ospedale devono essere coperte dal soggetto proponente che, nel caso di Mirzeta, è stato il Comitato d'Intesa di Belluno.
La ragazza intanto, è già tornata a casa, a Srebrenic, la cittadina bosniaca nella quale ha sempre vissuto.
Qui, lei e la madre potranno ricominciare una vita più serena, con la sicurezza di essere sempre seguite dal punto di vista medico.

Rapporti socio-sanitari internazionali - Il programma di ricoveri per ragioni umanitarie da tutto il mondo
Dal luglio 2001 la Regione Veneto ha avviato questo programma rivolto ai cittadini non appartenenti all'Unione Europea.
Sia per il programma dei ricoveri, sia per le attività internazionali di cooperazione ed emergenza umanitaria, la Regione collabora con le Aziende Ulss venete, come l'Azienda Ospedaliera di Padova, e con i Ministeri italiani ed esteri, i Consolati, le Organizzazioni Non Governative, le Fondazioni e gli Enti locali.
Un'ottica globale, quindi, che pone questo programma all'avanguardia rispetto al panorama nazionale.
Il Veneto è infatti l'unica Regione italiana ad avere istituito un servizio dedicato ai programmi internazionali in ambito sociosanitario.


Link alla pagina dei "Programmi di ricovero mondiali" organizzati dalla Regione Veneto

Link al sito della Regione Veneto

Link alla pagina del Comitato d'Intesa di Belluno

Link al sito del Ministero della Salute


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[Francesca Lorandi]

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