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Quando ero molto piccolo, la prima forma di liberta' fu il viaggio. Durante la mia infanzia, negli anni ’50, trascorrevo lunghi mesi in una clinica di Firenze, per cercare di aggiustare le tante fratture alle ossa che mi procurava quella strana malattia di cui nessuno aveva mai sentito parlare, l’Osteogenesi Imperfetta. Mio padre e mia madre non volevano che rinunciassi, assieme a mio fratello, piu' grande di me e senza nessuna invalidita', alla scoperta del mondo, a partire dall’Italia.


Avevamo pochi soldi, e una vecchia Seicento, sul cui tettuccio veniva caricata, e fermata con le cinghie del portapacchi, la mia prima carrozzina, derivata da un passeggino per bambini. Con quel trofeo sul tetto, mio padre ha percorso l’Italia in lungo e in largo: sono stato a Venezia, a Torino, sulle Dolomiti, a Sorrento, in Sicilia, a Roma, sul Gargano…non ricordo piu' neppure tutte le mete di questo girovagare. Il viaggio e'poi entrato nella mia coscienza come una dimensione di giustizia, un diritto al quale non avrei mai dovuto rinunciare, anche con la mia mobilita' ridotta. Mi sono sposato con Nadia, anche lei in carrozzina per una paraplegia: abbiamo continuato a viaggiare, in Italia e all’estero, a Parigi, a Vienna, a New York, ai Caraibi, ad Amsterdam, al Polo Nord… Ora non viaggiamo piu' tanto spesso, perche' la sua salute e il mio lavoro ce lo impediscono. O meglio, io sono quasi sempre in movimento, e uso treni, aerei e automobili, pulmini e tram, metropolitane e autobus, da solo o in compagnia.


Lavoro molto da casa, davanti al computer, ma questa non e' una gabbia proprio perche' viaggio, perche' la mia vita e' da “Easy rider…”. Ecco perché ho proposto ai miei amici di chiamare “Easy” la prima mostra-convegno sul turismo per tutti, disabili e anziani compresi. Perché “easy” vuol dire facile, semplice, leggero, ma e' anche una dimensione di vita, una scelta di liberta'. Un banale incidente stradale, pochi giorni fa, a due passi dalla mia abitazione forse mi impedira' di essere presente a Easy: e' la vita che continua a giocare a rimpiattino, ne terro' conto, avanzo qualcosa per le prossime avventure. Ma ai miei amici, agli amici di “Disabili.com”, chiedo di andarci, a Ferrara, da venerdi' a domenica, e di andarci non da soli, ma con gli amici, con le famiglie, con qualche assessore che non ha le idee chiare sulla disabilita' e sul nostro coraggio.


Scoprirete un mondo di persone competenti e positive, concrete e allegre, che non cercheranno di imbrogliarvi con proposte di viaggio costose e inaccessibili, ma vi proporranno riflessioni, idee, suggerimenti, progetti veri e concreti. Utili a tutti. E’ la prima volta che in Italia succede una cosa del genere. Con il vostro aiuto, con la vostra presenza, sarà la prima di una lunga serie, perche' l’Italia finalmente puo' cominciare ad essere una meta per vacanze accessibili, per un ambiente usufruibile da chiunque. Non come quando, a cinque anni di eta', venni issato di notte su una ripida scaletta di un albergo di Sorrento da due camerieri che scandivano ritmicamente “…ooh, issah…” mentre io, aggrappandomi ai braccioli della carrozzina, guardavo in alto, nel cielo, una splendida luna piena. Che non dimentichero' mai.


Franco Bomprezzi

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