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La stessa discriminazione è un atto di violenza, tanto più grave quando compiuta contro chi non può difendersi

 

Le cronache quotidiane ci restituiscono tristemente, con frequenza allarmante, notizie di violenze ai danni delle donne. E cosa succede se la vittima è anche un soggetto fragile, un soggetto con disabilità? Su questo ci fermiamo a pensare oggi, che si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

IL 40% DELLE DONNE DISABILI ABUSATE - Se la pancia e la percezione quotidiana ci fanno dire che gli abusi sulle donne sono tanti, è leggere le cifre che lascia addirittura storditi: una conferma che non dà scampo sono quei 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale,  ovvero il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. I dati sono quelli raccolti nella ricerca Istat La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia pubblicata nel 2014 (qui il pdf con tutti i risultati).
Il numero, già sconvolgente, tocca quasi la quota scandalosa del 40% in caso di presenza di disabilità o problemi di salute. La ricerca riporta infatti che ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Le donne con disabilità o problemi di salute corrono inoltre il rischio doppio delle altre donne di essere vittime di stupri o tentati stupri (il 10% contro il 4,7%). E se l’abuso è sempre, sempre, sempre da condannare, l’abuso compiuto nei confronti di chi non può difendersi ed è più vulnerabile – sia fisicamente, sia mentalmente – è una ripugnanza che si deve rigettare con tutte le forze.

STRUMENTI CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE – Con l’obiettivo di dare vita a un quadro normativo condiviso a livello internazionale, l’11 maggio 2011 è stata adottata la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, siglata da 36 Stati e ratificata da 14 (tra cui l’Italia, nel 2013). La Convenzione, con l’espressione “violenza nei confronti delle donne”, ha inteso indicare che si tratta di unauna violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata” (art. 3, lett. a), della Convenzione). Con questo obiettivo è stato realizzato il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere per il quale è stato presentato a inizio anno un “contributo” da parte dell’Anffas, che invitava a inserirne dei riferimenti rispetto alle donne con disabilità.

VIOLENZA E’ ANCHE DISCRIMINAZIONE - Ma la stessa discriminazione è una forma di violenza. Una tra le più subdole, ma che mina dall’interno il proprio diritto ad essere cittadino, ad essere donna, ad essere persona. E’ violenza la discriminazione lavorativa (qualcuno ha mai provato ad aggiungere alla difficoltà delle donne di trovare lavoro l’aggravante di essere anche una donna con disabilità?). E’ violenza la difficoltà di trovare strutture sanitarie attrezzate nelle quali donne con disabilità grave e non collaboranti possano ad esempio sottoporsi a visita in modo sereno. Qualunque tipo di violazione dei diritti e delle libertà fondamentali, lo ricordava la stessa convenzione, è violenza.

UNA RICERCA APERTA – Tanto è ancora da fare, ma le situazioni di attenzione e aiuto alle donne con disabilità esistono e vanno incoraggiate. Come l’Ambulatorio Il Fior di Loto che l’Associazione Verba ha avviato in collaborazione con i consultori familiari dell’ASL TO1 nell’ambito del Progetto Prisma – per le Relazioni d’Aiuto, il quale garantisce parità d’accesso alle prestazioni ginecologiche a tutte le donne con disabilità anche grave. Nella sua attività, l’Ambulatorio ha purtroppo rilevato come il fenomeno della violenza ai danni di questa tipologia di utenza sia sommerso ma ben presente, ed è per questo che è stato avviato, oltre all’ambulatorio, uno sportello di ascolto per la violenza ai danni di persone disabili. Per comprendere la portata del fenomeno a Torino, lo stesso Consultorio ha avviato una ricerca in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino – Facoltà di Psicologia. Chi fosse interessato (tanto donne quanto uomini)  può compilare anonimamente il questionario qui. Inoltre gli intervistatori dell’Università si sono dichiarati disponibili a somministrare il questionario via email, presso il domicilio delle persone da intervistare o presso sedi altre comodamente raggiungibili dagli intervistati. La ricerca è condotta dal Dipartimento di Psicologia di Torino (Responsabile Scientifico, Professor Claudio Longobardi: claudio.longobardi@unito.it) in convenzione con l’Associazione Verba (Responsabile Scientifico, Dottoressa Laura Stoppa).

PARLARE DI VIOLENZA E DISABILITA’ – E rispetto a una disabilità specifica  – la sordità – si discuterà di violenza sulle donne non udenti il prossimo 28 novembre a Siena, nel corso del convegno internazionale Donne Segnate, organizzato dalla onlus Mason Perkins Deafness Fund  in collaborazione con Provincia di Siena e con il patrocinio di Consiglio Regionale Ens per la Toscana e Comune di Siena. Al centro del dibattito e dell’approfpondimento i servizi, le storie di vita vissuta, le battaglie politiche per i diritti delle donne sorde, ma anche il focus sulla lingua, quella dei Segni ma non solo, e come questa possa già di per sé suggerire la discriminazione, la disuguaglianza. Il convegno è ad ingresso libero; è previsto il servizio di interpretariato. Al sito www.mpdfonlus.com tutte le info.

Per informazioni:
Associazione Verba
ass.verba@libero.it

Mason Perkins Deafness Fund  
info@mpdfonlus.com


In disabili.com:

FEMMINICIDIO, DISABILITA' E VIOLENZA DI GENERE. COME CONTRASTARE IL FENOMENO?

UNA MIMOSA PER TUTTE LE DONNE DEL MONDO, DUE A QUELLE DISABILI!


Francesca Martin