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In UK un progetto che mette al centro l’esperienza di shopping di persone anziane o con disabilità intellettive, dedicando loro attenzioni e il tempo necessario alle spese

In questi giorni cominciamo, chi più chi meno, a preoccuparci per non trovarci all'ultimo con i regali da comprare. Natale, si sa, è periodo di compere, e non sono solo i negozi di abbigliamento o di oggettistica ad essere presi d'assalto, ma i supermercati stessi! Per le cena della Vigilia, il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno ci sono molte pietanze da preparare e servono molti ingredienti, soprattutto di qualità! Quante volte un'anziana nonna avrà demandato alla nipote il compito di fare la spesa tra carrelli stracolmi, clienti agitati e commesse indaffarate: Ci andrei io, ma tu fai prima, io mi confondo, c’è troppa confusione per me…

LO SHOPPING E LE PERSONE DISABILI O ANZIANE - In quel clima di euforia ma al contempo di confusione c'è poco spazio e poca concentrazione per un anziano che voglia fare la sua spesa con calma. Allo stesso modo, l'impresa può presentarsi ardua per una persona che può avere bisogno di più tempo, perchè disabile intellettiva o affetta da disturbi del linguaggio. In tali condizioni questi clienti possono andare in tilt: non riescono a farsi capire, e ad un certo punto può capitare anche che vengano abbandonati dai commessi che non possono dedicare loro troppe attenzioni.
Alle volte sarebbe solo questione di poter avere un po' di tempo in più per farsi ritornare alla mente ciò che si stava cercando, più tempo per cercare gli spiccioli alla cassa senza sentirsi bersaglio delle occhiatacce degli altri in coda, o riuscire a farsi capire, e a propria volta comprendere, quando interagiamo con gli addetti alla vendita. Ma spesso questo tempo, nei nostri giorni frenetici di una società frenetica, nei supermercati non c'è.
A quel punto questa esperienza diventa frustrante non solo per il diretto interessato, ma anche per l’eventuale accompagnatore.

L'IDEA DI SLOWSHOPPING - È proprio a partire da un'esperienza di questo genere che è nata, nel Regno Unito, l'idea di Slowshopping (in italiano “Shopping lento”), un'iniziativa volta a concedere più tempo e spazi adeguati per la persona in difficoltà (anziana, disabile intellettiva o con altri disturbi del comportamento o del linguaggio) che abbia bisogno di tranquillità e di concentrazione per eseguire questo compito che sembra facile ma non lo è: fare la spesa.
Racconta la fondatrice del marchio, Katherine Vero: “Mia madre aveva comiciato a soffrire di demenza e la malattia ci stava togliendo tutte le cose belle e straordinariamente abituali che facevamo insieme, come lo shopping. Ma io non volevo rassegnarmi: volevo che mia mamma fosse parte del mondo e non si isolasse. L'esperienza dello shopping mutò mano a mano che mia madre diventava sempre più una cosa separata dal mondo reale e io mi ero ritrovata a dover mediare tra lei e lo staff del negozio che non sempre ci capiva. Un giorno alla cassa, mia madre non ricordava più il pin della sua carta di credito, io le suggerii di usare la mia, ma lei insisteva per usare la sua, dicendomi che la cassiera poteva vedere il numero e sapeva cosa fare. La cassiera ci guardò disinteressata e io mi sentii sola. Ero imbarazzata e mi sentivo isolata, abbandonata. In quegli attimi pensai che ci doveva essere una via migliore per tutto ciò.
E così fui ispirata dall'idea di Slowshopping: provvedere a creare un ambiente accogliente e sicuro per qualsiasi persona che avesse avuto bisogno di più tempo per fare il suo shopping”.

SERVIZIO, COMPRENSIONE, TEMPO - Slowshopping è, quindi, un'iniziativa volta a supportare e seguire durante il processo d'acquisto tutte quelle persone che hanno bisogno di un aiuto vicino e di molta calma per poter fare le loro compere: persone che soffrono di demenza o di disturbi mentali, che sono colpite da disturbi del linguaggio, persone anziane o con disabilità intellettive.
Slowshopping vuole essere un progetto inclusivo per dare a tutti il tempo e lo spazio per pensare. A tal proposito, nei negozi targati Slowshopping, non ci sono particolari corsie riservate, né alcun'altra forma di separazione o “ausilio speciale” è presente, tale che possa far sentire i consumatori più “impacciati” e deboli, diversi dagli altri, generando in loro stress e disagio.
L'unica particolarità di questo tipo di negozi è che si concede alle persone uno spazio dove possono prendersi tutto il tempo necessario per vivere l'esperienza della spesa con calma.
I tre pilastri di Slowshopping sono: SERVIZIO, COMPRENSIONE/EMPATIA e TEMPO. Ci sono dei tempi dedicati all'interno della settimana dove lo staff del negozio concede più tempo e più spazio ai suoi clienti, di cui conosce i bisogni e le difficoltà. Sono disponibili delle sedie all'interno del negozio, su cui è possibile sedersi, e vi sono delle postazioni di assistenza in cui uno staff preparato e consapevole dei bisogni degli utenti saprà rispondere alle domande che il cliente gli fornirà.

IL PRIMO NEGOZIO SLOWSHOPPING - Il primo negozio che ha accettato la sfida di Katherine Vero e le ha permesso di sviluppare all'interno della sua struttura il suo concetto di Slowshopping è uno dei supermercati della catena “Sainsbury”, in particolare la filiale di Gosforth a Newcastle-upon-Tyne in Inghilterra.
L'azienda ha investito più di 50 000 ore nell'anno passato dedicate alla formazione dei suoi dipendenti in tema di disabilità - tanto visibili e manifeste quanto invisibili (come l'autismo) per imparare ad avere un primo approccio positivo con la persona.
La modalità Slowshopping è attiva ogni martedì dall'1 alle 3 di pomeriggio. In questo lasso di tempo, le persone che vorranno usufruire di questo servizio potranno fare shopping con tutta calma, avendo a disposizione l'assistenza di commessi specializzati se ne avranno bisogno. Saranno accolte all'ingresso da un commesso, adeguatamente formato in materia, che sarà disponibile per qualsiasi richiesta del cliente lungo tutto il suo periodo di permanenza all'interno del supermercato, vi saranno sedie alla fine delle corsie e due help-desks specifici dedicati all'assaggio e alla vendita dei prodotti più comuni e preferiti dagli inglesi o di trend del momento. Essi svolgeranno anche funzione di infopoint e di assistenza per rispondere a tutte le domande del cliente.
Il progetto ha preso piede e ha trovato un buon riscontro fra la popolazione. La speranza è che tanti altri supermercati e negozi aderiscano a questo trend e che lo Slowshopping possa far da traino per un'idea di shopping meno frenetico e più inclusivo.

IL PIACERE DI FARE SHOPPING – La valenza positiva di questo progetto è il suo desiderio di tutelare il piacere delle persone – seppure fragili - nel fare shopping.
Perché una malattia, una disabilità non ci trasforma in una persona senza desiderio di interazione, di autonomia, di ricerca del proprio soddisfacimento. Fare acquisti è infatti risultato tra gli hobbies preferiti delle persone: una ricerca di una società inglese per i malati di Alzheimer ha rilevato come otto su dieci delle 850 000 persone con demenza residenti nel Regno Unito definiscano lo shopping come la loro attività preferita, ma di come uno su quattro di loro abbia smesso di far compere dopo la diagnosi.

Per maggiori informazioni:
Sito ufficiale Slowshopping (in inglese)

In disabili.com:
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Donata Viero