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CasaDrastica riduzione delle assunzioni di operatori nelle amministrazioni comunali

È stata presentata nei giorni scorsi a Roma nei giorni scorsi la Sesta rilevazione nazionale sul rapporto fra Enti Locali e Terzo Settore, promossa dall’Auser, e il quadro che ne emerge è preoccupante: grande sforzo degli attori locali coinvolti, però con poche idee in comune, pochissime risorse e forti differenziazioni territoriali per quanto riguarda la garanzia dell’accesso ai servizi. Mentre Stato e Regioni riducono progressivamente le risorse destinate alla gestione associata dei servizi sociali (Piani di zona), prosegue nei Comuni la tendenza all’incremento degli affidamenti e delle esternalizzazioni, con forte coinvolgimento delle associazioni nell’erogazione dei servizi alla persona. 

Il rapporto tra Enti locali e terzo settore è fortemente condizionato dall’azione delle nuove regole del Patto di Stabilità Interno. I forti vincoli all’azione comunale hanno finito per determinare un significativo aumento della pressione fiscale locale, cui non ha corrisposto un adeguamento della spesa corrente e del livello di copertura dei servizi alla persona.

Inoltre, sollecitate dal Patto di stabilità le amministrazioni comunali hanno ormai intrapreso la strada della riduzione degli organici pubblici, cui ha corrisposto un’inevitabile esternalizzazione dei servizi socio-assistenziali, a favore di un maggiore, indispensabile, coinvolgimento delle associazioni di volontariato. Si assesta infatti ormai soltanto al 42% la percentuale di interventi sociali (considerando il numero delle prestazioni) gestiti direttamente dai comuni,  una quota che si riduce al 25,9 % nel Nord ‑¬â€˜ Ovest e si eleva invece fino al 53,8% nel Sud.

Le modalità di gestione alternative a quella in economia premiano soprattutto Consorzi e Convenzioni (21,5%) e gli Appalti (11,8%). Da sottolineare che sono ancora poco utilizzate la gestione associata tramite Unione dei comuni (3,0%) e la Concessione a terzi (4,0%).

Conseguenza diretta di tutto questo è poi inevitabilmente anche una riduzione, e un peggioramento della €˜qualità ‑¬, nelle assunzioni per l’impegno pubblico per i servizi alla persona. Fra ottobre 2012 e febbraio 2013, su di un campione di 196 procedure di assunzione esaminate, si è visto si contano 28 assunzioni a tempo indeterminato (14,3%), 53 a tempo determinato (27,0%), 76 contratti di collaborazione occasionale con erogazione di voucher (38,8%) e 39  fra collaborazioni a progetto, coordinate continuative e altre forme contrattuali (19,9%).

I dati del dossier Auser descrivono poi il rilevante apporto che Associazioni e Imprese sociali forniscono alla gestione dei servizi sociali. Tuttavia, le amministrazioni pubbliche locali risultano ancora inadempienti nella creazione di regole davvero efficienti e trasparenti per consentire al Terzo settore sia di erogare servizi di qualità alla cittadinanza, sia di svolgere un ruolo importante nella programmazione sociale e in termini di sussidiarietà orizzontale. Gli stanziamenti di spesa risultano assai frammentati e, in percentuale variabile tra nord, centro e sud, ma sempre attorno al 30%, le assegnazioni vengono fatte senza alcun bando pubblico.

I dati dimostrano ancora come la gestione della spesa sociale comunale affidata all’esterno viene impiegata principalmente a favore delle cooperative sociali, soprattutto nel Nord Italia (72,5% nel Nord-Ovest e 71,8% nel Nord-Est%). Le Associazioni di Volontariato risultano affidatarie dei servizi sociali principalmente al Sud (32,4%), al centro (32,4%) e nelle Isole (24%). Le cooperative sociali gestiscono in particolare servizi di assistenza domiciliare agli anziani, interventi assistenziali di base e servizi all’infanzia, mentre alle Associazioni di volontariato i Comuni affidano in particolare la gestione di servizi cosiddetti innovativi e integrativi, di supporto agli interventi €˜complessi‑¬.

L’importanza fattuale di associazioni e cooperative nel fornire servizi alla persona non è però adeguatamente riconosciuta a livello formale. Tra i Comuni capoluogo di provincia soltanto otto amministrazioni su dieci riconoscono in modo esplicito o argomentato nel loro Statuto la funzione e il valore del volontariato; tuttavia, nel 2012 poco meno del 50% dei Comuni (erano il 45% nel 2011) ha  confermato con specifiche linee guida per gli operatori comunali il ruolo e la funzione del volontariato.

PER APPROFONDIRE:

Testo completo del rapporto

www.auser.it



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Alessandra Babetto