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Attesa per le misure in discussione al Consiglio dei Ministri

L’epidemia da Coronavirus sta mettendo in ginocchio il nostro paese, mentre la parola d’ordine è Restate a casa, per il bene di tutti, affinchè il virus rallenti la sua diffusione e gli ospedali evitino il collasso e possano rispondere a una domanda di assistenza in costante, inesorabile crescita.

Ma se per tutti il restate a casa è un monito talvolta difficile da recepire e attuare (incredibilmente, sono ancora tante, troppe le persone che prendono sottogamba la situazione e non seguono le istruzioni di prevenzione, ndr), per le persone con disabilità la necessità di restare isolati è ancor più pesante, perché cancella relazioni necessarie, come quelle con gli assistenti domiciliari per terapie e assistenza, ma anche quelle con gli operatori dei centri diurni (quasi tutti chiusi) e con gli insegnanti (interrotti dalla chiusura delle scuole).  

Il risultato è l’isolamento totale delle famiglie che si trovano a dover gestire situazioni già molto pesanti, e ora al limite.

In questo contesto, associazioni ed enti, soprattutto nei primi momenti dell’emergenza, si sono mossi con interventi a macchia di leopardo: in alcuni casi le regioni hanno stabilito la chiusura di servizi diurni e semiresidenziali, in altri casi no, e gli enti hanno avuto discrezionalità sui servizi da erogare.
In generale, quella lamentata da tutti è la mancanza di una regia, ovvero di indicazioni univoche su come muoversi sul fronte dei servizi da erogare alle famiglie, ma anche la mancanza di tutele per chi quei servizi intende continuare ad erogarli.

Il tutto nella mancanza di dispositivi di protezione individuale (mascherine, in primis), con il timore concreto di mettere a rischio non solo gli operatori, ma gli stessi utenti, soggetti peraltro potenzialmente più esposti. Su questo, da più parti è stata avanzata la richiesta di dotare di dispositivi di protezione chi svolge attività di assistenza con persone con disabilità, oltre alle persone con disabilità stesse, in particolare se immunodepresse. Anche l’L'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità ha inviato una nota ai Commissari Borrelli e Arcuri per sottolineare l'esigenza di distribuire materiale e apparecchiature sanitarie alle persone con disabilità.

Nel frattempo le famiglie tamponano come possono, ma di certo non si possono sostituire ad operatori specializzati. Nel decreto del 9 marzo, il Governo aveva cercato di garantire l’assistenza agli alunni con disabilità nel periodi di chiusura delle scuole, ma anche in questo caso la palla passava agli enti locali, che possono fornire, tenuto conto del personale disponibile, l’assistenza agli alunni con disabilità mediante erogazione di prestazioni individuali domiciliari”. Lo stesso DPCM prevedeva la facoltà, per Regioni e Province, di istituire “unità speciali atte a garantire l’erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie a domicilio in favore di persone con disabilità che presentino condizione di fragilità o comorbilità tali da renderle soggette a rischio nella frequentazione dei centri diurni per persone con disabilità”.
Ma, entrambi i casi, si tratta di intenti molto difficile da attuare, perchè da ambo le parti (famiglie ed operatori) ci si esporrebbe ad un rischio elevato. Nel secondo caso, non ci risultano, peraltro, attivazioni di unità speciali.

Il momento è drammatico per tutti, ma le famiglie con disabilità avranno una tenuta ancora per poco tempo. Per evitare il collasso servono misure a sostegno, subito. In queste ore il Consiglio dei Ministri sta discutendo nuove misure straordinarie a sostegno della popolazione: tra queste potrebbero essercene anche di relative alla disabilità. Attendiamo le comunicazioni ufficiali per darne conto ai lettori.

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Redazione