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Una rete di accoglienza a Milano aiuta a dare alloggio a parenti e persone malate che si recano in Lombardia per curarsi

La cosiddetta mobilità sanitaria è un fenomeno che consiste nello spostarsi per potersi curare: per accedere a servizi sanitari migliori o che non sono presenti nelle strutture vicine alla propria città.
Spostarsi per potersi curare significa, in qualche misura, rivoluzionare anche la vita di tutti i giorni: la propria e quella dei familiari che ci accompagnano, con disagi che la lontananza da casa comporta. Significa  doversi assentare dal lavoro, significa riorganizzarsi, e anche doversi sobbarcare dei costi (di viaggio e di alloggio in primis) che non sono sempre sostenibili per il nucleo familiare.

Aggiungere al peso della ospedalizzazione il problema di trovare alloggio vicino all’ospedale o al centro in cui ci si sta curando, facendo i conti con i costi che un soggiorno fuori casa comporta, è contribuire ad appesantire il momento già difficile. La risposta a questa difficoltà è arrivata, per la Lombardia, dal mondo del no profit, che ha messo in piedi, dal 2013, un progetto molto bello dal titolo “A casa lontani da casa”. Ed è proprio un sentirsi a casa, pur essendone fisicamente lontani, il suo obiettivo principale. “A casa lontani da casa” è nato per rispondere al bisogno di ricerca di un alloggio adeguato a costi contenuti da parte di più di 100.000persone (malati e parenti accompagnatori) che ogni anno giungono a Milano per essere curati in strutture sanitarie specializzate.

Si tratta di una rete di accoglienza che offre alloggio alle persone che, da tutta la Penisola, arrivano a nel capoluogo lombardo per curarsi (prevalentemente malattie di stampo oncologico) e ai loro familiari, ma che non dispongono dei mezzi economici per provvedere ad affittare una casa. A tessere le trame di questa rete sono state di quattro Associazioni da tempo attive nel sostegno ai malati: PROMETEO, AVO Milano, LILT Milano, CasAmica.
 E’, questo, il risultato migliore, frutto di un dialogo a più voci sul territorio, anche con le istituzioni
 
LA TIPOLOGIA DI ALLOGGI - Ad oggi le strutture facenti parte della rete sono tutti enti non profit, senza fini di lucro; per policy non possono farne parte i privati. Tutte le strutture sono state visitate per valutarne la rispondenza a parametri standard.

CHI PUÒ ACCEDERE E COME –  Gli alloggi sono aperti a malati in cura presso una struttura ospedaliera e al familiare accompagnatore. È possibile trovare casa:
-  Visitando il sito www.acasalontanidacasa.it; qui è possibile cercare l’alloggio più adatto, scegliendo la tipologia di alloggio o indicando l’ospedale di riferimento. Per capire la disponibilità e le modalità di prenotazione è necessario prendere contatto con la singola casa.

-   Chiamando il Numero Verde 800 16 19 52, servizio offerto dal Gruppo Filo diretto:  risponderà un operatore che  indicherà la casa che più corrisponde ai requisiti richiesti.

QUANTO COSTA - Le strutture di accoglienza agiscono al di fuori di ogni logica di profitto, tuttavia devono essere messe in grado di sostenere i costi vivi e poter offrire un servizio dignitoso, prezioso per tutta la collettività. Viene pertanto richiesta, nella maggioranza dei casi, una contribuzione che varia a seconda delle caratteristiche dell’alloggio e del servizio fornito, e che è stata indicata come “fascia di offerta per persona in camera doppia”. Da parte delle Associazioni non profit vi è comunque sempre la disponibilità a vagliare i casi di grande difficoltà, segnalati dai servizi sociali, per venire incontro alle necessità di persone doppiamente svantaggiate.

QUANTE PERSONE HA AIUTATO QUESTO PROGETTO -   I dati del 2014:
-  16.000 persone accolte
- 116.000 pernottamenti offerti
- 8 giorni di permanenza medi. Ovviamente vi sono terapie che obbligano il paziente e il familiare a permanenze molto più lunghe.

Essere lontani da casa pur sentendosi a casa non è solo un alleggerire chi accompagna il malato, ma è anche far sentire il calore di un proprio caro a chi sta affrontando le cure. Ci dicono i promotori dell’iniziativa: “Sicuramente la vicinanza di un familiare durante il lungo percorso di cura aiuta il malato ad affrontare in modo più sereno il periodo della malattia e a recuperare più velocemente le proprie energie”.

Infine, visto il successo di questa esperienza, ci siamo chiesti se questo sia un paradigma che si può esportare e ripetere in altre città o realtà. La risposta sembra affermativa, dato che i promotori stanno lavorando per l'ampliamento della rete ad altre città lombarde, replicando la modalità di selezione ed i criteri applicati a Milano. Ed è davvero questo che ci auguriamo: un moltiplicarsi e replicarsi di esperienze positive, dove il buono è seme che germoglia trovando la terra fertile della solidarietà.

In disabili.com:

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Francesca Martin