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"La gente si comporta come se le parole 'lettrice lenta' dicessero tutto quello che c'è all'interno. Come se io fossi una lattina di zuppa e a loro bastasse leggere la lista degli ingredienti per sapere tutto di me. C'è un sacco di roba da sapere sulla zuppa che non si può mettere sull'etichetta…”

Giudicare le persone per quello che non sanno fare non è carino a nessuna età, tanto meno durante gli anni delle grandi insicurezze: la benedetta adolescenza, dove le parole pesano il doppio, e quello che gli altri pensano di te il triplo, ed estirpare questi giudizi è davvero difficile.  "Non è possibile far uscire le parole dalle orecchie delle persone, dopo che ci sono entrate" dice a questo proposito Ally Nickerson, la protagonista che si racconta in prima persona nel romanzo “Un pesce sull'albero” di Mulally Hunt Lynda, edito da UovoNero.

Ally è una ragazzina piena di una creatività che non riesce ad esprimere nel modo giusto: il suoi ostacoli più grandi sono la dislessia e la paura di confessare come si sente a riguardo. Silenziosamente rispetto al suo problema, Ally ha cambiato sette scuole prima di ripetere per l'ennesima volta il suo calvario muto fatto di scarabocchi, punizioni e parole sempre uguali. Ma mai una parola sulle sue difficoltà, che neppure sa si chiamano dislessia. Sa solo che "Non conta quante volte ho pregato e lavorato e sperato, ma per me leggere è ancora come cercare di dare senso a una zuppa di alfabeto in lattina che è stata rovesciata in un piatto. Non so proprio come ci riescano gli altri".  

E per Ally non solo è prendersi della maleducata per non voler andare alla lavagna, ma è anche un continuo fare figuracce: come quando, non riuscendo a leggerne la scritta, regala alla maestra un biglietto di condoglianze per il suo neonato.
Con la scuola e con i professori non va d'accordo: appena si trova sul punto di svelare come si sente, fa di tutto per creare equivoci (prendendosi in giro, offendendo gli altri involontariamente, mettendosi in imbarazzo): un masochismo che le costeranno la totale distanza dai professori – tutti tranne uno. “Al signor Daniels sembra che piaccia davvero che siamo tutti diversi” - lui, il poliedrico ed eccentrico professore che senza fare domande, un insolito esperimento alla volta, riesce a far emergere in Ally una sensazione per lei del tutto nuova: sentirsi brava ed adeguata in qualcosa. “…Si avvicina a me e fa una cosa che nessun insegnante ha mai fatto neanche una volta in tutta la mia vita. Mi dà un cinque. (...) è quello che desidero. Sentirmi come chiunque altro e che quando mi dicono che posso fare di meglio voglio che lo pensi veramente!".

Da sempre definita "lenta", grazie ai metodi alternativi del professor Daniels, Ally comincerà a prendere consapevolezza che la sua difficoltà non la definisce: "la lettrice lenta" non è tutta la sua persona. "La gente si comporta come se le parole 'lettrice lenta' dicessero tutto quello che c'è all'interno. Come se io fossi una lattina di zuppa e a loro bastasse leggere la lista degli ingredienti per sapere tutto di me. C'è un sacco di roba da sapere sulla zuppa che non si può mettere sull'etichetta, tipo che profumo ha e che sapore ha e come vi farà sentire caldi quando la mangerete. E io sono molto più di una semplice ragazza che non riesce a leggere bene".

E in un mondo – e un’età – in cui l'essere accettato dagli altri sembra essere la cosa più importante, Ally comincia ad usare tutte le sua capacità (nascoste dagli e agli altri) per ottenere realmente ciò che vuole, ovvero essere finalmente felice. Così, dopo la nuova consapevolezza di valere qualcosa, trova la forza di farsi sentire anche all’esterno, dove trova una insperata solidarietà contro i bulli. Dall'essere confinata ed etichettata come quella strana, Ally riuscirà ad attirare a sé due compagni di classe e insieme a loro combattere i “sicuri di sè” a cui piace tanto “tirare giù le persone” per farle sentire tristi... ma la verità è che “per logica, se una persona vuole tirarne giù un'altra, significa che lui o lei si trova già al di sotto dell'altra persona”.

Un pesce sull'albero”, che deve il suo titolo proprio al celebre pensiero di Albert Einstein che disse

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido

...è un libro davvero da leggere e far leggere per capire quello che forse pensiamo di sapere, ma non immaginiamo quanto e come.
Se ci chiedessero di darne una descrizione, diremmo che questo romanzo -  scritto peraltro in caratteri ad alta leggibilità - è un diario dettagliato sui pensieri  e i sentimenti di una ragazzina emarginata per delle capacità che non sa controllare nè esprimere nella giusta maniera. Ma vi ritroviamo anche un elogio e un invito a tutti quei maestri pieni di passione che comprendono e potranno comprendere a pieno il significato di quegli occhi bassi o quei sorrisi sfuggenti dietro un banco di scuola.

Un pesce sull’albero
di Linda Mullay Hunt
traduzione di Sante Bandirali
280 pagine
Ed. uovonero
14,00 euro

In disabili.com:
Mika sulla dislessia e il sentirsi “pesci sugli alberi”

Ragazzi e dislessia: lo sapevi che Einstein e Tom Cruise...

Federica Scaramuzzi