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medicina di genereEvidenze scientifiche dimostrano che l’uomo  e la donna non rispondono allo stesso modo di fronte alla medesima malattia

Quello che comunemente è definito €˜l’altra metà del cielo‑¬, altro non è che l’universo femminile, che tanto in Europa quanto in Italia supera il 50% della popolazione complessiva. Qual è dunque il quadro sulla salute in rosa? Le donne, ci dicono le statistiche, nel nostro paese consumano il 40% in più di farmaci rispetto agli uomini, e nonostante questo, secondo i dati dell’AIFA, solo nel 20% degli studi sui farmaci sono state coinvolte. A voler quindi porre l’attenzione sulla necessità di garantire una specifica attenzione a quella che si definisce €˜medicina di genere‑¬, c’è adesso un Manifesto promosso da un comitato trasversale.

E’ stato  infatti presentato nei giorni scorsi il Manifesto per la Medicina di genere, promosso da GENS, una alleanza per la medicina di genere costituita da Donne in rete, Equality Italia e GISeG (Gruppo Italiano Salute e Genere). Il manifesto, che sta raccogliendo adesioni bipartisan dalla politica italiana, si fa quindi portavoce di una richiesta ben chiara: differenziare la ricerca scientifica, tenendo conto delle specificità delle malattie legate al genere. E’ infatti dimostrato che malattie anche uguali si comportano in maniera diversa a seconda che esse vadano a colpire uomini o donne.

Quella del comitato GENS è quindi una battaglia non solo scientifica, ma anche sociale, se si considera appunto la maggioranza delle donne nell’intera popolazione nazionale, e la difficoltà quindi di realizzare pienamente il diritto alla salute per le donne, così come lo è per gli uomini. Diritto alla salute che si concretizza in studi differenziati sulle cause che originano le malattie, ma anche su terapie  e farmaci che tengano conto delle peculiarità femminili.

In questo settore purtroppo l’Italia dimostra tutta la sua arretratezza, se si considera ad esempio che in Svezia la medicina di genere si insegna da quasi vent’anni, mentre da noi è pressoché non considerata. Allo stesso modo, il manifesto pone l’accento anche sulla netta prevalenza di uomini in posizioni che concernono la ricerca scientifica, auspicando quindi una attenzione maggiore all’inserimento di donne nelle posizioni di controllo che riguardano la scienza.

Punto di forza del Movimento è, dunque, quella di unire al suo interno mondo associazionistico e scientifico, con l’obiettivo comune di innescare quel cambio di rotta che ha già raccolto il consenso trasversale da parte di esponenti della politica parlamentare ed extraparlamentare.  Primo risultato politico del manifesto, la mozione dell’ex ministro Livia Turco, per l’inserimento della  promozione e sostegno della medicina di genere negli obiettivi strategici del prossimo piano sanitario nazionale.

Per info:

GENS

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Redazione