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isolamento: PERSONA IN UN ANGOLO, SOLA Se la paura, la non conoscenza e i pre-giudizi sono i responsabili delle barriere più grandi. Riflessioni sul caso dei genitori di bambini ritirati da scuola perché in classe con un piccolo affetto da autismo

La più grande nemica della disabilità è l'ignoranza, intesa come non conoscenza. E' questa la conclusione alla quale giungo, leggendo  e vedendo quello che succede in questi giorni. Il riferimento specifico è al recente caso di quelle famiglie che hanno ritirato i loro sei figli da una scuola, perché in classe con loro c'era un piccolo affetto da autismo.

Tanto e tanto si è parlato di questa questione, con la Rete che da subito ha iniziato a pullulare di commenti e giusta indignazione, e poi con approfondimenti dibattiti. Molto interessante, in questo senso, la trasmissione che il Gianluca Nicoletti ha dedicato del suo programma Melog su radio 24 ieri mattina. Tanti e diversi sono stati gli interventi radiofonici ospitati dal giornalista: alcuni arrabbiati, altri tecnici, altri ancora, fortunatamente, a portare testimonianze anche positive di inclusione.

IL CASO DELLA SCUOLA DEL NAPOLETANO - A differenza magari di altri episodi, in cui la reazione era sorta a fronte di un particolare caso verificatosi, nel caso dei piccoli della scuola  di Sequino di Mugnano (Na) si tratta di un vero  e proprio panico preventivo, che ha portato dei genitori a temere un "rallentamento dei programmi di studio" - alle elementari, ricordiamo - a causa della presenza di un compagno autistico. Nessun fatto  concreto scatenante, quindi, non ancora ritardi appurati nel programma che, a scuola da iniziare, è ancora tutto da svolgersi.

L'ETICHETTA - Sarà bastata, quindi, quella parola "autistico" a spaventare i genitori. Ma "autistico", cosa significa? Se la loro paura è davvero quella che i piccoli subiscano un rallentamento nell'apprendimento  a causa del compagno, qualcuno ha spiegato a quelle mamme  e quei papà che lo spettro autistico è talmente vasto da contenere anche casi di persone ad "alto funzionamento", che possono registrare  performance scolastiche ampiamente sopra la media, la media dei loro figli "normali"? Qualcuno ha detto a quelle mamme e quei papà che un ragazzo autistico in classe non rappresenta un pericolo fisico per gli altri compagni, se è seguito e gestito opportunamente, di modo da accompagnare la difficoltà che eventualmente possa incontrare nella comprensione del contesto sociale?
Forse questi genitori non sanno queste cose, e molte altre riguardo la sindrome autistica: è bastata l'etichetta "autistico" per far scattare dei pre-giudizi che poco hanno a che fare con la realtà delle cose. E allora che si informino, che capiscano, certo. Ma anche che vengano informati, opportunamente avvisati ed eventualmente formati dalla scuola, che in questo ha il dovere - anche per legge - di formare opportunamente sia il personale scolastico che le famiglie, quando una classe ha al suo interno anche un bambino con disabilità . 

RESPONSABILITA' CONDIVISE  - Scuola, quindi. A che punto è la scuola? Con insegnanti di sostegno che mancano, ma soprattutto che hanno una specializzazione, lo ricordiamo, polivalente, per tutto il vastissimo campo della disabilità . Non sarebbe forse il caso di prevedere una formazione tecnica specifica - in particolare quando si parla di alunni autistici a "basso funzionamento " -  per quegli insegnanti che, pur con tutta la buona volontà , possono non avere gli strumenti per aiutare - perché di questo si tratta - alunni con particolari disabilità ?
Insomma, anche quando la buona volontà non manca,  ci vogliono gli strumenti: ci vuole un ambiente adatto, per includere, e non si può certo fare tutto da soli, neanche la scuola, certo. Siamo tutti parte di un ingranaggio, che se fallisce, porta ciascuno  a chiedere a se stesso cosa non ho fatto e cosa potevo fare? Su questo vi invitiamo all'amara riflessione del papà di un bambino con sindrome di Down, per il quale si è tentato un inserimento  a scuola e  infine si è dovuto optare per una scuola "sociale". Integrazione scolastica al tappeto ancora una volta.


Chiudendo questa riflessione, è evidente, certo, che qui si tratta di un caso di ignoranza nei confronti di una patologia che non si conosce, se si pensa che un bambino con spettro autistico posa essere "più pericoloso" di un bambino magari manesco, bullo, cattivo.  Ma che cosa succede, mi domando? E' forse un termometro da non sottovalutare? Traslando dal caso specifico in questione, che fortunatamente è un episodio sporadico,  mi domando se questo stia squarciando il velo sopra uno stato culturale che lascia sbigottiti.
Genitori che temono il contatto dei loro figli con la diversità , non comprendendo che così facendo sono proprio loro a privarli di una esperienza fondamentale, cercando di preservarli. Ma da cosa, poi? E qui non può non venire alla mente il caso di qualche settimana fa, quel famoso cartello scritto dalla una suora responsabile di una scuola, che invitava a lasciare a casa i bambini perché "c'è il giorno dei disabili", e si sarebbero potuti spaventare. Al di là dello scivolone comunicativo probabilmente risultato di una ingenuità innocente, quello che sembra trasparire da questi episodi è il tentativo, magari in buona fede, magari ingenuo, magari naif, di allontanare il diverso, con l'obiettivo di permettere alla "normalità " di seguire il suo corso senza intoppi.
Sono quindi, intoppi, questi nostri figli disabili?


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Francesca Martin