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"La responsabilità è di tutti, di tutti quelli che si girano dall'altra parte quando ci vedono spingere la sedia a rotelle dei nostri figli, invece di farci un sorriso, invece di rivolgerci la parola e chiederci come stai, di tutti quei condomini che ostacolano l'abbattimento delle barriere architettoniche"

La notizia è agghiacciante e purtroppo segue ad altri casi analoghi di cui, con clamore decrescente, ci riportano periodicamente le cronache degli anni recenti. Un papà di 76 anni della provincia di Biella ha tentato nei giorni scorsi di affogare il figlio con disabilità mentale nel lago di Viverone. Esasperato da un'angoscia che solo il genitore di un figlio gravemente disabile può comprendere, quest'uomo aveva progettato poi di darsi la morte a sua volta.

Ancora una volta il fardello del "dopo di noi" si trasforma in mostro che divora i genitori, sopraffatti dall'idea di non poter assicurare al figlio che gli sopravvive, una vita dignitosa.
Ma se gli strumenti sul fronte politico iniziano ad essere messi in campo (pur con una serie di importanti mancanze), è sempre e solo colpa della politica? Non sarà anche che questa angoscia cresca di giorno in giorno alimentata anche dalle mancanze dell'intorno sociale, spesso indifferente, se non ostile, a queste realtà, a questi bisogni, a queste famiglie, a queste persone?
E', in sintesi, questo, il commento di Marina Cometto, mamma di una donna di 43 anni completamente non autosufficiente, che commenta così la notizia.

A me continua a dare molto fastidio, perché sono parole vuote e inutili, sentire dire che alcuni genitori cercano di  porre fine alla vita dei propri figli disabili (e a volte purtroppo  ci riescono) perché sono abbandonati dallo Stato, ma mai come in questo contesto lo Stato siamo noi, perché lo Stato inteso come politica e leggi, pur spesso vessando e presentando ostacoli  di ogni genere alle famiglie disabili, cosa potrebbe fare di fronte a un genitore  arrivato all'età di 76 anni, essendo consapevole che l'età non gioca in suo favore e il rischio di  lasciare questa terra per il viaggio eterno  è verosimilmente presente ogni giorno ? Può offrire un posto in struttura per alleviare le fatiche fisiche di quel genitore, ma le fatiche e preoccupazioni del cuore non può certo lenirle,  il timore che una volta rimasto solo quel suo eterno ragazzo di 52 anni in una struttura senza l'amore del genitore, senza le cure del genitore, senza l'assiduità di un genitore  potrebbe soffrire  è un tarlo che rode e corrode, un timore  che non trova risposta.

E' il male del cuore che avrebbe bisogno di sostegno, sostegno da chi ci vive vicino tutti i giorni, ecco perché ho scritto che la responsabilità è di tutti, di tutti quelli che si girano dall'altra parte quando ci vedono spingere la sedia a rotelle dei nostri figli, invece di farci un sorriso, invece di rivolgerci la parola e chiederci come stai, di tutti quei condomini che ostacolano l'abbattimento delle barriere architettoniche nei condomini, oppure quelli che sbuffano se viene data la precedenza in un ambulatorio o un ufficio, di tutti quelli che guardano di traverso il collega che usufruisce dei permessi della legge 104 per l'assistenza al proprio figlio, tacciando questi genitori di essere degli approfittatori o "dei fortunati", di quelli che occupano abusivamente i parcheggi dedicati alle auto che trasportano persone con disabilità senza pensare che con quel gesto complicano la vita d chi la vita ce l'ha già complessa, di tutti quelli che  a scuola non vogliono che il proprio figlio stia vicino al compagno disabile, di quelli che non invitano mai il bambino disabile alle feste di compleanno o che non salutano mai i suoi genitori.

Un sorriso almeno, il sorriso è la comunicazione più semplice e importante per sentirsi partecipe di questa cosa che ci chiama società, un sorriso apre il cuore, tutti i cuori, è proprio cultura della disabilità che è inesistente, ancora oggi che mia figlia ha 43 anni la gente si gira e si allontana da noi, sembriamo appestati, siamo lasciati spesso soli, ma dalla società tutta.
Se un genitore ha timore di lasciare in questo mondo crudele il proprio figlio è perchè non vede accoglienza per lui, non vede umanità, ma quella di tutti, non solo della politica.

In sostanza  questo è il grande problema; "preferisco portarlo con me": questo è il pensiero dilagante purtroppo. Finchè la gente non capirà che manca l'accoglienza di questi nostri figli in questo mondo arido e non cercherà di conoscere , capire e apprezzare anche i nostri figli queste notizie saranno all'ordine del giorno e tutti ne saremo responsabili, inutile scandalizzarsi dopo.

in fondo  basterebbe che ognuno prima di  confrontarsi con il prossimo pensasse a queste poche parole …, suggerite da un'amica giorni fa,TRATTAMI COME VORRESTI ESSERE TRATTATO TU. Credo che  tutti i genitori vorrebbero che i propri figli trovassero accoglienza ovunque e da chiunque:  ecco, anche i disabili sono figli di qualcuno….


In disabili.com:

La gentilezza è gratis, sempre

I genitori con figli disabili non sono da compatire, ma da ascoltare
 


Francesca Martin

Foto: Freepik