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isolamentoLeggere notizie come quella dell’arresto di un’insegnante di sostegno per maltrattamenti a uno studente autistico, fa sorgere negli addetti ai lavori un senso di fallimento

Si fanno campagne di informazione, si indicono giornate dedicate e momenti di approfondimento, si illuminano monumenti di blu per sensibilizzare. E poi ci si accorge che siamo al punto di partenza. Quando di mestiere ti occupi di informazione, su una tematica come quella della disabilità , scontrarsi poi con una realtà che sembra non solo vanificare il tuo sforzo, ma non percepirlo minimamente, è decisamente frustrante.

Mi riferisco alla notizia di qualche giorno fa del fermo di un’insegnante di sostegno e di un’operatrice sociale, arrestate per maltrattamenti a un ragazzo autistico da loro seguito nel vicentino.

Questa la vicenda. Secondo quanto riportano le cronache locali, un’insegnante di sostegno e un’assistente sociale di Vicenza, di 54 e 59 anni, sono state arrestate perché avrebbero maltrattato con sberle e botte il quattordicenne che era stato loro affidato in una scuola media della città . L’arresto è arrivato dopo che i carabinieri hanno colto le donne in flagranza di reato, a seguito della denuncia partita dai genitori, che avevano visto nel figlio segni e lividi in particolare sulla testa del ragazzo.
I genitori, dunque, si sarebbero direttamente rivolti alle autorità , che hanno appurato quanto sospettato dagli stessi, procedendo con l’arresto per le due donne.

Ora, al di là del caso specifico, che purtroppo può apparire come uno dei casi limite cui troppo spesso ci troviamo a dar nota, uno dei tanti, questo fatto deve portare, a mio avviso, a una duplice riflessione che sembrerà pur banale, ma necessaria.

Lo ricordiamo più e più volte, il nostro Paese a livello legislativo non manca di riferimenti e paletti che sulla carta non solo tengono in considerazione i bisogni delle persone con disabilità , ma prevedono anche strumenti affinché i loro diritti siano applicati. Il problema, il più delle volte, è la reale trasposizione di queste indicazioni in realtà . Nel caso specifico della scuola, non più tardi di un mese fa abbiamo parlato delle linee operative della nuova direttiva del MIUR sui Bisogni Educativi Speciali, chiudendo con l’amara constatazione che se la politica dell’inclusione non è supportata da risorse - per ora del tutto inadeguate - resta soltanto una bella scritta, un paravento privo di sostanza.

Quanto agli insegnanti di sostegno, ricordiamo che la loro specializzazione è di tipo polivalente, e comporta di poter gestire bambini con problemi anche molto differenti. Nel caso di un alunno con disturbo dello spettro autistico, il quale presenta specifiche difficoltà , come mancanza di reazione agli stimoli ecc, sta al buon senso, all’esperienza, al desiderio di formarsi in maniera indipendente la possibilità di crearsi una €˜cassetta degli attrezzi‑¬ personale per svolgere al meglio il proprio ruolo formativo. Sappiamo che formarsi in modo avanzato, autonomamente, non è semplice ed implica impegni significativi, anche economici, dati i continui tagli alle risorse. Però non si tratta solo di questo. Non è solo un problema di Stato e strumenti, ma anche di valori e civiltà .

La seconda riflessione, perdonatemi, è un’amara constatazione personale. E’ avvertire un senso di fallimento anche nel piccolo del nostro lavoro. Quando l’impegno è volto ad informare, nell’obiettivo di creare consapevolezze, di scardinare pregiudizi, semplicemente di aprire un varco su realtà che vogliamo e dobbiamo conoscere, perché sono parte di quello che ci circonda, dare la notizia che nell’ambiente in cui un soggetto fragile - bambino o adulto che sia - dovrebbe sentirsi nello spazio più protetto del mondo, la sua persona viene violata, ti fa sentire davvero inutile.
Inutile e arrabbiato.


IN DISABILI.COM:


PIANO DI AZIONE NAZIONALE PER LA SALUTE MENTALE: AUTISMO E RESIDENZIALITÀ AL CENTRO

DIRETTIVA SUI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI: IL MIUR PUBBLICA LA CIRCOLARE CON LE INDICAZIONI OPERATIVE

SPETTRO AUTISTICO: COME INTERVENIRE A SCUOLA?

 

Francesca Martin


A questa amarissima riflessione si aggiunge lo sbigottimento di chi, come Tina Naccarato, oltre a partecipare con convinzione all’informazione educativa di cui sopra, entra in classe ogni giorno come docente di sostegno e crede fermamente nel valore della propria professione.