Menu

Tipografia

violenza di genereNe abbiamo discusso con i promotori di Aurora, il primo progetto e il primo sportello dedicato al tema della violenza ai danni delle donne con disabilità in Italia

Femminicidio è una parola che ormai tristemente ci siamo abituati a sentire con una certa frequenza. Sembra essere esplosa, da un paio d'anni a questa parte, una bolla di violenza che, spesso nata e alimentata tra le mura domestiche, vede nella donna la vittima principale di maltrattamenti. Tristemente, si è constatato inoltre come molte volte, in misura maggiore, siano le donne con disabilità - fisica o psichica - ad essere maggiormente colpite da questo disgustoso fenomeno.

Disgustoso perché spesso la violenza è perpetrata proprio da chi quelle donne dovrebbe assisterle e prendersene cura, amplificando così la loro condizione di dipendenza e subordinazione, impedendo maggiormente, se possibile, l'emersione del fenomeno. Tutte le donne vittime di violenza, infatti, incontrano barriere che rendono spesso molto difficile il riconoscimento della violenza e l'avvio di un proprio percorso di fuoriuscita. Sono barriere culturali, la non consapevolezza dei propri diritti e la dipendenza economica costituiscono i principali ostacoli al processo di autodeterminazione ed emancipazione delle donne vittime di violenza.

Ma cosa si può fare per contrastare il fenomeno, cosa si fa e come ci si può muovere per aiutare le donne con disabilità vittime di violenza? Ne abbiamo parlato con Giulia Fioravanti, socia fondatrice dell' Associazione Frida che ha coordinato la ricerca del progetto Aurora, volto a comprendere e contrastare la violenza di genere ai danni di donne con disabilità.


Promosso dall'Associazione Frida quale soggetto capofila, in partenariato con l'Associazione Italiana Assistenza Spastici  di Empoli e Società della Salute del Valdarno Inferiore, e finanziato da Philip Morris tramite l'Associazione Vita Giving Europe Onlus, il progetto, attraverso una ricerca e l'apertura di uno sportello specifico, aveva l'obiettivo di creare uno spazio in cui informare, ascoltare e sostenere le donne con disabilità fisiche e sensoriali che vivono condizioni di violenze, abusi e violazione dei diritti umani e di mettere in atto strategie e interventi idonei a comprendere e contrastare la violenza nei confronti delle donne disabili.

Che tipo di testimonianze ha raccolto il vostro sportello? Chi sono le donne che denunciano e cosa denunciano?
La violenza di genere può colpire tutte le donne e i dati delle donne accolte da Frida lo dimostrano. Allo sportello Aurora, così come per gli altri sportelli e il Centro Antiviolenza gestiti da Frida, si sono rivolte in particolare donne vittime di violenza domestica e/o sessuale. Nella maggior parte dei casi, l'autore della violenza è il partner della donna, un familiare o un conoscente, raramente uno sconosciuto. Le storie di violenza riferite dalle donne riguardano situazioni di maltrattamento che generalmente vanno avanti da anni, con conseguenti gravi danni alla salute psico-fisica delle donne e degli eventuali figli/e minori.

Il vostro progetto si è occupato di mappare rilevare anche la situazione assistenziale attuale per ciò che riguarda la presa in carico della violenza di genere a danno di donne con disabilità. Com'è la situazione su questo fronte?

La ricerca Aurora, mappando i servizi e degli enti territoriali che si occupano di sostegno alla disabilità, e in particolare dei servizi specifici rivolti a donne e degli interventi messi in atto nei casi di violenza di genere, ha evidenziato la necessità di promuovere sinergie e di implementare il lavoro di rete tra i diversi servizi a sostegno della disabilità, da un lato, e delle donne vittime di violenza dall'altro. Appare fondamentale promuovere la collaborazione tra coloro che hanno competenze specifiche sulla disabilità e coloro che le hanno sulla violenza di genere, al fine di rendere efficaci gli interventi e poter offrire alle donne con disabilità alternative realmente percorribili per la fuoriuscita dalla violenza, per migliorare i servizi oggi esistenti e adeguarli alle loro necessità.

Molto spesso i casi di violenza di genere emergono quando ormai la cosa si perpetra da anni. Come fare quindi a riconoscere questi casi subito?

Questo aspetto è forse il più delicato, in quanto riconoscere la violenza, accogliere e sostenere la donna affinché essa possa sentirsi libera di esprimersi o possa prendere consapevolezza della violenza che sta subendo, richiede una profonda conoscenza delle dinamiche della violenza di genere, degli effetti che può provocare sulle vittime, degli "accorgimenti" che possono essere presi al fine di facilitare la creazione di una relazione di fiducia. Per le donne con disabilità molto gravi, in particolare dal punto di vista mentale o cognitivo, tale aspetto è reso ancora più difficile, come emerso dalla ricerca Aurora, in quanto la donna può non essere in grado di esprimere verbalmente la propria esperienza. Attraverso una formazione specifica si può imparare a riconoscere i segnali e gli indicatori di violenza, e di creare una relazione con la donna, che è il primo fondamentale passo per fare emergere la violenza.


Cosa fare quando si ha il sospetto di una violenza a carico di una donna? A chi rivolgersi e come approcciarsi alla donna stessa?

La nostra esperienza e quella degli altri centri antiviolenza, ci insegna che per avviare un reale percorso di uscita dalla violenza, è fondamentale che chi la vive sia pronta e consapevole. Rispettare i tempi delle donne è quindi importante quanto mostrare loro che non sono sole e che esiste chi può supportarle e aiutarle. E' importante non fare pressioni sulle donne ma informarle su ciò che possono fare e a chi si possono rivolgere fornendo loro il numero del centro antiviolenza più vicino.  La denuncia, come altre possibili azioni, sono passi delicati, alle volte anche rischiosi, che devono essere fatti con consapevolezza e sulla base di ciò che la donna desidera e vuole fare. E' importante aiutare la donna a comprendere ciò che vive e ciò che vuole, sostenerla senza mai sostituirsi a lei o decidere al suo posto.

A questo proposito, un appuntamento importante  si terrà sabato 8 febbraio, col seminario conclusivo del progetto Aurora, nel quale si illustreranno non solo i risultati dello stesso, ma si terranno inoltre due workshop di approfondimento L'incontro si terrà l'8 febbraio dalle ore 9.00 alle ore  15.00 a Pisa, Stazione Leopolda Piazza Guerrazzi 11. La partecipazione - con rilascio attestato di frequenza - è gratuita, previa iscrizione via email al seminario scelto: comunicazioneassociazionefrida@gmail.com

Per info:
Segreteria organizzativa: tel. 3491680435
comunicazione.associazionefrida@gmail.com
Associazione Frida
Tel.h24 346 7578833 / 0571 - 42649
associazione.frida@libero.it


IN DISABILI.COM:

LA DOPPIA DISCRIMINAZIONE DELLE DONNE DISABILI: E' TEMPO DI PARLARNE

LEI DISABILE E LUI NO: SCANDALO! PERCHE' "SIAMO ANCORA OTTURATI DI MENTE?"


Francesca Martin