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Le leggi che tutelano le persone con disabilità non mancano. Si deve quindi rivolgersi alla giustizia quando vediamo calpestati i nostri diritti anche nella vita di tutti i giorni

Come ci ha ricordato pochi giorni fa una ricerca svolta da LEDHA (Lega per i diritti delle persone con disabilità), le persone con disabilità continuano a subire grandi o piccole discriminazioni anche nella vita di tutti i giorni. E’ una conferma di ciò che vediamo quotidianamente: cani guida che sono lasciati fuori da taxi, ore di sostegno scolastico dimezzate, pedane di autobus inesistenti o montascale delle stazioni non funzionanti, solo per fare qualche banale esempio.

LA LEGGE CHE TUTELA – Nella nota  a corredo della ricerca, LEDHA ricorda anche che lo strumento giuridico principale per contrastare questi abusi è la legge 67/2006: una legge che ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione, promuove la piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali.

RICORSI ANCORA SCARSI - Su questa base, LEDHA ha rilevato negli archivi dei tribunali italiani solo 64 provvedimenti giudiziali emessi a seguito di ricorsi presentati sulla base della tutela introdotta dalla legge 67/2006. Davvero troppo pochi, se consideriamo le vaste casistiche che purtroppo raccolgono numerosi casi di quotidiani discriminazioni. La buona notizia, però, è che quando si ricorre facendo riferimento alla legge 67/2006 e non solo, spessissimo si vince.

RIVENDICARE I PROPRI DIRITTI - Ci chiediamo quindi: perché non denunciare di più? Perché non pretendere quello che ci spetta? Spesso la rassegnazione ci fa desistere dall’esigere i nostri diritti: le lungaggini della legge italiana e i costi di azioni legali contribuiscono senz’altro a scoraggiare di proseguire. Ma va detto che la legge spesso funziona.
Casi più o meno recenti ci hanno mostrato come sempre più spesso le azioni legali portino  al riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità che si rivolgono alla legge.
Da un pezzo, ad esempio, la scuola è un ambito nel quale le sentenze a favore delle famiglie di studenti con disabilità sono all’ordine del giorno. Molte volte i genitori ricorrono infatti ai tribunali amministrativi per rivendicare le ore di sostegno assegnate  o necessarie, vincendo regolarmente.

Altro caso che potrebbe fare giurisprudenza, e che tocca un ambito particolarmente sentito dalle famiglie, è quello registrato lo scorso anno, di un Comune lombardo condannato per non aver accettato un bambino con disabilità nel proprio centro estivo. Anche in questo caso il giudice ha dato ragione alla famiglia, che si era rivolta alla LEDHA, ravvedendo una condotta discriminatoria e condannando l’ente a risarcire la famiglia.

Sul fronte accessibilità e diritto alla mobilità, recente è la notizia della sentenza ai danni della famosa compagnia europea di autobus low cost Flixbus, condannata per inaccessibilità dei propri mezzi. In questo caso i protagonisti erano dei ragazzi in carrozzina ai quali era stata rifiutata la prenotazione del viaggio, poiché i mezzi non erano attrezzati per far salire a bordo e stazionare in sicurezza le loro sedie a rotelle. Rivoltisi all’Associazione Luca Coscioni che li ha affiancati nella azione legale, i ragazzi hanno trovato ragione dal Tribunale di Roma, ottenendo la condanna di Flixbus e l’obbligo per la compagnia di attrezzarsi con mezzi accessibili ai viaggiatori con disabilità.

Altro caso della recente cronaca è quella di un uomo in carrozzina che, in viaggio sull’autostrada del Brennero A22, ha trovato chiusa a chiave la porta del bagno disabili in un Autogrill contrassegnato dal simbolo dell’accessibilità, rendendogli di fatto impossibile l’accesso alla toilette, pure attrezzata. Le chiavi, affidate al personale addetto alle pulizie, in servizio solo alcune ore della giornata, non erano in consegna anche ai gestori del bar, né recuperabili in altro modo. L’uomo, rivoltosi al servizio legale anti-discriminazione della Sidima (Società italiana disability manager), si è visto riconoscere da Autogrill un risarcimento di 600 euro per il danno subito, comprensivo delle spese legali, dopo aver presentato un ricorso al Tar per discriminazione. In questo caso non è stato necessario arrivare davanti al Giudice, poiché Auitogrill ha deciso di risarcire l’uomo, impegnandosi inoltre a garantire la consegna delle chiavi del bagno al personale del bar, sempre in servizio.

Tutti questi casi ci mostrano come, alzando la testa e rifiutandosi di subire una ingiustizia, si può ottenere qualcosa. Essere consapevoli dei propri diritti e non rassegnarsi a subire discriminazioni, derubricandole a disservizi, è un ottimo modo per contribuire a quel cambiamento culturale e civile che passa anche per ciascuno di noi, cittadini.


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Francesca Martin

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