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In Francia censurato il video My Future Mum nel quale ragazzi con Sindrome di Down affermano che la loro è una vita degna e felice

Dear Future Mum è il video che CoorDown realizzò nel 2014, in occasione della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down. Nel corto una serie di persone con Sindrome di Down si rivolgevano, in una sorta di lunga lettera video, a una mamma in attesa di una bimba con Trisomia 21. Nel video ciascuna delle persone diceva alla futura mamma perché non avrebbe dovuto essere spaventata dalla futura nascita, portando come ragioni le loro esperienze di realizzazione personale.
Il video è un susseguirsi di testimonianze che informano la mamma (e in realtà tutti noi) sulle moltissime cose che un bambino prima e un adulto poi, con Trisomia 21, possono fare. Si ricorda allora che "il tuo bambino potrà fare molte cose: potrà abbracciarti, correrti incontro e dirti che ti vuole bene. Potrà andare a scuola come tutti, potrà imparare a scrivere e scriverti, potrà essere lontano perché potrà viaggiare…".



La campagna, che è stata realizzata dalla nota agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi, ha vinto peraltro diversi premi: due Leoni d'oro, tre d'argento e uno di bronzo al Festival internazionale della creatività di Cannes, ma anche il premio “l’Anello debole” come miglior campagna sociale diffusa su web al Capodarco l’Altro Festival, ed è stata da più parti elogiata come campagna che arriva al punto. Non la pensa così, invece, il Consiglio di Stato francese, che ha  ribadito la decisione di censurarlo,  confermando in questo modo la scelta già presa nel 2014. La motivazione è che lo spot non può essere considerato come un messaggio d’interesse generale e la sua finalità può apparire ambigua e non suscitare un’adesione spontanea e consensuale. Inoltre il Csa ritiene che possa  disturbare la coscienza delle donne che, nel rispetto della legge, hanno fatto scelte diverse di vita personale». Di cosenguenza, il divieto di trasmetterlo nelle tv francesi.

Di contro, nelle intenzioni di CoorDown e dei partner internazionali che hanno collaborato alla realizzazione e diffusione del video – fanno sapere i promotori - non c’era alcun intento di fare una campagna pro-life, ma la volontà di rispondere a una madre in attesa di una bimba con la sindrome di Down che aveva scritto una lettera all’associazione chiedendo come sarebbe potuto essere il futuro della figlia che aspettava. CoorDown aveva quindi deciso di dare la parola direttamente a giovani e ad adulti con sindrome di Down che, pur ammettendo le difficoltà della loro condizione, affermavano con determinazione che la loro è una vita degna e felice.
“Il CSA perde di vista il fatto che difendendo il diritto di scelta di alcune madri nega la libertà di espressione alle persone con sindrome di Down, una libertà sancita anche dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, in particolare agli articoli 8, 10 e 21. La decisione assunta dal Consiglio di Stato francese è un atto grave di censura che lede i diritti umani e l’immagine delle persone con sindrome di Down, che non solo hanno il diritto di essere felici, ma anche quello di esprimere il loro punto di vista ed essere ascoltati”, dichiara Coordown.

La fondazione Jérôme Lejeune, che aveva fatto nel 2014 ricorso al Consiglio di Stato, rigetta con forza la rinnovata sentenza, annunciando di voler portare il caso alla corte europea dei diritti dell’uomo. Anche Coordown, intende ricorrere nelle sedi opportune contro questa decisione e chiedere il sostegno, nelle sedi istituzionali, del Governo italiano e del Presidente della Repubblica affinché i diritti sanciti nella Convenzione Onu siano applicati dagli Stati membri e non restino lettera morta.

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Redazione