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Con i centri diurni chiusi e l’assistenza domiciliare non garantita, i caregiver stanno vivendo una tragedia fatta di solitudine, stanchezza e paura

Lanciano un allarme forte e disperato i caregiver familiari di persone con disabilità, che si sentono dimenticati e traditi dal DPCM “Cura Italia”, un decreto che non ha previsto nessun sostegno per loro. Aumento permessi legge 104, congedi parentali, lavoro agile, certo, ma niente per chi già si occupava in casa, h24 e con enormi sacrifici, di un figlio, un genitore, un fratello gravemente disabile. Una nuova tegola che si aggiunge a un contesto già al limite delle forze.

Per i caregiver familiari la situazione, con l’emergenza Coronavirus, è precipitata, diventando drammatica in alcuni casi: pensate alle migliaia di famiglie, costrette come tutti a stare chiuse in casa, nelle quali ci sia una persona gravemente non autosufficiente, magari con pluridisabilità, totalmente dipendente da altri, incapace di compiere le minime azioni quotidiane, affidata completamente alle cure di caregiver familiari, che non possono più contare sul supporto di associazioni, operatori e volontari. Con la chiusura dei centri diurni, l'assistenza domiciliare non garantita, è tutto bloccato: tutti fuori per evitare ogni possibilità di contagio, mentre chi è dentro deve gestire, 24 ore su 24, chi da solo non è in grado di lavarsi, vestirsi, nutrirsi.

Nessun riposo, nessuna pausa, nessuna pace per questi familiari, magari a loro volta fragili perché anziani, che devono all’improvviso gestire anche quelle incombenze che fino a qualche settimana fa erano compito di assistenti, operatori, infermieri. Le mura domestiche diventano vere prigioni, dove la solitudine può diventare un mostro alimentato dalla paura del contagio, dalla paura di morire soli in casa, senza far rumore e senza che nessuno se ne accorga. In un contesto come questo non solo la salute fisica, ma la stessa tenuta mentale sono messe a durissima prova.

Di fronte a questa situazione, è senza mezzi termini il grido dei caregiver familiari: è un abbandono istituzionale totale.

In questi giorni arriva forte, attraverso i social, la voce di questi genitori, figli, fratelli, prigionieri in casa con i loro fardelli sempre più pesanti: oltre a denunciare con le parole la loro situazione, hanno iniziato a mostrare la loro quotidianità con video nei quali fanno vedere la realtà dei loro giorni, lunghi e forzatamente isolati. Mostra, ad esempio, la quarantena sua e di suo figlio Mario , Elena Improta, con video-diari quotidiani postati su Facebook
Non diventare ancor più invisibili è la necessità di queste famiglie. Per mostrare fuori il loro grido, oltre e in risposta all’ormai noto #andràtuttobene, Sara Bonanno, mamma di Simone, del quale è unica caregiver, propone di appendere fuori da balconi e finestre lenzuola con la scritta 'Anziani e disabili lasciati soli', fotografarli e filmarli e farli circolare sul web. A cosa serve? A far vedere lì fuori che esistono.

Come intervenire, dunque? I familiari chiedono di avere almeno garantito il supporto essenziale, ma l’articolo 24 del nuovo DPCM stabilisce un timido: L’Azienda sanitaria locale può, d’accordo con gli enti gestori dei centri diurni socio-sanitari e sanitari di cui al comma1, attivare interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario, ove la tipologia delle prestazioni e l’organizzazione delle strutture stesse consenta il rispetto delle previste misure di contenimento”: “può”, non “deve”, e siamo punto e a capo.

Redazione