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Anche mass-media, vecchi e di ultima generazione, possono svolgere un ruolo primario nel migliorare la qualità della vita, grazie alla presa che hanno nell'opinione pubblica.
Per questo hanno anche una responsabilità civile che consiste nel promuovere stili di vita salutari e giusti comportamenti sanitari.
Questo il fulcro dell'incontro che si è tenuto a Roma mercoledì 8 ottobre dal titolo: "I cittadini, la salute comunicata ed i mass media: proposte e valutazioni per la costruzione di un sistema della qualità".
Il convegno è stato promosso dalla F.I.V.O.L. - Fondazione Italiana per il Volontariato, che nella tavola rotonda è stata rappresentata come da Simona Menna - del settore Studi e Ricerche della Fondazione.

E' stato presentato un nuovo modo di fare volontariato, un "volontariato della comunicazione", che non opera solo per tutelare i diritti di chi è svantaggiato, ma per creare, attraverso la comunicazione, appunto, una vera e propria rete civica, una nuova mentalità dell'aiutare.
Eccone gli aspetti fondamentali: innanzi tutto, la più matura consapevolezza circa i propri contenuti da comunicare, secondo, la relazione incentrata su un rapporto fiduciario con i cittadini e le loro famiglie, le altre associazioni, le istituzioni e, infine, la capacità di stabilire e creare un contatto, uno scambio e un confronto di esperienze tra chi vive direttamente o indirettamente una comune situazione di malattia.

In questa nuova società dell'informazione, quindi, c'è un nuovo modello di sussidiarietà, capace di cogliere le istanze che vengono direttamente dalla società nel suo insieme e di rispondere, non solo con la tutela dei diritti, ma con servizi diretti alle comunità e alle persone: informazione, educazione e prevenzione sono le nuove frontiere del volontariato.
Che si cerchi di comunicare per costruire delle relazioni o per promuovere un cambiamento sociale, l'obiettivo di queste "campagne di salute" è sempre l'individuo, che dovrebbe apprendere un nuovo e più sano stile di vita per migliorarne la qualità.
Proprio per questo le associazioni del settore propongono "una comunicazione autoprodotta" e iniziative realizzate con altri soggetti a scopo educativo.

Queste le conclusioni ottenute in seguito all'osservazione, mediante alcuni "studi di caso", che negli ultimi anni siano aumentate sia la richiesta di informazione per l'autogestione della cura da paret della collettività, sia la qualità e la quantità delle indicazioni offerte in tal senso da enti e associazioni sanitarie.
Questo nuova tipologia comunicativa, viene definita "non mainstream", cioè portatrice di valori per una società solidale e responsabile.
Proprio su questo filone comunicativo, la Fivol, insieme alle Facoltà di Sociologia dell'Università di Roma La Sapienza e della Cattolica di Milano, ha in corso un progetto di studio e all'interno del quale sono stati condotti alcuni "studi di caso" realizzati per osservare più da vicino il percorso, l'identità e i messaggi di quattro riviste di associazioni che hanno in comune messaggi inerenti stili di vita sani e comportamenti responsabili.
Sono la rivista AVIS, dell'Associazione Volontari Italiani Sangue (AVIS); e di Camminando insieme, testata dell'associazione AICAT (Associazione italiana dei club degli alcolisti in trattamento).
Altri due studi di caso riguardano la comunicazione di due riviste che affrontano le tematiche dei malati e delle loro famiglie in ambito di grave patologia.
Le testate trattano, tra gli altri, argomenti che riguardano il miglioramento della qualità della vita dei familiari e della persona malata, nel primo caso, e delle persone dopo il cancro, nel secondo.
Si tratta della rivista "L'Alzheimer" dell'associazione AIMA (Associazione Italiana Malati Alzheimer),  e di Attive dell'associazione "Attive come prima".

Come dire, forse la comunicazione di massa non produce solo stereotipi che si replicano, ma anche buone indicazione per migliorare la qualità della vita. Staremo a vedere.


Per informazioni
Fondazione Italiana per il Volontariato