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Continua il percorso di presa di coscienza, di emancipazione e di liberazione delle donne. Anche le donne dei movimenti per la Vita Indipendente delle persone con disabilitA' condividono il desiderio e la necessitA' di far sentire la loro presenza politica, e non solo l' 8 marzo 2001, dedicato al tema delle violenze subite dalle donne.

Accanto alle violenze comuni, la principale violenza che da bambine, da ragazze, da donne con disabilita'“, sperimentiamo e' lo stato di dipendenza che altri scelgono per noi. Nel suo venire al mondo la bambina con disabilita' soffre il dramma di una delusione che arriva dall’esterno di se', che non e' suo, che non sa e non puo' capire, di cui non sa cosa fare: desidera abitare il mondo e il mondo si difende da lei.

Se la sua disabilita' e' grave, in ogni tappa della vita continuera' a dover fare i conti con forme piu' organizzate di aggressione: “ il possesso del suo corpo da curare”, ad esempio: poiche' la cura del nostro corpo appartiene ad altri, solo qualche fortunata puo' progettare la propria vita. Fare coppia, stare sola o in gruppo, essere madre o no, vivere la propria omosessualita' o la propria eterosessualita', cercarsi un lavoro o restare a casa, essere fedele alla propria cultura o seguire altre strade, sono scelte proibite, segnate dalla “nostra mancanza di liberta', dal nostro essere e dover restare appendici della madre (vittima anch’essa di una cultura coercitiva), soggette alla tutela dello Stato, in qualunque forma decida di fornircela.

C’e' poi un terzo tipo di aggressione: l’allontanamento. Miriam racconta: “…un anno prima andavo nel bagno delle donne, essendo io una donna e per di piu' femminista, e l’anno dopo, per il solo fatto d’essermi messa a sedere, ho dovuto usare il bagno degli uomini seduti, a loro volta espulsi dagli uomini in piedi”. Nel sud-Italia, ma anche il nord vanta i suoi bei recinti, prevale ancora la logica dell’istituzionalizzazione che produce esclusivamente istituti, strutture residenziali.

Giovanna vive in una comunita', per due volte l’hanno cacciata da altre comunita', in citta' diverse e anche questa non la vuole piu'. Giovanna e' bella, giovane, colma di voglie, progetti, ribellioni: e' scomoda. Cosa le si offre? Soluzioni? No. Imposizioni, paternalismo, colonialismo, prigionia.

Se e' vero che non ci potra' essere ne' emancipazione ne' liberazione fino a quando le donne (e gli uomini) non sapranno trasformare la qualita' delle relazioni fra i sessi e cambiare la struttura economica che produce poverta' e sfruttamento e' altrettanto vero che questo processo deve comprendere anche le donne (e gli uomini) con ogni tipo e grado di disabilita'

Per questo e' necessario uno sguardo che includa, un elemento in piu' capace di restituire il posto dovuto a chi non e' previsto, se non come ingombro da sistemare.

Nel ‘98, con una legge, la 162, lo Stato italiano, recependo le istanze dei movimenti di liberazione delle persone con disabilita', ha compiuto un passo enorme nella legislazione nazionale affermando in modo esplicito il nostro diritto di gestire in prima persona i finanziamenti che ci vengono assegnati e i nostri assistenti personali. Oggi la legge di riforma dell’assistenza, la 328/2000, rischia di vanificare i risultati con fatica ottenuti sino ad oggi perché, introducendo il principio di sussidiarietà, mette in secondo piano ogni diritto compreso quello di autodeterminarsi delle donne (e degli uomini) con disabilita'.

La liberta', necessaria, buona come il pane, bella e difficile come le rose, e' un bene di tutte e di tutti. Difendiamola assieme.

Le donne di Enil Italia

European Network on Independent Living - Movimento di liberazione delle persone con disabilita'
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