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Difendere il diritto a un'assistenza medica piena e continuativa.
E' quanto chiedono da sempre Salvatore Crisafulli e la sua famiglia, facendosi portabandiera di una battaglia che vogliono condurre assieme alle persone nella loro stessa situazione.

Salvatore nel 2003, a seguito di un incidente stradale, finì in coma vegetativo permanente - secondo i medici - da cui invece si risvegliò due anni dopo, confermando che, seppur apparentemente il suo corpo fosse privo di attività, durante il coma la sua mente era pienamente attiva e cosciente.
Per questo si schierò nettamente contro l'eutanasia, nel caso di Piergiorgio Welby, a cui scrisse un'accorata lettera in cui lo spronava a continuare a vivere.

Il 15 marzo di quest'anno, assieme a 25 (attualmente quasi 90) persone come lui, legate alle macchine per sopravvivere, ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere con più forza il diritto a un'assistenza medica per "alleggerire" la sua famiglia che lo accudisce praticamente da sola, e per tutti coloro che si sentono abbandonati dalla sanità e dalle istituzioni.

Il 26 marzo, una missiva toccante del Ministro Livia Turco lo ha indotto a sospendere lo sciopero, appellandosi alla sua voglia di vivere, ringraziandolo per aver sollevato "temi e questioni che, altrimenti, sarebbero rimasti confinati tra addetti ai lavori, familiari, organizzazioni di pazienti. E che stanno chiedendo a tutti noi di fare tutto ciò che ci compete, ed è nelle nostre possibilità, per impedire che una disabilità grave si trasformi, di fatto, in un impoverimento della dotazione di diritti della persona."

Abbiamo chiesto nell'intervista che segue al fratello Pietro cosa nel frattempo è cambiato e cosa si aspettano accada.

 

INFO:

Il sito di Salvatore Crisafulli

In questo articolo ci siamo occupati della vicenda di Piergiorgio Welby:
EUTANASIA: PER I DISABILI ITALIANI LA QUESTIONE VA AFFRONTATA

 

[Laura Cappellin]