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La costruzione del nuovo ponte per Venezia di Santiago Calatrava - il quarto sul Canal Grande dopo quello di Rialto (1588), dell'Accademia (1932) e degli Scalzi (1934) - entrerà a far parte della storia della città, del nostro Paese, della cultura e del patrimonio mondiale.

Il progetto di questa opera è stato redatto, le opere appaltate.
Di recente è stato dato avvio ai lavori. In mezzo a molte polemiche, visto che il nuovo ponte non è accessibile.

Progettare per Venezia è sicuramente una sfida avvincente e temibile, in bilico tra la storia passata e quella futura, in una realtà urbana che è ancora a misura d'uomo, della sua pedonalità (e non dell'automobile).
Queste cose ben le conosce Santiago Calatrava - ingegnere, architetto e scultore - che di ponti ne ha realizzati molti, la maggior parte dei quali accessibili, riuscendo a coniugare in modo sapiente funzionalità ed estetica.
Peraltro l'accessibilità non risulta estranea al progetto di questo quarto ponte: rampe affiancano i gradini alle estremità del ponte e un'ipotesi di utilizzo di un servoscala è stata considerata fin dagli inizi.
Ma l'Amministrazione decide di abbandonare queste soluzioni e ritiene di soddisfare l'accessibilità garantendo un servizio gratuito di vaporetti.
Solo a seguito delle polemiche apparse sui giornali l'Amministrazione decide di rimandare ad un secondo tempo - a ponte finito! - la progettazione e l'appalto di servoscala per l'accessibilità.

Ma questo ponte non può essere considerato accessibile e come tale - così com'è - non si deve realizzare, per questioni simboliche, etiche, estetiche, di principio e di cogenza normativa:

  • per la cultura progettuale del terzo millennio l'accessibilità è un requisito funzionale dell'architettura: e un progetto esemplare come questo non può permettersi di eludere tale tema;
  • non può essere accettata una deroga ai principi base della normativa per l’accessibilità - giustificata adducendo come sensata la motivazione connessa all’unicità del luogo in cui si opera. Il territorio italiano è diffusamente connotato da valenze storico-artistiche e monumentali e tale atteggiamento potrebbe costituire un pericoloso precedente a cui fare riferimento per successivi interventi a Venezia o nelle molte città storiche del nostro Paese;
  • deve essere superato un approccio che vede nel servoscala una soluzione di utilizzo semplice e immediato. Il servoscala non è una soluzione tecnicamente valida (l'esperienza stessa dell'adeguamento di alcuni ponti esistenti a Venezia ha dimostrato come queste apparecchiature, installate all’aperto, in presenza di un ambiente salmastro, non siano in grado di garantire la necessaria affidabilità, autonomia e sicurezza) oltre ad essere stigmatizzante ed emarginante sotto il profilo psicologico.

La rilevanza dell’opera e del suo progettista sono tali da fare del nuovo ponte un riferimento per tutti i progettisti, soprattutto i più giovani.