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Innanzitutto le intestazioni: si parla di "Conferenza di chiusura dell'Anno Europeo", ma il sottotitolo subito specifica "Oltre il 2003... Quali sfide per una società più inclusiva?".
E ancora: "La conferenza rientra tra gli appuntamenti di maggior rilevanza della Presidenza italiana".
Al di là delle parole, comunque significative, l'appuntamento romano di conclusione e celebrazione del 2003 ha davvero avuto un alto livello qualitativo, con la presenza di circa 500 delegati dai vari Stati europei, per una tre giorni di confronto e discussione ricca di interventi e analisi politiche della situazione internazionale, in particolare sui temi dell'esigibilità dei diritti, il sostegno alle famiglie, l'accesso a tutto per tutti.
Abbiamo selezionato alcune dichiarazioni tra le più significative, tralasciandone nostro malgrado molte altre: speriamo nella pubblicazione degli atti, affinché nulla vada perduto.
A fare gli onori di casa, in particolare, il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali On. Roberto Maroni, di cui abbiamo già dato una sintesi dell'intervento (clicca qui per leggere l'articolo).
Anche gli interventi più autorevoli vanno in questa direzione: "L'Anno Europeo deve essere un punto di partenza per lo sviluppo di strumenti e azioni concrete a favore dell'integrazione delle persone disabili.
Questa è la sfida per tutti noi a partire da lunedì
" ha affermato ad esempio Odile Quintin, direttore generale per l'Occupazione e gli Affari sociali della Commissione europea nel suo intervento, facendo eco a quanto affermato in via di presentazione da Guido Podestà, vice presidente del Parlamento Europeo: "Non deve essere un anno che ci dimentichiamo con il 31 dicembre, occorre disegnare un piano strategico.
Non permettiamo davvero che quest'anno significhi alla fine solo un ricordo, qualche immagine, qualche dato di archivio: ognuno di noi e prima fra tutte le Istituzione europee, devono partire da questo punto di svolta per costruire un'Europa di tutti e per tutti in cui sia garantito a ciascuno il diritto pieno di cittadinanza e contribuire da protagonista alla vita della società
".
Ha aggiunto poi: "Molti passi ancora devono essere fatti in questo campo per assicurare a tutti i diritti inalienabili di eguaglianza, pari opportunità, rispetto della persona umana e partecipazione ed espressione, fondamenta della civiltà europea".
E, ricordando che la Direttiva contro la discriminazione sul posto di lavoro è stata rispettata soltanto da alcuni Stati, con l'Italia in prima fila, non si è tirato indietro dal tirare le orecchie ai Partners europei: "Mi auguro che gli altri Paesi non facciano inutilmente trascorrere ulteriore tempo".
Il problema, semmai, questa almeno la situazione dell'Italia ma non solo, è fare rispettare la pur buona legislazione.
Siamo d'accordo con Maria Eagle, Ministro per le persone con disabilità del Regno Unito, quando punta il dito sulla necessità di "trovare meccanismi di applicazione delle leggi", creare "organismi di autocontrollo" sulle fattive realizzazioni in materia di accesso dei disabili alle risorse.
Per l'Italia in questa direzione di impegno si è espressa il sottosegretario al Welfare, Grazia Sestini, perché se il 2003 è stato fondamentale per dar slancio ad un processo che superasse "la logica dell'assistenza" a favore "soprattutto di inclusione, integrazione e accessibilità", sarà impegno del governo "verificarne la puntuale attuazione", specialmente "in materia di non discriminazione sul lavoro".
Un impegno non solo della politica, come sottolinea Antonio De Poli, in veste di Coordinatore degli Assessori Regionali alle Politiche Sociali: "Non solo le istituzioni, non solo le famiglie, non solo le persone disabili, ma ognuno di noi può contribuire al processo di non discriminazione".
Neessario coinvolgere tutti anche perché "non possiamo più permetterci di spremere le famiglie come dei limoni" a detta di Antonio Guidi, Sottosegretario di Sato al Ministero della Salute, che ha anche spezzato una lancia a favore della "liberazione del mezzo milione di disabili che vivono come prigionieri in casa in Italia", per lasciarsi alle spalle in modo definitivo "l'approccio monetaristico" alla disabilità.
Sulla famiglia parole forti sono state pronunciate anche da Luisa Santolini, presidente del Forum delle Associazioni delle famiglie: "La famiglia è un soggetto forte che chiede sussidiarietà a tutti i livelli sociali, promesse mantenute e impegni rispettati, investendo su questa realtà insostituibile, perchè è giusto e perchè conviene prima di tutto alla qualità di vita della persona disabile".
Significativo anche il contributo proposto dal Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca, che sarà oggetto di un approfondimento giornalistico di Disabili.com di prossima pubblicazione.
A concludere poi la tre giorni ci ha pensato per l'Italia il Ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Bottiglione, sostenendo che "Nessuno è così sano e forte da potercela fare da solo e nessuno è così disabile e malato da non potercela fare insieme", con l'impegno a semplificare la legislazione, constatando che "anche le norme che riguardano i disabili non sono facilmente accessibili.
Il disabile, infatti, non è un avvocato amministrativista.
Deve avere, a livello istituzionale, un interlocutore unico
".
Sulla stessa linea il Ministro greco del Lavoro e Sicurezza Sociale, Dimitrios Reppas: "E' nostro dovere quindi lottare contro i stereotipi e pregiudizi. E' una lotta contro l'idiozia".
Secondo Reppas, "occorre creare una società e un'economia inclusiva di tutti.
Non un maggior sostegno, ma un impegno ad affrontare gli ostacoli strumentali e strutturali, che è poi misura di progresso sociale
".
E a rappresentare in sintesi la soddisfazione ma anche le attese politiche dei disabili ci ha pensato in conclusione Yanis Vardakastanis, Presidente del Forum Europeo delle persone con disabilità: "E' stato un anno per promuovere la legislazione, l'educazione, la formazione dedicata alle persone con disabilità.
Il dopo, però, è una grande responsabilità per i Governi, le Regioni, le Amministrazioni locali. Bisogna continuare con maggior slancio e conoscenze per le politiche delle persone con disabilità. Con misure e politiche specifiche
."
E ancora: "Gli Stati membri devono prendere più sul serio questo impegno.
Non soltanto l'Unione Europea ma anche i singoli Stati devono impegnarsi con misure legislative per la non discriminazione
".

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