I pareri degli esperti e delle persone sorde sono molto discordanti
La proposta di legge C 4207 è stata approvata nella primavera scorsa al Senato ed è al momento in discussione alla Camera. Tale proposta riconosce la Lingua Italiana dei Segni (LIS) e ne promuove l’acquisizione e l’uso; incentiva, inoltre, sia l’impiego della lingua orale che scritta, da perseguire anche attraverso l’uso delle tecnologie disponibili per l’informazione e la comunicazione; determina, infine, le modalità di utilizzo della LIS in ambito scolastico e universitario e ne promuove l’insegnamento.
POSIZIONI DISCORDANTI – La proposta non è stata accolta in maniera unanime ed ha risollevato le discordanze tra i promotori dell’oralismo ed i sostenitori della LIS. Ai poli opposti vi sono l’Ente Nazionale Sordi (ENS), favorevole alla disegno di legge ed al riconoscimento della LIS e le Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi (Fiadda), che esprimono invece totale disapprovazione per la proposta. La frattura ripresenta la consueta distinzione fra i segnanti, cioè le persone sorde che utilizzano la Lis, e gli oralisti, che puntano invece sulla diagnosi precoce e sul progresso medico e tecnologico, capace, con impianto cocleare e protesizzazione digitale, di consentire alle persone sorde l’apprendimento del linguaggio orale. Giuseppe Petrucci, presidente dell’ENS, insiste sul bilinguismo, ritenendo che debba essere tutelato anche chi si esprime con la LIS e proponendo di superare le differenze per portare avanti una battaglia unitaria per i diritti. La Fiadda, invece, rimprovera alla legge di non rispondere alle problematiche attuali, ignorando il punto di vista medico e la necessità delle diagnosi precoci.
L’ABILITAZIONE – Per contrastare la proposta è nato il Comitato Nazionale Genitori Disabili Uditivi, che ha rimarcato la centralità dell’abilitazione alla parola orale e scritta. Il Comitato ha duramente attaccato l’ipotesi della legge, sottolineando che incentivare l’uso della LIS costituisca un grave passo indietro. Tale comitato, appellandosi al parere della comunità scientifica, sostiene che con la messa in atto di un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico, le persone audiolese possono raggiungere una piena competenza cognitiva e linguistica. Per raggiungere l’obiettivo della concreta inclusione, però, è necessario un protocollo nazionale che comprenda screening neonatale, diagnosi, protesizzazione o impianto cocleare e abilitazione alla parola. I genitori chiedono perciò allo Stato di definire un piano di prevenzione e trattamento precoce e di formare adeguatamente personale sanitario, educativo e scolastico, in vista dell’inclusione sociale e dell’integrazione scolastica.
Come si concluderà l’iter legislativo della proposta di legge? Al momento l’esito appare incerto. Già nel Maggio 2011 erano sorte numerose esitazioni fra i parlamentari e da più parti era emersa la volontà di modificare il testo. A ciò si era poi aggiunta l’evidente perplessità di un mondo associativo completamente spaccato. Il recente cambio di governo, adesso, potrebbe comportare ulteriori sviluppi inattesi. Concentrare gli sforzi verso una specifica forma di abilitazione implica impegni formativi ampi, di ambiente sanitario, educativo e scolastico. In attesa degli sviluppi normativi che indichino direzioni perseguibili, alle persone ed al personale coinvolto non resta che aspettare e, nel frattempo, cercare di andare avanti con i mezzi che hanno, come sempre.
APPROFONDIMENTI
Proposta di Legge n. 4207
Lettera dal Comitato Nazionale Genitori e Familiari Disabili Uditivi
Se ne discute anche su disabiliforum: Non udenti: meglio l'oralismo o il bilinguismo?
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