COME TRATTARE L’AUTISMO? LE FAMIGLIE SONO PER L’APPLIED BEHAVOIR ANALYSIS (ABA)
L’ABA è una terapia educativa molto efficace, dai costi, però, troppo alti
Nei mesi scorsi, a Ferrara, due gemellini sono stati ritirati da scuola perché i genitori hanno ritenuto il servizio offerto non adeguato alla loro assistenza. I piccoli, infatti, seguivano la terapia educativa ABA, che però non era praticata a scuola.
L’ABA, secondo le nuove linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, è il primo intervento consigliato per l’autismo e le famiglie, pur lamentando costi decisamente proibitivi, dovuti anche al fatto che risulta efficace soprattutto se praticata in maniera intensiva (almeno 20 ore a settimana), ne sottolineano i risultati decisamente soddisfacenti. Le scuole, però, continuano a proporre approcci di tipo psicologico, di area dinamica, trascurando quelli di tipo comportamentale. Perché la scuola non riesce a dare una mano? Gli insegnanti di sostegno, nella maggior parte dei casi, non sono formati alla pratica di questa terapia e molto spesso, perciò, adottano metodi per bambini “difficili”.
LE NUOVE LINEE GUIDA – L’istituto Superiore di Sanità concorda con le famiglie nel ritenere l’ABA efficace nel migliorare le abilità intellettive, il linguaggio e i comportamenti adattivi. Molto severo è invece il giudizio verso tutte le altre metodiche analizzate, da quelle che richiedono l’ausilio di strumenti comunicativi alla comunicazione facilitata, dalle diete con eliminazione di glutine alla musicoterapia. Non diverso è il parere sul ricorso ad integratori alimentari, melatonina, ossigeno iperbarico e trattamenti farmacologici. L’ABA, cioè, appare come l’unico sistema che permette una valutazione su base scientifica e che mostra risultati molto incoraggianti. Ma che cos’è l’ABA?
ABA – Il modello comportamentale d’intervento sui disturbi generalizzati dello sviluppo comporta l’applicazione dei principi della psicologia dell’apprendimento al comportamento umano. Il trattamento deriva dall’analisi sperimentale, che cerca di comprendere le leggi che regolano l’influenza dell'ambiente sul comportamento. Lo studio e l’applicazione di queste leggi viene chiamata Analisi Applicata al Comportamento (ABA). Essa prevede l’insegnamento sistematico di piccole unità misurabili di comportamento.
I compiti da apprendere, individuati sulla base del profilo di sviluppo, delle scelte e delle preferenze individuali, vengono suddivisi in piccoli step, ognuno dei quali viene insegnato in sessioni individualizzate. Lo studente viene guidato a dare risposte attraverso l’utilizzo di prompt (suggerimenti) che facilitano l’apprendimento, annullando il senso di frustrazione e di inadeguatezza. I compiti vengono presentati in modo comprensibile, frammentandoli nelle loro componenti e limitando i fattori estranei alla situazione. L’educatore, ad esempio, identifica un oggetto e lo trattiene in attesa che il bambino mostri interesse; dà quindi il suggerimento per la richiesta. Il bambino dice la parola, fa il segno o scambia l’immagine richiesta (comportamento); quindi l’educatore consegna ciò che il bambino ha richiesto. I prompt vanno via via sfumati fino a che il bambino non diventa autonomo in quel compito.
L’INSEGNAMENTO – L’analisi del comportamento si è rilevata quale modalità più efficace per favorire l’integrazione. L’ABA, infatti, utilizza tecniche e procedure per incrementare i comportamenti sociali e ridurre quelli problematici. Dal punto di vista didattico-educativo, persegue obiettivi significativi in termini di abilità (comprendere ed eseguire istruzioni e compiti, imitare i comportamenti, fare e rispondere alle richieste in maniera chiara) e competenze (collaborare con l’insegnante, partecipare a routine e ad attività di gioco, comunicare ed interagire). In tal modo, si può giungere all’apprendimento delle materie di base ed alla reale partecipazione.
La scuola italiana ha scelto la strada dell’integrazione, anzi, usa oggi il termine inclusione, proprio per sottolineare la sua disponibilità a trasformarsi flessibilmente per poter accogliere chi ha bisogno di supporto: non è il bambino che deve cambiare per essere integrato, è invece la scuola che deve imparare a utilizzare codici inediti. Non è impossibile, anzi, si può certamente fare. Occorre però formare gli insegnanti.
Info:
Scuolaba onlus
Associazione Pane e Cioccolata
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Giovedì 23 Febbraio 2012 00:01











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