DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’: TANTI I BAMBINI TROPPO VIVACI E DISTRATTI
In Italia vi è una presa in carico attenta ma non è raro il ricorso a psicofarmaci
Negli Sati Uniti i bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione e/o Iperattività (ADHD) sono sempre più numerosi, anche se i responsabili del Centro Nazionale per le Statistiche Sanitarie affermano che l'aumento statistico potrebbe derivare dalla crescente conoscenza del disturbo.
L’ADHD – I bambini che ne soffrono si concentrano meno degli altri e sono portati a scatti di iperattivismo. I sintomi del deficit d'attenzione sono tanti: distrarsi facilmente e dimenticare; non riuscire a badare ai dettagli; passare improvvisamente da un'attività all'altra; annoiarsi dopo pochi minuti; non riuscire a prestare attenzione agli altri. Anche i sintomi dell'iperattivismo sono evidenti: non riuscire a star fermi; parlare continuamente; dimostrarsi impaziente; agire in modo impulsivo; non essere capaci di aspettare. L'industria farmaceutica statunitense propone il Ritalin, un analogo delle anfetamine; gli studiosi sono però divisi, poiché, oltre alla discussa origine genetica, la sindrome è stata rivelata soprattutto tra i bambini provenienti dalle famiglie più povere. Alle origini, pertanto, potrebbero esservi difficoltà di tipo sociale.
IN ITALIA – L'argomento è stato oggetto di una recente interrogazione parlamentare partita da una registrazione pubblicata da Giù le Mani dai Bambini, noto comitato di farmacovigilanza pediatrica. In essa emerge un ennesimo caso di somministrazione di psicofarmaci a bambini con presunta diagnosi di sindrome ADHD, senza il consenso informato dei genitori, previsto dall’art. 32 della Costituzione. I firmatari dell’interrogazione hanno affermato che i sintomi dell’ADHD vengono spesso controllati farmacologicamente. Hanno inoltre aggiunto che nelle scuole vengono a volte somministrati questionari di rilevamento poco scientifici.
LA SINDROME – Viene rilevata se constatata in almeno 3 ambienti di socializzazione. La linea più corretta è che la famiglia si rivolga allo specialista, il quale raccoglie poi la documentazione scolastica. E’ richiesto cioè un dialogo costante tra diversi attori: la famiglia, la scuola e la sanità. I protocolli operativi per gli insegnanti sono molto equilibrati; però, è stato affermato nell’interrogazione, non sempre vengono applicati con rigore.
LA TERAPIA FARMACOLOGICA IN ITALIA – Il ministro Fazio, nella sua risposta, ha sottolineato che la terapia farmacologica basata su psicostimolanti (metilfenidato e atomoxetina) viene disposta in stretta sorveglianza specialistica, con un rigido protocollo e solo per i casi selezionati che non rispondono alle terapie psico-comportamentali. Essa dev’essere stabilita dal neuropsichiatra infantile del centro di riferimento regionale e i controlli devono essere costanti e approfonditi.
LE COMPETENZE DELLA SCUOLA – Il ministro ha aggiunto che il MIUR ritiene legittima la somministrazione a scuola dei questionari distribuiti dalle strutture sanitarie e funzionali all'individuazione dell’ADHD. Con la circolare ministeriale n. 1968 dell’1/04/09, infatti, è stato individuato un progetto multimodale di sinergia tra strutture sanitarie, famiglie ed operatori scolastici. Inoltre, la nota n. 6013 del 4/12/09 ha ritenuto il coinvolgimento degli insegnanti essenziale nel percorso terapeutico per il trattamento dell’ADHD. Infine, con la nota n. 4089 del 15 giugno 2010 sono state fornite indicazioni didattiche volte ad agevolare il percorso scolastico degli alunni. La risposta del ministro Fazio ha perciò confermato inequivocabilmente il valore dell’azione sinergica e la legittimità della somministrazione a scuola dei questionari predisposti dalle strutture sanitarie.
APPROFONDIMENTI:
Consensus Internazionale: ADHD e abuso nella prescrizione di psicofarmaci ai minori
Associazione Italiana Disturbi Attenzione e Iperattività (Aidai):
Associazione Nazionale Famiglie ADHD (Aifa)
IN DISABILI.COM:
SPECIALE SCUOLA DISABILI
Tina Naccarato
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Giovedì 22 Settembre 2011 01:00









