La shoah de' noartri
Un lavoro da certosino che solo un popolo come quello tedesco poteva portare avanti, senza un minimo di incertezza, assumendone le responsabilità ed entrando nella storia, anche se dalla porta sbagliata.
L’Italia è tutt’altra cosa. Non per niente una vecchia canzone del Quartetto Cetra esortava un inglese, un certo Bob, a prendere il treno e raggiungere il paese del “sole, pizza e amore tuppete-tà”.
Con queste premesse non è difficile credere che la nazione che ospita al suo interno lo Stato Vaticano, non fosse in grado di compiere un genocidio, però da un po’ di tempo si può dire che sta studiando in tal senso, creando però quella che può essere definita la “shoah de noartri”.
Questo movimento, imbiancato di ipocrisia, s’indigna per tutte le forme di discriminazione sociale: dagli omosessuali agli extracomunitari, agli ex-tossicodipendenti, ma con sistematicità sta portando avanti un disegno di pulizia etnica che tende ad eliminare tutto ciò che frena la crescita economica dello Stato. Quella che è stata definita spesa improduttiva. Con tale termine si intendono 2 milioni e mezzo di persone aventi una disabilità fisica, psichica o sensoriale che impedisce loro di lavorare e di essere autonomi. Per la maggioranza di essi sono necessari farmaci, ausili, servizi di riabilitazione, che anni di democrazia laica hanno garantito a sostegno delle famiglie e della vita difficile che si trovano a condurre.
Si è potuto accettare un simile spreco di denaro pubblico perché si è pensato che, così combinati, questi 2 milioni e mezzo di persone morissero presto. Per gli irriducibili ci sono sempre stati i casi di omicidio-suicidio, ultima ratio di una vita piena di difficoltà, abbandonati da tutti.
In realtà non sempre muoiono e sembra che questa zavorra sociale sia la causa della mancata crescita economica dell’Italia.
Essendo governati dal Partito dell’Amore ed avendo Benedetto XVI come vicino eccellente, non sarebbe stato saggio fare come i nazisti. Ecco quindi farsi largo la shoah de noartri, un genocidio che non è un genocidio, così come universalmente inteso, e che consiste nel ridurre progressivamente le risorse al mondo della disabilità. Ticket in base al reddito del nucleo familiare, innalzamento della percentuale di invalidità, farmaci erogati secondo le situazioni delle singole regioni, l’inclusione scolastica che deve tenere conto di una serie di parametri per i quali i disabili gravi è bene che stiano a casa, tanto cosa possano capire? E poi la forte riduzione dei finanziamenti per i centri socio-riabilitativi, addossando tutta la colpa alle regioni, che chissà come spendono i soldi che vengono destinati.
Studi scientifici affermano che interventi di questo tipo portano a morte lentamente, senza che nessuno se ne accorga. Un’Eutanasia di Stato.
“Poverino, è stato sfortunato…meglio così che il Signore se l’è chiamato vicino a Sé!”
Ebbene, agli amanti della storia ricordo il processo di Norimberga come anche il movimento lento, ma costante, di presa di coscienza della Storia e dei suoi crimini.
Due milioni e mezzo di persone fragili possono diventare cinque milioni di persone stanche di essere considerati ai margini della società, privi di ogni diritto ma in dovere di servire lo Stato pagando le tasse.
Gabriella La Rovere
- 03/06/2011 00:54 - sono Claudia e ho la Sindrome di RETT
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Giovedì 24 Giugno 2010 12:03





