Pet Therapy: Zooantropologia e Dimensioni di Relazione
La zooantropologia dà un’interpretazione totalmente differente del contributo beneficiale, partendo sì dalla relazione e non dall’apporto performativo – ci deve essere un incontro autentico e dialogico con il pet – ma considerando la relazione un evento che può assumere diverse configurazioni e conseguentemente può produrre effetti molto differenti. Di fronte a un paziente che ha una particolare situazione patologica e quindi delle coordinate critiche di relazione il forte appeal e l’asimmetria del rapporto con l’animale può dare esiti tutt’altro che beneficiali, vale a dire incentivare comportamenti problematici, avere effetti regressivi o compromissori, far emergere tendenze che addirittura ostacolano i processi terapeutici vigenti. Non dimentichiamo che la pet therapy è una co-terapia ovvero un intervento di facilitazione delle terapie vigenti nei confronti delle quali deve porsi in maniera sinergica. In zooantropologia l’effetto beneficiale della relazione è dato dallo specifico contributo al cambiamento che produce (referenza). Ci sono attività di relazione che producono referenze di autoefficacia, altre che lavorano sulla stimolazione motivazionale, altre ancora che hanno effetti decentrativi. Orbene alcune attività di relazioni producono referenze utili al paziente, altre dannose: tutto dipende dagli effettivi bisogni del fruitore. Pertanto in zooantropologia si fa un’attenta analisi dei bisogni e delle vulnerabilità del paziente, in accordo con quanto stabilito da chi ha in carico quel paziente (il suo medico o lo psicologo) dopo di che si prescrivono attività relazionali capaci di produrre referenze utili. Le attività di relazione sono innumerevoli ma possono essere riunite e diversificate a seconda della dimensione di relazione che sostengono, vale a dire dal tipo di incontro con l’animale che producono. Per esempio una dimensione ludica si basa sul gioco, sul confronto in una condizione di finzione, sul divertimento, mentre una dimensione epimeletica si basa sulla cura, sull’accudimento, sull’aiuto, sul patto alimentare. Queste due dimensioni di relazione danno contributi di cambiamento molto differenti e pertanto sono indicate per pazienti diversi ovvero che hanno obiettivi terapeutici differenti. Per fare una corretta prescrizione in pet therapy occorre pertanto conoscere i contributi delle diverse attività di relazione in modo tale da attivare in seduta quelle utili al paziente ed evitare o contenere quelle dannose. Si tratta pertanto di un servizio dagli alti contenuti professionali che richiede da una parte un continuo confronto con la figura di riferimento del paziente dall’altra un’equipe multiprofessionale di progetto e operatori pet partner capaci di tradurre in seduta le prescrizioni individuate nel progetto. Insomma in pet therapy non ci si può improvvisare e tanto meno credere che qualunque attività con l’animale produca benefici perché spesso è vero il contrario.
Di Roberto Marchesini
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12° Edizione Corso SIUA per OPERATORI DI PET THERAPY
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Mercoledì 03 Febbraio 2010 12:58





