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Lettera al PRESEDENTE DELLA REPUBBLICA

 
 
Gentilissimo Presidente Napolitano

Le scrivo per farle una richiesta inusuale forse, ma con fondamentali motivazioni che vado a illustrarle:

Il mio datore di lavoro , una donna , da ben 37 anni avanza richieste sempre più pressanti e impegnative a cui io non riesco a rispondere negativamente

Vuole essere imboccata 4 volte al giorno per mangiare e altre 4 per bere
per un totale di 4 ore al giorno,
Vuole essere sorretta per fare qualche passo in casa con il girello
Vuole ,pretende sta’ impunita di essere svegliata con il sorriso sulle labbra e con una carezza affettuosa .
Vuole essere portata a spasso con la sua sedia a rotelle
Vuole essere cambiata sovente essendo incontinente
Vuole più volte nella notte essere girata nel letto per cambiare posizione
Vuole guardarmi negli occhi e trovare comprensione e sostegno
Vuole che io capisca se ha male o se ha bisogno di qualcosa senza dover profferire parola
Vuole essere accompagnata dal medico quando sta male,
Vuole la mia presenza continua per l’assistenza ospedaliera quando necessita di un ricovero
Vuole che io sia la sua ombra per 365 giorni all’anno e questo da 37 anni
Non crede Presidente che questa MIA DATRICE DI LAVORO sia pretenziosa e impegnativa al massimo e che superi di molto tutte le possibili previsioni di impegno umano e affettivo?

Mi presento : sono la mamma di una persona disabile gravissima di 37 anni e il mio impegno costante è l’assistenza e la cura di questa mia creatura “speciale” a cui mai ho fatto mancare la mia presenza , ho dimenticato cosa voglia dire dormire una notte in modo continuativo, ho dimenticato cosa voglia dire poter uscire con tutta la famiglia , non ricordo più cosa voglia dire allontanarsi di casa per più di 1 giorno massimo 2 e ogni volta con l'apprensione che chi rimane con lei riesca a cogliere il minimo accenno di malessere.

Ho sostituito lo Stato per l’assistenza , ho fatto risparmiare un sacco di denaro ai contribuenti facendomi carico di molte delle funzioni spettanti ai Servizi , siano essi sanitari che educativi o assistenziali, non crede che io meriti un riconoscimento ?

Viene dato il titolo di Cavaliere ai giocatori perché portano in Alto il nome dell’Italia in campo sportivo, (senza troppa fatica , mi permetta , in fondo sono pagati per questo),quest’anno purtroppo non sono stati brillanti ,viene dato il titolo di Cavaliere a molte persone che pur facendo onore al nostro Paese non vivono lo stesso impegno per un numero di anni così cospicuo , viene dato il titolo di Cavaliere a imprenditori al solo scopo di evidenziare il loro impegno e ingegno industriale .

Non crede sig. Presidente che potrei essere insignita di titolo di Cavaliere del Lavoro per essere stata fedele per 37anni allo stesso “datore di lavoro”, perché di questo si tratta , oltre a essere madre sono infermiera, insegnante, assistente, badante , con una sola differenza con gli altri lavoratori , non sono stata mai stipendiata anzi , ho dovuto scegliere se lasciare il lavoro e assistere mia figlia personalmente oppure ricoverarla in un istituto , ho scelto la via più impegnativa e non me ne pento , ma vorrei che il mio impegno fosse riconosciuto pubblicamente non fosse altro per far conoscere agli italiani le profonde , sentite , silenziose vite di tante donne che purtroppo ancora oggi sono ignorate: LE MAMME DI PERSONE CON DISABILITA' GRAVE E GRAVISSIMA

MARINA COMETTO
3383686730
Commenti (1)
era ora
1 Martedì 29 Giugno 2010 22:01
Di Maggio Alessandro
Anche io sono genitore di un ragazzo disabile con ritardo mentale grave, forse le persone non sanno di quanto impegno ci vuole per portare avanti questa situazione, io e mia moglie ci dividiamo i compiti per far fronte tutti i giorni alle necessità di nostro figlio, anche se nostro figlio non ha la stessa disabilità della figlia della signora vi posso dire soltanto che l'età mentale di nostro figlio è di 2 anni e lui ne ha 16 e ha continuo bisigno di assistenza non conoscendo i vari pericoli che lo circondano. Penso che il governo debba pensare di garantire a tutte le persone che ogni giorno si dedicano alla disabilità dei propri cari un riconoscimento alla dedizione intercorsa negli anni affinchè la nostra assistenza non venga presa come un dovuto, essendo famigliari, ma un lavoro riconosciuto dallo Stato Italiano ai fini pensionistici perchè impossibilitati a lavorare . Ecco il mio pensiero.


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