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Contro le barriere

 
 
Chiara è una giovane in carrozzina che studiando psicologia sperava di "operare sul campo" a favore di persone svantaggiate: dopo tanti sacrifici e la laurea e ... l'immediata percezione degli umilianti compromessi che sul piano professionale ed umano l'attendevano! Panico, rabbia, frustrazione, poi la svolta dettata dalla necessità di mettersi in gioco perché (oltre all'aspetto personale) a chi altri se non a quanti che come lei dispongono comunque di potenzialità proprie è dato dare voce e visibilità ad una condizione comune?
In una società d'immagine povera di contenuti etici (dove il diritto costituzionale può dirsi pieno solo se normalmente esercitato e reso fruibile in ogni aspetto della vita) sentirsi tollerati non basta! Se nell'immaginario comune l'handicap rappresenta limite esorcizzabile con l'esclusione, imperativo "con il coraggio e l'orgoglio di essere se stessi" è dimostrare che il limite (condizionamento mentale e distorto frutto del pregiudizio) non esiste! Perché dunque non collaborare facendo squadra per creare occasioni di vita reale che, anche un quiz televisivo può rappresentare? Chi ha detto che fra la schiera di "coreografici ignoranti" un portatore di handicap non possa volare alto e dimostrare il suo sapere? Servono segnali forti che con effetto domino motivino l'azione: non ho l'età né la cultura per dare l'esempio, ma vorrei che altri contattandomi dessero input ad un ambizioso progetto. Attendo contatti.
Lanciotti Ombretta

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